Massimiliano Allegri/ Bonucci doveva essere il futuro capitano della Juventus

Massimiliano Allegri: Bonucci doveva essere il futuro capitano della Juventus. Il tecnico bianconero rammaricato per la partenza del centrale, come spiegato in un’intervista

11.08.2017 - Davide Giancristofaro Alberti
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Allegri - LaPresse

Il trasferimento di Leonardo Bonucci dalla Juventus al Milan ha fatto molto discutere, e con grande probabilità lo farà ancora per i mesi a venire. Loperazione di calciomercato è stata senza dubbio clamorosa, sia nelle dinamiche quanto nei tempi, visto che è partita quasi come una boutade, una sparata di mezza estate, per trasformarsi nel giro di poche ore in qualcosa di maledettamente concreto. Una perdita importante per la Juventus, che ha dovuto lasciar partire uno dei difensori centrali più forti al mondo, nonché un giocatore molto carismatico e dalla forte personalità. Lo ha fatto chiaramente capire anche lallenatore dei campioni dItalia in carica, Massimiliano Allegri, che nelle scorse ore ha rilasciato una lunga intervista al giornalista di Premium Sport, Sandro Sabatini, in occasione del festeggiamento del suo 50esimo compleanno.

MASSIMILIANO ALLEGRI BONUCCI DOVEVA ESSERE IL FUTURO CAPITANO DELLA JUVENTUS

BONUCCI CAPITANO DEL MILAN

Queste le dichiarazioni di Allegri sullaffare Bonucci: «A me è dispiaciuto molto. Leo doveva essere il capitano futuro della Juventus, l’uomo spogliatoio per il futuro, trasmettere quello che è la Juve ai ragazzi. Però ha fatto una scelta. Non va fatta una colpa a lui, alla società o all’allenatore. La colpa non è di nessuno. Lex bianconero si è trasferito a Milanello in cambio di un assegno da 42 milioni di euro bonus compresi, e il giocatore si è subito calato nella parte da milanista, incendiando i suoi nuovi tifosi rossoneri. Bonucci nella sfida di mercoledì scorso contro il Betis di Siviglia ha indossato per la prima volta la fascia da capitano, cosa che con grande probabilità farà per tutto il corso della stagione che sta per iniziare. Una prova non eccelsa quella di Leo contro gli spagnoli, anche se condizionata dal gran caldo (a Catania cerano 33 gradi), e dal fatto di essersi allenato con i nuovi compagni soltanto da poche settimane.



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