Totti come Del Piero/ Le bandiere ammainate ci ricordano il tempo che passa

- Claudio Franceschini

Come Alessandro Del Piero prima di lui, anche Francesco Totti viene “scaricato” dal suo club con una semplice dichiarazione: un’altra bandiera del nostro calcio sta per essere ammainata

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Alessandro Del Piero e Francesco Totti prima di uno Juventus Roma (Foto LaPresse)

Alessandro Del Piero, 705 presenze e 290 gol con la maglia della Juventus. Francesco Totti, 783 presenze e 307 gol con la maglia della Roma e un conto che si sta esaurendo, e toccherà al massimo le 786 apparizioni (i gol, quelli non possiamo calcolarli). Alzi la mano chi non ha immediatamente pensato al Pinturicchio nei giorni in cui il Pupone è stato scaricato da Monchi che, più o meno delicatamente, ne ha annunciato laddio al calcio per aprire a una carriera da dirigente.

Stessa stoffa, stessa carriera – o quasi, ma siamo lì – praticamente la stessa militanza in Serie A (vince Totti, ma parliamo di 20 anni o giù di lì), stesso addio alla squadra di sempre: lasciati a casa da una dichiarazione indiretta nel corso di un evento che poco centrava con il calciatore. Lì unassemblea dei soci per approvare il bilancio; qui la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore sportivo. Se vogliamo cambiano le tempistiche: per Del Piero fu allinizio della stagione e dunque per tutto lanno fu un lungo omaggio al 10 della Juventus; per Totti il dubbio amletico (non la prima volta che assilla il mondo giallorosso) è stato sciolto a fine annata e non cè quasi nemmeno il tempo di celebrare al meglio il 10 della Roma.

Cè uno strano destino che accomuna i due fantasisti più influenti degli ultimi anni: quello di essere stati praticamente scaricati dalle rispettive squadre di club. Lultima stagione di Del Piero si chiuse con appena 4 apparizioni da titolare (più 5 in Coppa Italia), una delle quali alla prima giornata e unaltra allultima, nel giorno delladdio al suo pubblico. Il 2016-2017 di Totti è stato anche più grigio: delle 15 partite di campionato una sola volta è stata giocata dallinizio, in Coppa Italia una presenza dal primo minuto e in Europa League quattro.

Allora Antonio Conte fu criticato per la gestione di Del Piero; oggi Luciano Spalletti è bersagliato da chi gli rinfaccia di non aver concesso lultima passerella a San Siro a Totti, o di farlo entrare solo per un cameo di 5 minuti. Del diverso clima che si respira nelle due città sappiamo, e non vale la pena soffermarcisi; nè è il caso di stabilire qui chi abbia ragione tra lallenatore e i suoi detrattori (chi scrive sta in senso generale con Spalletti come ai tempi stava con Conte, ma è un discorso più complesso di un semplice accenno). Il discorso riguarda le bandiere e quanto sia doloroso ammainarle; al punto che arrivati a quasi 41 anni (o quasi 38) una serie di panchine diventa quasi un atto di vilipendio passabile di denuncia.

Chiaramente non è così, ma si può capire: forse Totti e Del Piero, come anche Javier Zanetti e Paolo Maldini, sono il simbolo delletà che ci sentiamo addosso, capendo che quando li vedevamo correre, segnare ed esultare ogni domenica noi avevamo 20 anni di meno, e anche più. E forse, allora, anche dire loro che è finita diventa compito arduo: significa spezzare un legame, accettare di perdere qualcosa per preservare altro o, più semplicemente, per imparare ad andare avanti. Del resto lo aveva già scritto Nick Hornby, che per un tifoso di calcio il tempo è scandito dagli impegni della squadra; il Totti seduto mestamente in panchina per le ultime domeniche della sua carriera ce lo ricorda più forte che mai.

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