GIRO DI PECHINO/ Elia Viviani vince la prima tappa

Elia Viviani ha vinto la prima tappa del Giro di Pechino 2012. Un successo in volata importante per il giovane veneto della Liquigas in questa corsa cinese. Battuti Fenn e Boasson Hagen.

09.10.2012 - La Redazione
ciclismo
Immagini di repertorio (Fonte Infophoto)

La prima tappa del Giro di Pechino parla italiano. La vittoria è infatti andata ad Elia Viviani, giovane velocista veronese della Liquigas, che si è imposto al termine di un percorso cittadino di 117 chilometri. Per la prima tappa di questo Giro, nato l’anno scorso e subito inserito nel World Tour dell’Uci per valorizzare il ciclismo nell’immensa nazione asiatica, gli organizzatori hanno voluto toccare tutti i punti più significativi della capitale cinese, con la partenza da Piazza Tien an Men – cuore della città – e l’arrivo davanti allo Stadio Olimpico dei Giochi 2008, il cosiddetto ‘Bird’s Nest’. Viviani aveva già vinto una tappa della prima edizione di questo ‘Tour of Beijing’ (la denominazione ufficiale della corsa, che in tre parole riunisce francese, inglese e cinese) l’anno scorso, e ha bagnato il via di questa seconda edizione con un nuovo successo in volata. La gran parte del percorso della tappa odierna prevedeva un circuito pianeggiante cittadino di 8 km, da ripetere 12 volte. Dopo una decina di chilometri dalla suggestiva partenza, era partita una fuga di cinque corridori, tra i quali Adriano Malori (premiato come il più combattivo della giornata) e Marco Bandiera. All’ultimo giro però il gruppo era tornato compatto, e dunque la volata è stata inevitabile. Sono iniziati tutti i preparativi per lo sprint, fino all’ultimo chilometro, diritto e con il vento in poppa: perfetto per garantire il massimo spettacolo. Viviani ha preceduto il britannico Andrew Fenn ed il norvegese Edvald Boasson Hagen, e ovviamente per l’azzurro è arrivata anche la maglia di leader della classifica generale. Un successo molto importante per il velocista della Liquigas, reduce da molti piazzamenti – anche prestigiosi, come i due secondi posti alla Vuelta – ma pochi successi (l’ultima vittoria risaliva ancora alla Settimana Coppi e Bartali). Ecco dunque la sua soddisfazione: “Era ora che vincessi. Ero stanco. Stanco non di una stagione cominciata così presto da considerare quasi non finita la precedente, ma stanco di troppi secondi posti, dal Giro di Polonia alla Vuelta, senza contare quelli italiani come nel Memorial Pantani. Quando sono arrivato a Pechino, sono rimasto sorpreso che mi avessero ritratto nelle bandiere appese in tutta la città per promuovere la manifestazione: si vede che avevano apprezzato la mia vittoria di un anno fa. Spero, con quest’altra vittoria, di averli ringraziati nella giusta maniera”.

Invece la volata l’ha raccontata così: “Il favorito sembrava Bos, che aveva anche la squadra più organizzata, ma a un certo punto non l’ho più visto. Da Dalto, Paterski e Dall’Antonia mi hanno portato in testa al gruppo, poi sono stato freddo a scegliere la ruota di Boasson Hagen. Sapevo che lui si sarebbe fatto largo e avrebbe fatto una volata lunga. E così è stato”. Domani la seconda tappa, da Pechino a Mentougou, uscirà dalla metropoli per ‘esplorare’ i dintorni e affrontare anche qualche salita. Da percorrere 126 km con tre gran premi della montagna, anche se non durissimi e con l’ultimo a 26 km dall’arrivo. Di sicuro però l’aria sarà più respirabile rispetto a Pechino, dove i livelli di inquinamento sono altissimi e dove le macchine hanno soppiantato le storiche biciclette: anche per questo, il Giro di Pechino ha un valore importante per la diffusione del ciclismo – non solo agonistico.

 

(Mauro Mantegazza)

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