Juventus, Massimiliano Allegri: “Razzismo? Contrario a fermare le partite”/ “Dobbiamo educare i bambini”

Vigilia di Juventus-Sampdoria, Massimiliano Allegri in conferenza stampa: dal caos razzismo alla lotta scudetto, le parole del tecnico bianconero.

28.12.2018 - Carmine Massimo Balsamo
Massimiliano Allegri, allenatore Juventus
Pronostico Juventus Chievo (Instagram)

Massimiliano Allegri in controtendenza: a differenza di quanto sostenuto da Carlo Ancelotti, Gennaro Gattuso e Eusebio Di Francesco, il tecnico della Juventus è contrario a fermare le partite in caso di cori razzisti. Ecco le parole dell’allenatore livornese in conferenza stampa alla vigilia di Juve-Sampdoria: «Il presidente federale ha preso una posizione, sono soddisfatto: credo che ci siano misure preventive da prendere su tutto e per l’ennesima volta abbiamo la possibilità di sterzare. Non bisogna però chiacchierare, ma fare. Io comunque faccio l’allenatore in campo, ci sono gli organi che devono decidere e speriamo che sia la volta buona per prendere misure preventive. Fermare le partite? Non ci si deve fermare: non siamo noi e nemmeno l’arbitro a poter fermare una partita, ma solo l’ordine pubblico. Detto ciò, non tollero nessuna forma di razzismo e di insulto anche nei confronti dei morti e delle tragedie che sono successe».

MASSIMILIANO ALLEGRI ALLA VIGIALI DI JUVE-SAMPDORIA

Prosegue il tecnico bianconero: «Per ripartire e migliorare dobbiamo entrare dove ci sono i bambini piccoli: bisogna entrare nelle scuole, lo sport è educativo e entrare nelle scuole farebbe bene perché 70-80 su 100 si instradano bene. Credo sia un percorso da fare tutti insieme: ci sono gli organi di competenza, poi noi dobbiamo sapere che le nostre parole sono pesanti e possono avere influenza sulle persone adulte o meno adulte». Prosegue il mister juventino: «Dobbiamo essere più responsabili e usare un briciolo di intelligenza per non alimentare quello che c’è già e un’esasperazione che in Italia abbiamo esagerato, non accettiamo più sconfitte e vittorie. Dispiace perché il 26 dicembre c’erano tante persone, tante famiglie e tanti bambini che sono il futuro dell’Italia».



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