Solomon Nyantakyi/ Chi è il calciatore che ha confessato il duplice omicidio: le parole di Lucarelli

- Claudio Franceschini

L’identikit “sportivo” di Solomon Nyantakyi, che ha confessato l’omicidio di madre e sorella: nel 2014-2015 era nella Primavera del Parma, Donadoni lo aveva portato in panchina in Serie A

Donadoni_Parma_lapresse_2017
Lite tra Donadoni e un tifoso del Bologna - La Presse

A parlare della vicenda di Solomon Nyantakyi, il giovane calciatore che ha confessato l’omicidio di mamma e sorella, è stato anche Cristiano Lucarelli. Il quale ai tempi in cui il ghanese era nelle giovanili del Parma allenava gli Allievi: insieme hanno anche vinto un campionato. Contattato da Calciomercato.com, Lucarelli ha affermato senza mezzi termini di essere sconvolto: “Mi sembra incredibile, non avrei mai potuto immaginare che un ragazzo simile potesse essere protagonista di questa tragedia”. Lucarelli ha ricordato come Nyantakyi fosse un tipo piuttosto solitario: non parlava molto, ha detto, “ma aveva un temperamento pacifico, pensava solo al campo e non avrebbe fatto male a una mosca”. Il particolare più incredibile però riguarda la famiglia: Lucarelli ha confessato che Solomon parlava spesso dei suoi cari e in particolare proprio della sorella. “Aveva anche pensato di lasciare il calcio e tornare da loro, la famiglia gli mancava terribilmente”. Insomma: nessun presupposto perchè questo ragazzo potesse compiere quello che ha confessato di aver fatto. Lucarelli ha rivelato di non sentire Nyantakyi da anni, ma ricorda bene il modo in cui giocava a calcio: “Aveva mezzi tecnici mostruosi, che ho visto raramente. Non per niente avevo deciso di portarlo con me al Tuttocuoio”. (agg. di Claudio Franceschini)

Ha confessato: è lui l’autore del massacro di Parma, nel quale sono morti la madre di 45 anni e la sorellina di 11. Da promessa del calcio ad assassino? Purtroppo sembra essere questa la triste verità, in attesa di tutti gli accertamenti del caso: Nyantakyi ha un passato da centrocampista decisamente promettente, tanto da aver sfiorato addirittura la Serie A. Uno dei tanti giovani portati in panchina dai vari allenatori, uno di quelli che però l’esordio non l’hanno mai fatto. Era la stagione 2014-2015: il Parma, fortemente penalizzato e alle prese con il crac finanziario, era affidato a Roberto Donadoni e nel corso della stagione aveva perso svariati giocatori, che avevano deciso di abbandonare la barca (tra questi anche Antonio Cassano). Nyantakyi nel frattempo giocava in Primavera con buona regolarità: nelle prime 15 partite del campionato era stato quasi sempre titolare e aveva anche segnato un gol (contro la Sampdoria), poi aveva anche giocato il Torneo di Viareggio. Donadoni lo aveva notato, convocandolo alcune volte; la prima, addirittura per la prima giornata di campionato contro il Cesena. Al Manuzzi il Parma aveva perso 1-0 e il giovane ghanese, maglia numero 54, era rimasto seduto per tutti i 90 minuti. La formazione ducale avrebbe poi chiuso il campionato con la retrocessione, trasformata dal fallimento addirittura in una discesa in Serie D. A quel punto però Nyantakyi è andato a giocare altrove, in realtà salendo di categoria. 

A Parma si diceva che Donadoni, quando la stagione era ormai compromessa, non avesse scommesso su di lui (come fatto con altri elementi della rosa, per esempio José Mauri) perchè il ragazzo ghanese aveva qualche problema caratteriale di troppo; l’anno seguente Solomon aveva fatto in tempo a giocare metà tempo con la maglia del Tuttocuoio, titolare nella sfida di Coppa Italia contro il Modena, e poi era rimasto senza contratto perdendo di fatto tutta la stagione. Nel 2016 aveva ripreso con l’Imolese, in Serie D, ma con i romagnoli non aveva mai giocato: in panchina per la prima giornata di campionato e poi mai convocato. In Italia era arrivato a 8 anni dal Ghana, per raggiungere il padre; aveva iniziato a giocare a calcio nell’Aurora per poi arrivare al Milan Club e lì essere notato dal Parma. Lo descrivevano come un ragazzo timido ma consapevole delle sue possibilità: a chi gli faceva i complimenti per le doti tecniche lui rispondeva di poter fare molto di più, ma allo stesso tempo spiegava che il calcio era l’unica cosa che sapesse fare bene. Adesso per lui si apre tutta un’altra storia; dovrà spiegare il perchè di questo clamoroso e assurdo gesto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori