ITALIA-SPAGNA 0-1 (EUROPEI CALCIO A 5)/ La cronaca della partita

- La Redazione

A Zagabria, una buona Italia cede all’invincibile Spagna con il minimo scarto: decide Aicardo nel primo tempo. Spagna non brillantissima, ma successo meritato. In finale trova la Russia.

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Stefano Mammarella (Infophoto)

Niente da fare. A Zagabria, l’Italia perde 1-0 nella semifinale degli Europei di calcio a 5 contro la Spagna, e deve abbandonare il sogno di bissare l’alloro continentale vinto nel 2003 (quando proprio in semifinale ebbe ragione della Spagna per 2-0). Decide un gol di Aicardo al settimo del primo tempo; la Spagna non entusiasma come in altre occasioni, ma legittima il successo nella ripresa quando sbaglia una serie di occasioni pazzesche. Resiste quindi il record di imbattibilità delle Furie Rosse che dura da oltre sei anni (105 partite, l’ultima sconfitta nel novembre del 2005 contro il Brasile). L’Italia ha giocato nel complesso una buona gara e ha avuto alcune ottime possibilità, ma non ha trovato il varco giusto per fare male agli avversari; i ragazzi di Menichelli possono comuque ritenersi soddisfatti per l’ottimo Europeo disputato. In finale la Spagna trova la Russia, che nel pomeriggio ha sconfitto la Croazia padrone di casa per 4-2. 

PRIMO TEMPO – La partita inizia subito con un paio di emozioni: Usin testa i riflessi di Mammarella che respinge di piede; dall’altra parte ci prova capitan Forte ma Luis Amado è attento. Subito nel segno dei due portieri più forti in circolazione: Mammarella ha vinto il premio recentemente, lo spagnolo lo fece suo l’anno precedente. L’unico gol della partita arriva al 7′, dopo un periodo di studio da parte delle due squadre: Aicardo sguscia in area, trova il pertugio e infila un incolpevole Mammarella. Sbloccato il risultato, gli spagnoli impostano il match sui loro ritmi abituali: continui scambi di palla in orizzontale alla ricerca del taglio giusto, sembra di vedere il Barcellona di Messi e Xavi. L’Italia però si difende con ordine e lascia poche vere occasioni alle Furie Rosse, che sono anche più imprecise del solito e sbagliano qualche appoggio di troppo. Così gli azzurri provano ad approfittarne e costruiscono qualche palla gol interessante, ma Luis Amado si fa trovare pronto sulle conclusioni di Patias e Vampeta. Si susseguono i cambi ma il punteggio non cambia; Alemao prova a far venire fuori la sua classe, ma Forte e compagni fanno buona guardia e la Spagna di Venancio non incide. Si va al riposo dopo 20 minuti di sostanziale equilibrio, con l’Italia perfettamente in gara e con tutte le possibilità di ribaltare la partita.

SECONDO TEMPO – Si riparte con il solito tran tran: la Spagna gira palla senza un pivot centrale, non avendolo a causa degli infortuni. L’Italia pressa alto e recupera diversi palloni, che però non riesce a finalizzare. Sono così le Furie Rosse ad avere un’ottima opportunità con Borja e poi con Alemao, ma in entrambi i casi un ottimo Mammarella ci tiene in partita. A metà tempo ci va bene su una splendida combinazione Losano-Usin, con la Spagna che non trova il gol davanti alla porta; poi è Alemao, classe 1976, a centrare la traversa al termine di un’azione forse viziata da un fallo.  La Spagna fa il massimo sforzo, Losano recupera un pallone qualche secondo più tardi e Losano serve un cioccolatino a Usin che spiazza Mammarella ma trova il palo a dirgli di no. Con il passare del tempo l’Italia capisce che la Spagna non riesce a chiuderla e prende coraggio: Ippoliti per ben due volte scalda le mani di Luis Amado, quando mancano sei minuti. Ma la Spagna ha grande qualità e in contropiede fa male: Alemao trova il piede di Mammarella, sull’angolo gran taglio di Torras che a porta vuota colpisce ancora la traversa. Sempre Spagna, che approfitta degli spazi che l’Italia inevitabilmente concede: Alemao incredibilmente manda fuori con la porta spalancata. A tre minuti e rotti dal termine l’Italia ci prova con il portiere in movimento, gira bene la palla e assedia la porta di Luis Amado, ma il fortino spagnolo regge. Il tempo finisce: la Spagna vince e va in finale, per l’Italia una sconfitta a testa alta. 
(Claudio Franceschini)



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