L’ITALIA DOPO LA FIGURACCIA/ Senza scomodare Mourinho, basterebbe un Gino Bartali…

Dopo la disfatta contro la Svezia, Gino Bartali direbbe: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Ora, da dove si deve partire? Tutte le mosse per voltare pagina. ALFREDO MARIOTTI

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LaPresse

Raffreddati gli animi e diminuite le incazzature, possiamo parlare della tragedia sportiva accaduta lunedì scorso.

Si va in Russia, nel 2018, per affari e turismo, ma non per vedere le partite della nostra Nazionale ai campionati del mondo. Niente discussioni nei bar, argomenti di intrattenimento fra colleghi di ufficio, giri in auto rompendo le palle a tutti per festeggiare le vittorie.

Ero presente alla tragica serata del Meazza. Pubblico encomiabile, in piedi fino all’ultimo secondo per spingere nella rete svedese il pallone, ma niehttp://www.sportytrader.it/serie-b.htmlnte da fare. Non si può neanche dire che sia mancato l’impegno dei ragazzi: il che è peggio. Se ti impegni e non vinci, contro una compagine di mezzi giocatori qual è quella svedese, vuol dire che proprio non ci siamo, operiamo sotto la mediocrità. 

bastato che gli svedesi schierassero la squadra con un 4-4-2 scolastico ed un decente portiere per impedire ai nostri di creare occasioni. 

Barzagli è un ex giocatore, Bonucci mezzo acciaccato, Darmian affiancava il guardalinee avanti e indietro e Jorginho, se a quasi trent’anni lo chiamano ancora con il diminutivo, qualche motivo si sarà. L’unico vero calciatore è apparso uno dei più tecnicamente scadenti, Chiellini. Con lui si possono salvare Candreva e forse Fiorenzi. Gli altri calciatori da nazionale? Ma mi facciano il piacere!

A complicare il tutto ci si è messo pure Ventura. Peggio dell’Edmondo Fabbri del 1966, quello della Corea che, anziché schierare ai campionati del mondo il blocco dei bauscia che stava dominando il mondo, si portò mezzo Bologna e giocatori in attesa di maturazione.

Ventura che finalmente è stato esonerato ha mostrato di non avere la freddezza per fare il selezionatore di una nazionale e specialmente per affrontare situazioni difficili. Già è partito con il rispolverato Gabbiadini, forse sperando in punizioni dal limite, poi non ha centrato un cambio. Invece di passare a tre in attacco con Candreva, Belotti e Insigne ha tenuto Parolo e tolto Candreva anziché accentrarlo sperando di pescare il jolly con un tiro da fuori, schierato Bernardeschi mezzala sinistra invece che largo a destra da dove poteva, convergendo al centro, sparare di sinistro. Insigne chissà perché no e il Faraone a chiudere la stalla quando i buoi erano scappati.

Questa è la succinta analisi della partita per la quale Bartali direbbe: L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare.

Ora, da dove si deve partire?

Ventura è andato, incassato il grano stia a Genova a pescare. Il campionato Primavera, così come è impostato, non può creare campioni. Va trovato il sistema affinché, come nella compianta Coppa De Martino, giochino sia i giovani che le riserve. Se a vent’anni i ragazzi giocano ancora solo fra loro, non matureranno mai. Hanno bisogno, dopo i quindici anni, di confrontarsi contro gente esperta, i vecchi marpioni, in partite ufficiali, non di allenamento!

Oggi passare dalla Primavera alla prima squadra è un salto enorme; datemi cinque nomi di giocatori che, negli ultimi dieci anni, pur apparendo fortissimi nelle squadre giovanili, si sono poi affermati in serie A.

Va poi sostenuto, anche con una grande opera di comunicazione, il rilancio della pratica calcistica, in oratori o centri sportivi comunali, non con il calcetto a cinque dei fighetti, ma con tornei veri a sei o undici, con la partecipazione di calciatori di tutte le età.

Giocare a calcio deve ritornare ad essere una possibilità per tutti; va limitato l’apprendimento in scuole di calcio a pagamento dove è impossibile fare selezione (se ho pagato devo giocare).

In nazionale nessuno sapeva saltare i tronchi svedesi, nessuno difendere col fiato sul collo dell’avversario. Per forza. Da circa vent’anni se non giochi a zona, dove vanno bene i giocatori con i piedi fini come i brasiliani, e non corri come un pirla, non vieni ritenuto un calciatore atleta per cui non sei arruolabile.

Oggi Corso, Rivera, Mazzola, Baggio non supererebbero il giudizio di ex giocatori che si ritengono intenditori di calcio solo perché, fino a quarant’anni, hanno rincorso il pallone in mutande. Va reinsegnata l’importanza del dribbling, della finta che ti permette di saltare l’avversario, del difensore che, se necessario, segue l’avversario anche negli spogliatoi.

Ci vuole gente nuova che insegni, volontariamente o presso i vivai delle squadre, le basi del calcio. I piccoli debbono imparare a rincorrere gli avversari e a superarli e non a schierarsi con moduli prestabiliti. Meglio che rincorrano tutti la palla, e lottino per prenderla, che non vedere bambini che rispettano, come soldatini, stupidi ordini di pseudo allenatori. 

Totti, Pellissier e altri giocano o giocavano fino a quarant’anni in serie A segnando reti, perché non esistono più calciatori capace di marcare.

Per fare tutto ciò ci vogliono soldi.

Vanno allora ridotte le squadre professionistiche che si dividono i soldi dei diritti televisivi: 16 in serie A e 18 in serie B, semiprofessionismo in serie C e sovvenzione ai vivai gratuiti giovanili. Preparazione seria per coloro che insegnano calcio: debbono far capire, fin da bambini, che il calcio è un gioco di squadra e vince o perde la squadra, e non i singoli componenti.

Ora, in contemporanea, bisogna correre ai ripari. In attesa di un selezionatore esperto, educato e serio, per esempio Ranieri (non serve scomodare Mourinho), si affidi la nazionale a Guidolin o a Tardelli. Si nomini una classe dirigente credibile, i presidenti di Federazione e Leghe abbiano introiti, per il ruolo ricoperto, decenti ma non milionari e arrivino da attività magari esterne al calcio, ove abbiano dimostrato di avere intuizioni, fantasie positive e autorevolezza. Poche parole: pancia a terra, lavoro e fatti!

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