Milan, derubato il presidente Paolo Scaroni/ Sottratta valigetta con 10mila euro in contanti

Milan, derubato il presidente Paolo Scaroni: sottratta valigetta con 10mila euro in contanti. Le ultime notizie sul furto

14.12.2018 - Silvana Palazzo
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Paolo Scaroni (Wikipedia)

È un momento difficile in casa Milan. Risultati altalenanti in campionato, eliminazione in Europa League e multa dall’Uefa. Poi l’attuale presidente rimane vittima di un furto nel centro di Milano. Paolo Scaroni andava in giro con diecimila euro in contanti in una valigetta, il limite massimo di denaro cash con cui si può passare la frontiera. In quel momento però era in auto nel capoluogo lombardo. Come riportato dal Fatto Quotidiano, Scaroni aveva lasciato il denaro sul sedile posteriore, e qualcuno è riuscito a rubarlo approfittando delle portiere aperte e nonostante la presenza dell’autista all’interno. Stando a quanto ricostruito al momento, il presidente del Milan era sceso dall’auto e si era allontanato, quando il ladro ha aperto una portiera posteriore, ha preso la valigetta ed è fuggito. L’autista ha provato a inseguire il malvivente, ma è stato ostacolato da una donna, forse complice del ladro, che ha bloccato la sua corsa.

MILAN, DERUBATO IL PRESIDENTE PAOLO SCARONI

Dopo il furto, la donna e il ladro sarebbero poi saliti su un bus in zona largo Augusto, a pochi passi dal Duomo di Milano, e proprio dentro il mezzo è stata trovata la valigetta abbandonata. I ladri avevano già portato via i soldi, lasciando invece oggetti personali e documenti all’interno. Paolo Scaroni, oltre che presidente del Milan, è anche referente del fondo Elliott, che del club rossonero è proprietario, ed è vicepresidente di Rothschild. Arrestato nel luglio del 1992, quando era amministratore delegato di Techint, con l’accusa di aver pagato tangenti dal Partito socialista italiano per ottenere appalti dell’Enel, patteggiò una pena di un anno e quattro mesi nel 1996. Tra il 2005 e 2014 è stato amministratore delegato dell’Eni. Per il caso delle presunte mazzette fu assolto nel settembre del 2018 in primo grado. È invece ancora imputato per la maxi tangente da un miliardo e 300 milioni di euro che l’Eni avrebbe pagato al governo nigeriano per assicurarsi la concessione di un super-giacimento petrolifero, detto Opl 245. Per questa vicenda sono stati condannati i mediatori col rito abbreviato.



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