EURO 2012/ Prandelli: Italia-Spagna? Ci siamo, non abbiamo paura di confrontarci con loro

- La Redazione

Cesare Prandelli analizza la semifinale Italia-Germania (2-1) ed inizia a proiettarsi verso la finale contro la Spagna: ecco le parole del c.t. azzurro in conferenza stampa a Cracovia.

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Cesare Prandelli (Infophoto)

Cesare Prandelli tra la vittoria in semifinale con la Germania e la finale di domenica con la Spagna. La conferenza stampa del giorno dopo la semifinale di Varsavia, ma già a due soli giorni dalla finale di Kiev, oscilla inevitabilmente tra questi due argomenti. Si parte dalla valutazione della partita con la Germania: “Abbiamo preparato bene la partita dal punto di vista tattico, e l’interpretazione dei giocatori è stata straordinaria. Mi sono sentito orgoglioso di allenare questi ragazzi”. L’eroe è stato Mario Balotelli, e il c.t. parla volentieri di lui: “Ha una potenzialità enorme, e un allenatore molto bravo, Mancini, che lo aiuterà a crescere. Quando ha avuto i crampi, temevo si fosse stirato. Mario vorrà ripetere la prestazione con la Germania. Nuovo italiano? Mario è italiano, punto. La maglia azzurra deve unire, lui in certi momenti ha diviso, alla lunga unirà. Il codice etico è relativo ai comportamenti in campo, non alla vita privata”. Precisata una cosa su Cassano (“Mai pensato di lasciarlo fuori contro la Germania”), Prandelli parla dei giocatori di talento e di come gestirli: “Ho allenato Adriano, Mutu, Cassano, Balotelli. Sono difficili da gestire, ma più affascinanti. E sono più fedeli rispetto a chi pensa di essere campione e non lo è. E poi sono giocatori di qualità, quelli che fanno vincere”.

Poi si passa a parlare della Spagna: “Dovremo cercare di trovare i loro punti deboli e lavorare su questi. Sono campioni d’Europa e del mondo, un esempio. Però ci siamo. Siamo cresciuti, e se un c.t. ha tempo per lavorare, per diventare allenatore, può lavorare meglio. A Danzica abbiamo giocato un buon primo tempo. Non dobbiamo aver paura di confrontarci con loro. Dobbiamo avere la forza di giocare, con le idee, con qualità. Dobbiamo giocare così, in maniera propositiva, è quel che piace alla gente, ai 23 milioni che ci hanno visto in tv, a Varsavia. Non si può tornare indietro. La Spagna lo fa da tempo, in quest’ultima generazione è riuscita a concretizzare, con i successi, questa idea. L’Italia da Danzica è migliorata lavorando sul campo, come convinzione fisica e psicologica”. Oggi però, mentre la Nazionale è nel cuore di tutti per questo Europeo straordinario, Prandelli non dimentica l’inizio difficile.

Ecco come il c.t. rievoca quei giorni difficili: “Nei momenti di tensione che hanno preceduto l’Europeo, relativi al Calcioscommesse, avevamo solo il pensiero di fare il nostro lavoro, stemperare le polemiche giocando. Abbiamo ribaltato una situazione negativa, sfruttandola dal punto di vista psicologico. Il Presidente del Consiglio aveva detto che era forse meglio fermare il calcio 2-3 anni, un pubblico ministero aveva mandato un avviso di garanzia ad un nostro giocatore e non ci aveva dato i tempi di un eventuale interrogatorio. Ho detto se c’è bisogno stiamo a casa nel senso: se questa squadra non vi rappresenta”.

Forse è anche per questo motivo che non è sicuro di continuare sulla panchina azzurra? Prandelli spiega anche come vede il proprio futuro: “Il campo mi manca, ma ho un rapporto straordinario con la Federazione. Però gli ultimi due mesi sono stati pesanti come qualità della vita. Quando si dice che la Nazionale non interessa a nessuno, durante la stagione agonistica, è vero. In occasione delle amichevoli tutti parlavano di Juventus e Milan, nessuna domanda sulla Nazionale. Poi adesso portiamo milioni di persone in piazza. Ma da settembre più nessun interesse per noi. E’ un problema un po’ di strutture, e un po’ relativo agli interessi dei club che sono preponderanti rispetto a quelli della Nazionale. Si può già parlare di divorzio? Assolutamente no. Buffon mi ha chiesto del mio futuro, ne abbiamo parlato, mi ha fatto piacere che fosse interessato. Ma non pongo alcun tipo di condizione alla Figc, qua non va via nessuno”.

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