BABAK RAFATI/ L’arbitro che tentò il suicidio uscito dal tunnel grazie a Schweinsteiger (oggi 26 febbraio 2017)

Babak Rafati, l’arbitro che tentò il suicidio nel 2011 dopo la partita tra Colonia e Mainz è uscito dal tunnel, la forza della lettera di Schweinsteiger (oggi 26 febbraio 2017)

26.02.2017 - La Redazione
khedira_schweinsteiger_germania
Schweinsteiger (Lapresse)

Torniamo indietro di circa sei anni per raccontare la storia di Babak Rafati, l’arbitro tedesco che prima della partita di Bundesliga tra Colonia e Mainz venne trovato nella vasca da bagno dellalbergo con le vene dei polsi tagliate. Troppe critiche, troppo stress, gli osservatori arbitrali erano molto duri con lui votandolo addirittura come peggior arbitro della Bundesliga. In quella camera di albergo, Rafati si fece sopraffare dalla depressione ed invece di lanciarsi dalla finestra scelse di tagliarsi le vene: “Fui salvato, ma quando mi svegliai in ospedale pensai che la prossima volta avrei dovuto programmare meglio il tutto. Pensavo che mia moglie mi avrebbe lasciato” le parole di Rafati ricordando quei momenti. Eppure fu proprio la moglie ad aiutarlo, oltre alla lettera spedita da Schweinsteiger: “Non è stata una furbata, sapeva che non avrei più arbitrato una sua partita dopo quanto successo. Mi scrisse che nella vita si cade spesso ma che l’importante è rialzarsi una volta in più” conclude, piccoli gesti che in situazioni del genere possono far tanto.

Babak Rafati ce l’ha fatta, l’arbitro che nel 2011 tentò il suicidio prima della partita tra Colonia e Mainz, che lui stesso doveva dirigere. Sei anni per riprendersi da quanto successo quella notte, l’aiuto della moglie e di Schweinsteiger che gli scrisse una lettera per aiutarlo a rialzarsi, Rafati da allora non ha più diretto una partita e la Federcalcio tedesca non l’ha mai contattato: “Mi dissero che per me le porte erano sempre aperte, ma cosa dovrei fare, contattarli io? Se vogliono mostrare pentimento devono fare loro il primo passo” le parole di Babak Rafati che ora aiuta tre professionisti che hanno il suo stesso problema, anche se non ha mai rivelato i loro nomi. “Quel giorno non sapevo di voler morire. Ero affranto e depresso, mi chiedevo perché gli osservatori arbitrali fossero così duri con me” conclude Rafati ricordando come proprio quegli osservatori lo avevano eletto peggior arbitro della Bundesliga. Ora, grazie a lui, la tematica della depressione in Germania non viene più tralasciata, bisogna sempre trovare una luce in fondo al tunnel.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori