MOURINHO, “VOGLIO UN CLUB COME L’INTER DEL TRIPLETE”/ “Lavorerò con persone che amo”

- Dario D'Angelo

José Mourinho traccia l’identikit della sua prossima squadra e cita l’Inter del passaggio come esempio. Chissà che non sia anche quella del futuro…

Mourinho Juventus 2018
José Mourinho

José Mourinho ha fatto tesoro dell’esperienza al Manchester United e ha capito che per tornare “special”, anzi, “Special One”, ha bisogno di ricreare le condizioni che lo hanno reso uno dei migliori allenatori al mondo. Così ecco il desiderio, o meglio, la volontà espressa nel corso di un’intervista al Telegraph: la prossima squadra? Dovrà essere come l’Inter del Triplete. Mou è stato chiarissimo:”La mia prossima squadra dovrà avere grande empatia. Voglio lavorare con persone che amo, persone con cui voglio lavorare, con cui sono felice di lavorare e che condividono le stesse idee. A Milano avevo tutto questo, esistono squadre così”. E se state pensando che un ambiente simile potrebbe essere anche l’Inter di oggi forse non siete lontani dalla verità. Sì, perché Mourinho non sembra avere nemmeno troppa fretta di vincere, non intende chiedere la Luna fin da subito, è pronto ad aspettare, purché ci sia l’empatia che cerca:”Anche un club non pronto immediatamente per vincere trofei, ma con l’ambizione di vincerli nel futuro. Non andrei in un club senza ambizione. Ho rifiutato un’offerta (economicamente, ndr) molto importante perché voglio un calcio di alto livello e di grandi ambizioni. Ma questo è solo il mio secondo requisito, il primo è l’empatia strutturale. Voglio lavorare con le persone che amo, non essere in una contraddizione continua e in un club pieno di conflitti interni”.

MOURINHO, “CERCO EMPATIA”

Tra una stilettata e l’altra al Manchester United, José Mourinho ha parlato al Telegraph chiarendo quale debba essere l’identikit della sua prossima squadra:”In futuro voglio lavorare in un club in cui ci sia una struttura in atto e non in un posto in cui ci siano conflitti interni e diversità di vedute”. L’allenatore portoghese ribadisce:”Spesso si sente dire che a un determinato allenatore non piaccia lavorare con quel direttore sportivo, o con quel capo scout, o ancora col proprietario o col presidente. La verità è che durante la mia carriera ho lavorato in tutte le circostanze possibili, e le situazioni dove poi c’è stato successo non sono dovute alla struttura presente nel club, ma all’empatia che si crea all’interno di quella struttura”. Insomma, difficile non leggerci un messaggio d’amore verso l’Inter…



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