CALCIOMERCATO/ L’Europa ombelico del football? Ancora per poco: parte l”esodo cinese”

- La Redazione

Nel football, la superpotenza cinese si vede battuta da nazioni politicamente molto meno potenti. Ecco perchè dall’Oriente sono pronte palate di soldi per spostare il baricentro del calcio

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Nicolas Anelka ha dato il via all'esodo cinese: lo seguiranno in tanti? (INFOPHOTO)

Negli ultimi anni  noi italiani abbiamo provato a invadere l’Oriente, medio o estremo che sia, con molti dei nostri prodotti: dai vestiti, al cibo, passando per la musica e perfino la democrazia. Ma c’è una cosa che non gli abbiamo dato, quella che più volevano: il calcio. E se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto: mai proverbio fu più azzeccato, visto che una delle montagne in questione è quella araba, qatariota in particolare, che è sbarcata in Europa a suon di gasdollari. Ma è altrettanto interessante considerare l’altra montagna, i cui movimenti sono più recenti, ma annunciano di essere altrettanto pesanti. Perché la montagna in questione non è nientemeno che la Cina. Uno stato che, sull’onda di uno sviluppo economico da urlo, ha scalato posizioni nelle piramidi del potere mondiale, fino a giocare un ruolo da prim’attrice. E, in quanto tale, deve avere il calcio che si merita, essendo il football indice di salute, ricchezza, spettacolo. 

Ma, ancor di più, non può permettersi che i propri abitanti sbavino davanti al calcio di nazioni meno potenti: un controsenso, oltre che un grave danno economico, visto che il bacino di telespettatori cinesi attratto da Premier, Liga e Serie A è di circa un miliardo di persone-canoni-magliette&cappellini. E spostarli sulla Chinese Super League non sarebbe indifferente. Ma di certo è molto difficile, visto che in pochi anni la CSL ha perso i 150 milioni di appassionati che già aveva, per via di uno scandalo scommesse al cui paragone Moggi è “Marcellino pane e vino”. Ecco che perciò si spiegano le recenti mosse, che seguono due filoni: quello della pazienza, una delle qualità più celebri del cinese doc, e quello dei lustrini. Il primo infatti prevede un investimento massiccio nei giovani: si parla di un programma di sviluppo dei settori giovanili da oltre 50 milioni di euro in tre anni. A pagare è una grande società immobiliare. Obiettivo: centuplicare gli attuali 7mila under 18 tesserati, tra cui scovare poi i futuri campioni. Il secondo, invece, mira a non perdere tempo, ma ad attrarre da subito spettatori, rendendo sexy la CSL con nomi già appetibili. Wang Goulin, presidente del Guizhou Renhe, vuole ad esempio comprare Ferdinand e Lampard: “Voglio costruire la squadra più forte della Cina, qui seguono la Premier League e sanno quanto quei due giocatori siano forti”. Gatta ci cova, visto che le possibilità sono due: o la tv cinese prende male, o Wang sa che ci sono giocatori meno costosi e più forti dei due campioni con diverse primavere alle spalle, ma con un sex appeal maggiore di chiunque altro. E la stessa cosa è successa allo Shanghai Shenua, che dopo Anelka vuole assicurarsi le prestazioni di Drogba e Josè Mourinho.

Come dice l’agente di Rio Ferdinand, quando un cinese si impunta, ottiene quello che vuole. Soprattutto se è un cinese con argomentazioni molto, molto attraenti, come i soldi. Tantissimi ovviamente, come dimostra l’ingaggio di Dario Conca, miglior giocatore del campionato brasiliano nel luglio scorso: il Guangzhou del finanziere Liu Yongzhuo lo paga 900mila euro al mese, e non è certo un cosiddetto “top player”. Se i soldi non fanno la felicità, non fanno neanche schifo, chiedere a Conca per conferme. 

E cosi, il romanticismo dovrà, ancora una volta, piegarsi alle regole del business. 

C’è una sfera, il Sole, che ogni giorno va da Oriente ad Occidente. Ma ce n’è un’altra, il pallone da calcio, che ogni giorno rotola un po’ più avanti nella direzione opposta. 

(Giovanni Gazzoli)

@giogazzoli

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