PALLAVOLO/ Sintini: volley, fede, famiglia, vi racconto la mia battaglia contro il linfoma (esclusiva)

- int. Giacomo Sintini

GIACOMO SINTINI ci racconta la sua lotta contro il linfoma: la fede, la famiglia e il desiderio di tornare a giocare gli hanno dato la forza di combattere questa battaglia. 

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Giacomo Sintini in campo (Infophoto)

Giacomo Sintini, 33 anni, pallavolista della Umbria Volley, in questi mesi ha combattuto una battaglia ben più difficile di quelle in campo contro gli avversari. Ha dovuto infatti fronteggiare un linfoma, cioè un tumore del sistema linfatico. In questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net ha raccontato la sua esperienza di vita in questi mesi, il ruolo della sua famiglia – soprattutto la moglie –, il conforto che gli ha dato la fede, l’amicizia che non gli è mai mancata dal mondo della “sua” pallavolo. Una bella storia da leggere, una testimonianza importante per chi vive un momento difficile. 

Come ha reagito quando ha saputo la notizia?

Naturalmente all’inizio è stato uno shock, una notizia traumatica sia per me sia per la mia famiglia. Ma il bello è stato che non ci siamo lasciati prendere dallo sconforto o dalla depressione, ci siamo rimboccati le maniche e prima di tutto ci siamo informati per sapere esattamente di quale malattia si trattasse e cosa bisognasse fare per arrivare alla guarigione, e poi ci siamo messi a combatterla.

Parla sempre al plurale: la sua famiglia è stata quindi fondamentale?

Sì certo, e soprattutto mia moglie che è stata con me ogni giorno e ogni notte, quindi ha dovuto sopportare la fatica più grande.

E il mondo della pallavolo le è stato vicino?

Sì, tutti, dai compagni di squadra vecchi e nuovi, allenatori, dirigenti, giornalisti,… Tutti mi hanno aiutato, mi hanno sempre fatto sentire il loro sostegno, con visite, telefonate e messaggi, anche ai miei familiari. Ma soprattutto la comunità dove sono cresciuto, Villanova di Bagnacavallo vicino a Ravenna, e quella dove adesso abitiamo, Castel del Piano a Perugia, ci sono sempre stati vicini, sono venuti a trovarmi in ospedale e hanno pregato molto per me e per la mia famiglia. Ho sentito tanta amicizia e tanta positività grazie al sostegno di queste Parrocchie.

Anche la fede quindi l’ha aiutata in questi mesi?

Sì, questo sicuramente. La fede mi ha aiutato fin da subito: non mi sono mai sentito una vittima di questa situazione, ma solo una persona a cui è successa una cosa antipatica, ma non la peggiore a questo mondo. Mi sono sempre sentito parte di qualcosa di più grande, ho pregato tanto per avere la forza di venirne fuori, e tanti altri l’hanno fatto con me o anche al posto mio, quando non ce la facevo. Ho cercato sempre di stare stretto il più possibile alla mia fede, perchè in certi momenti l’aiuto lo trovi soltanto lì, nemmeno le parole di conforto “terreno” di chi ti sta vicino possono bastare a superare la sofferenza. Bisogna sperare in qualcosa di più alto.

Il suo atteggiamento verso la vita com’è cambiato?

Certamente è molto diverso, io mi sento molto diverso anche se non ho ancora metabolizzato tutto. Sono diversi gli atteggiamenti, sono più tranquillo, più sereno, apprezzo di più tutte le piccole cose della vita che mi erano state tolte così bruscamente e delle quali ci si dimentica quando tutto va bene. Quando ti vengono tolti, capisci quanto valgono tutti questi momenti. Di questa cosa sono molto grato e cercherò sempre di mettere a frutto quello che ho avuto occasione di imparare, di essere più pacato e misurato, di saper distinguere tra i piccoli problemi quotidiani e i veri problemi.

E’ per questo motivo che vuole creare una nuova Onlus? E di cosa si tratta?

Sì, è una cosa molto importante che sto cercando di mettere in piedi e spero possa nascere a breve, se la burocrazia lo permetterà. Sarà appunto una associazione Onlus che porterà il mio nome e si prefiggerà di portare fondi alla ricerca contro i linfomi e le leucemie in generale ma anche di aiutare concretamente il reparto di Ematologia dell’ospedale di Perugia, perchè sono i medici che mi hanno salvato la vita e io e mia moglie volevamo fare dimostrare la nostra gratitudine.

E le vicende di Abidal e Muamba cosa dicono a chi sta vivendo una sofferenza simile?

Le vivi in maniera più toccante, questo è certo. Sono molto dispiaciuto per loro, spero ne possano venire fuori il prima possibile: quando un ragazzo così giovane viene colpito da problemi seri di salute colpisce sempre tutti. Io ne ho visti tanti, non famosi, in questi mesi, ed anche per questo cercherò di aiutare per quanto possibile e mi impegnerò al massimo per sensibilizzare tutti all’importanza della ricerca, che deve essere sempre finanziata. Si può fare tanto e salvare la vita di moltissime persone.

Anche il suo atteggiamento verso lo sport è cambiato?

Verissimo. Prima lo sport era un mezzo per tenermi in forma e ottenere vittorie e guadagnare, visto che era pure il mio lavoro. Adesso è un obiettivo di vita, il desiderio di tornare in serie A mi ha dato molta forza, sto inseguendo questo difficile risultato che desidero con tutto il cuore: sarebbe la mia vera vittoria sul cancro e quindi oggi lo sport ha un valore diverso, è quello che desidero fare con tutto il cuore.

Cosa si aspetta dunque dalla sua “seconda carriera”?

Da me stesso mi aspetto una grande serenità e una maggiore forza mentale, che possa aiutare anche gli altri. E poi mi aspetto tante gioie, più apprezzate e meglio assaporate rispetto a prima: non solo le vittorie, ma anche lo stare con i compagni, vivere le trasferte…

A questo punto quindi possiamo chiedere anche un giudizio su questo campionato di pallavolo…

L’ho seguita un po’ da lontano, ma quello che è evidente è che le prime squadre in classifica sono molto ben attrezzate e stanno giocando una pallavolo di altissimo livello, ma dietro di loro c’è una differenza di livello piuttosto netta. I play-off saranno comunque molto divertenti e combattuti, ma spero che ci possa essere una riforma che possa aiutare anche chi è andato in difficoltà a causa della crisi economica.

E la Nazionale come la vede verso le Olimpiadi di Londra?

Sono molto fiducioso per la qualificazione. Sono un bel gruppo e potranno fare molto bene anche a Londra. Un gruppo giovane e forte, che sta crescendo anche se ha bisogno di maturare ancora, e con molte individualità importanti. Sarebbe un bel sogno portare a casa una medaglia olimpica.

Anche perchè le Olimpiadi sono il massimo per ogni sportivo…

Sì, certo, anch’io le ho sempre sognate ma non sono mai riuscito a giocarle. Adesso è arrivato questo brutto stop alla carriera, ma – chi lo sa – non mettiamo limite ai sogni. 

Allora un grosso in bocca al lupo per Rio 2016!

Grazie mille. Sarò un po’ vecchiotto ma… non si sa mai.

 

(Mauro Mantegazza)



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