NUOTO/ Amanda Beard, nella sua autobiografia i segreti della campionessa americana

- La Redazione

Amanda Beard, campionessa di nuoto nota anche per la sua bellezza, svela nella sua autobiografia tutti i segreti di una vita che fuori dall’acqua non è stata facile.

beard_r400
Amanda Beard (Infophoto)

Bellissima e fortissima. Per anni Amanda Beard è stata uno dei simboli del nuoto americano e mondiale, fin da quando irruppe sulla scena alle Olimpiadi di Atlanda 1996 a 15 anni nemmeno compiuti vincendo un oro in staffetta e due argenti nei 100 e 200 metri rana. Insomma, una predestinata, anche se i suoi anni trionfali furono il 2003 e il 2004, quando fu assoluta protagonista ai Mondiali di Barcellona e poi ai Giochi di Atene (durante i quali fu anche proclamata atleta più bella della manifestazione). Da allora in poi la sua carriera è stata più da modella – compresa una copertina di Playboy – che da nuotatrice, nonostante un rientro piuttosto deludente in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Comunque oggi si è sposata ed ha anche un figlio, e ci auguriamo che abbia trovato quella serenità che per molti anni le è mancata. A svelare i suoi segreti è stata la stessa Amanda, che ha scritto una autobiografia dal titolo un po’ lungo ma ad effetto, chiarissimo su quanto l’autrice vuole dire: “Nell’acqua non possono vederti piangere” (“In the water they can’t see you cry”). Quando tutti la celebravano ad Atlanta, ranista medagliata a soli 14 anni con l’orsacchiotto Harold in mano, nessuno sapeva dell’inferno che aveva dentro, celato dietro quei sorrisi angelici e ammiccanti, che già preannunciavano una bellezza straordinaria. Ma era evidente che doveva esserci qualcosa che non funzionasse, altrimenti non si spiegherebbero ben sei stagione da comprimaria, dal 1997 al 2002, con un bronzo a Sydney 2000 come unico piccolo acuto e prima del ritorno a grandissimi livelli, che come detto avvenne a Barcellona 2003, ormai 22enne. Ora sappiamo che cosa accadeva a questa adolescente come tutte le altre (fuori dalla piscina): ce lo ha raccontato lei stessa in queste “memorie” (a soli 30 anni di età). L’opera, che è uscita ieri in America, racconta delle difficoltà ad esprimere le emozioni della vita di un’adolescente alle prese col dolore del divorzio dei genitori e le iniziali delusioni d’amore che la spingevano ad episodi drammatici di autolesionismo (come tagliarsi le vene con un rasoio e con le lamette, con il suo sangue che si spargeva nella vasca da bagno, e poi sui jeans, la maglietta e il pavimento) e causandole la bulimia e disturbi alimentari, finendo nel tunnel di droga ed alcol. Depressione compresa.

Si voleva fare del male, ma il nuoto  l’ha aiutata a superare queste angosce adolescenziali. Lo sport dunque l’ha salvata, dandole grandi soddisfazioni, che peraltro proverà a rinnovare nuovamente, dal momento che sta tentando di qualificarsi per le Olimpiadi di Londra, che sarebbero le sue quinte.

 

(Mauro Mantegazza)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori