Vegas Golden Knights/ Una matricola in finale: l’hockey e la storia di un nuovo miracolo sul ghiaccio

- Claudio Franceschini

I Vegas Golden Knights sono in finale NHL, la Lega americana di hockey su ghiaccio: la storia di un miracolo sportivo da parte di una squadra messa in piedi meno di un anno fa

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Reilly Smith e Brendan Leipsic, giocatori dei Vegas Golden Knights (Foto LaPresse)

Immaginate che una società di calcio nasca oggi, e che vada a giocare la Champions League. Immaginate che per formare la sua squadra possa scegliere da una serie di giocatori scartati dalle altre, secondo una lista con numero predefinito. Immaginate che superi il girone con stupore di tutti, e che poi passi anche attraverso gli ottavi, e poi i quarti, e infine la semifinale. Immaginate che arrivi in finale: sarebbe epocale, giusto? Bene: è quello che – con le differenze legate al contesto – hanno fatto i Vegas Golden Knights, neonata franchigia di hockey su ghiaccio che milita nella NHL, la Lega Nazionale Americana. Questa notte conosceranno il loro destino: giocheranno per la Stanley Cup contro i Washington Capitals o i Tampa Bay Lightning, che sono sul 3-3 nella loro serie. Fino a ieri il Miracle on Ice era quello della nazionale americana del 1980 vincitrice dell’oro olimpico contro l’imbattibile Unione Sovietica; forse già da oggi questo appellativo andrà utilizzato anche per la squadra del Nevada.

LA NASCITA DEI GOLDEN KNIGHTS

Che una città come Las Vegas non avesse mai avuto una squadra professionistica negli sport principali (basket, baseball e football gli altri) suonava strano; il progetto di aprire a una franchigia nella NBA è in piedi da tempo, ma non riuscendo nellintento i fratelli Maloof (già proprietari dei Sacramento Kings) si sono legati al miliardario Bill Foley presentando la candidatura di Las Vegas nellhockey, scelta approvata due anni fa e a scapito di Quebec City. A quel punto, nellottica di mandare in campo la squadra nel 2017, è nato lexpansion draft: come detto le altre franchigie (30) hanno dovuto dichiarare un numero di giocatori protetti (un portiere e otto di movimento oppure un portiere, sette attaccanti e tre difensori), lasciando liberi almeno un difensore e due attaccanti che avessero giocato un minimo di 40 partite nel campionato precedente o più di 70 nelle ultime due stagioni, con regole leggermente diverse riguardo il portiere. A quel punto Vegas, che aveva già una finestra di 48 ore con la quale mettere sotto contratto qualunque free agent restricted o unrestricted (vale a dire giocatori in scadenza di contratto), ha potuto fare le sue scelte. Così è nato il roster a disposizione di Gerard Gallant, due volte coach allAll Star Game e campione mondiale con il Canada.

UNA STAGIONE DA SOGNO

Le aspettative? Non troppe, ovviamente: fare esperienza nella NHL ma soprattutto provare a creare empatia con la piazza, cosa mai semplice. Il precedente dei Nashville Predators lasciava comunque ben sperare: lo scorso anno la squadra era arrivata alla finale per il titolo (perdendo contro Pittsburgh), ma nei suoi primi anni di vita (è stata fondata nel 1998) si erano dovuti istituire corsi e tutorial per spiegare le regole dellhockey (possono essere complicate) e abituare il poco avvezzo pubblico del Tennesse a tifare e capire i vari momenti della partita, esperimento riuscito visto che la Bridgestone Arena è oggi uno degli ambienti più caldi in assoluto. Ma Vegas ha fatto anche meglio: ha vinto 51 partite su 82 (7 sconfitte in overtime) per 109 punti, posizionandosi addirittura al primo posto della Pacific Division e al terzo nella Western Conference. Playoff alla prima stagione? Un sogno, che però non si è esaurito lì: sweep (cioè 4-0) ai Los Angeles Kings, 4-2 ai San Jose Sharks, 4-1 ai Winnipeg Jets girando il fattore campo, qualificazione alla finale per la Stanley Cup. Meglio che nelle favole più dolci e zuccherate, aspettando il lieto fine; qui se non altro non cè bisogno di aspettare che leroe salvi il reame in pericolo perchè già così il libro è pronto per le stampe e per durare nei secoli.

LA PORTATA DELLIMPRESA

Cosè successo perchè i Vegas Golden Knights facessero quello che hanno fatto? Come sempre è difficile da spiegare, ma possono venire in soccorso i numeri (che non spiegano tutto, ma aiutano). Prendiamo William Karlsson: nelle quattro precedenti stagioni – tra Anaheim e Columbus – lo svedese aveva segnato un totale di 50 punti (qui si contano facendo la somma di gol e assist), questanno ne ha messi insieme 78. Non è il solo: praticamente tutti hanno giocato la stagione della vita, passando dallessere buoni giocatori ma comunque rimpiazzi al brillare come star. Lunica vera stella già acclarata è il portiere: Marc-André Fleury ha vinto tre Stanley Cup con Pittsburgh, ma i Penguins avevano già deciso di scaricare il suo pesante contratto avendo già in casa il sostituto. Le statistiche spiegano, ma non cè modo di capire davvero in profondità la portata di unimpresa storica, per chi scrive decisamente più incredibile della Premier League vinta dal Leicester, del miracolo Verona o dellUnione Sovietica del basket campione olimpica nel 1972. Proprio ieri è giunta la notizia della morte di Philip Roth, straordinario scrittore che nel 1973 aveva raccontato lepopea dei Port Ruppert Mundys, immaginando una squadra di baseball in esilio che, formata da mutilati, anziani e alcolizzati, si qualificava incredibilmente per i playoff. Ecco: non siamo a quei livelli, ma forse nemmeno lui avrebbe mai potuto pensare che sarebbero arrivati i Vegas Golden Knights

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