JUVENTUS E MAFIA/ Ultras, droga, violenza: Agnelli nei guai si difende. Cosa rischia la Juve?

- La Redazione

Caos nel mondo ultras: droga, violenza e mafia… Dal caso Juventus a quello dei tifosi dell’Atalanta. Le ultime notizie di oggi, 7 marzo 2017, sulle tifoserie e i rapporti controversi

Droga, violenza, mafia: è caos nel mondo ultras. Ma andiamo con ordine e partiamo dal caso che vede protagonista la Juventus per alcuni contatti con la cosca Bellocco Pesce di Rosarno: secondo il Procuratore federale Pecoraro, i dirigenti bianconeri Merulla, Calvo e D’Angelo e il presidente Agnelli avrebbero contatti con Saverio Dominello e il figlio Rocco, rappresentati a Torino della cosca. Anche il direttore generale Marotta avrebbe avuto rapporti seppur occasionali col mondo degli ultras, ma non è stato coinvolto dalla conclusione delle indagini. Tutto è partito dall’inchiesta della Procura di Torino sulla gestione dei biglietti allo Juventus Stadium e le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Torinese. Cosa rischia ora la Juventus? Potrebbe subire sanzioni come l’ammenda da 10 a 50mila euro, secondo Il Sole 24 Ore. Nei casi più gravi potrebbe scattare per i dirigenti l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in FIGC, con eventuale estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare la società in ambito federale. Il presidente Agnelli ha risposto alle accuse mosse dalla FIGC su Twitter: «Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho MAI incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è FALSO».

Gli ultras dell’Atalanta sono, invece, coinvolti in una vasta operazione contro traffico e spaccio di droga, estorsione, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Prima di assistere alle partite, il gruppo in questione acquistava e assumeva cocaina, anche dentro lo stadio, incappucciandosi poi per compiere atti violenti. Coinvolto anche Francesco Buonanno, figlio del procuratore capo di Brescia, che ha avuto la misura cautelare dell’obbligo di firma disposta dal gip: sabato e domenica dovrà presentarsi in questura a Bergamo per firmare. Già effettuata la perquisizione a casa del figlio del magistrato. Francesco Buonanno, come riportato dall’Ansa, è accusato di detenzione e spaccio di droga. La modalità di azione del gruppo ultras dell’Atalanta è stata accertata anche prima degli scontri avvenuti nel gennaio 2016 dopo la partita contro l’Inter. L’operazione “Mai una gioia” prende il nome dallo slang e codice tipico usato dagli arrestati, che ripetevano la frase come un mantra e l’avevano riportata in uno striscione.

La FIGC sta indagando sul minuto di silenzio osservato in memoria di Ciccio Famoso, noto ultras e pregiudicato: lo ha annunciato il Procuratore federale Pecoraro, intervenuto alla Commissione parlamentare antimafia. «Ci ha meravigliato un fatto accaduto recentemente: durante la partita Catania-Matera del 2 febbraio è stato dato minuto raccoglimento in memoria di Ciccio Famoso: lo abbiamo appreso dalla questura di Catania» ha dichiarato Pecoraro, secondo cui c’è stata l’autorizzazione al minuto di raccoglimento da parte della Lega Pro. «E’ stata la società ad aver chiesto un minuto raccoglimento e nel maxischermo è stata ricordata la figura di Ciccio Famoso: è un fatto per me grave», ha aggiunto Pecoraro. Il procedimento è aperto e riguarda il tesserato che ha dato l’autorizzazione: non i tratterebbe del presidente della Lega Pro, il quale avrebbe chiarito a Pecoraro di non saperne nulla. «Chi ha chiesto l’autorizzazione, sono certo che sapesse chi fosse Ciccio Famoso» ha concluso il Procuratore federale, come riportato da Live Sicilia.

Gli ultras della Cavese hanno, invece, devastato lo stadio San Michele in occasione della trasferta contro il Gragnano. Sono stati registrati diversi danni all’impianto sportivo dopo il derby: parte del manto erboso sintetico è stato bruciata dai fumogeni lanciati in campo, la recinzione perimetrale nella zona degli spalti è stata distrutta, le panchine sono state divelte. I disordini sono già al vaglio degli inquirenti: potrebbero portare ai Daspo per i tifosi in via di identificazione. Movimentata anche la partita tra Brescia e Verona: allo stadio Rigamonti circa 300 ultras bresciani hanno provato a raggiungere i 900 tifosi gialloblù, ma sono stati fermati prima di raggiungere il settore ospiti. Fonti della Digos, citate da TG Verona, riportano un’aggressione ad uno steward. Al termine della partita c’è stato qualche altro momento di tensione, ma la situazione è rimasta sotto controllo, quindi gli agenti non hanno operato alcun fermo.

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