OLIMPIADI LONDRA 2012/ Pallanuoto maschile, Italia-Serbia (9-7): cronaca e tabellino, Settebello in finale

- La Redazione

Storico Settebello: batte la Serbia 9-7 dopo aver già affondato l’Ungheria nei quarti e si prende la finale olimpica, che manca dall’oro di Barcellona. Destino pazzo: ci tocca Rudic.

Pallanuoto_finale
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Pazzesco Settebello. Pazzesco. Batte la Serbia 9-7 nella semifinale olimpica, la Serbia che aveva segnato 80 gol e che era la seconda miglior difesa del torneo, e vola in finale, vent’anni dopo lo storico oro di Barcellona. Abbiamo già la medaglia in tasca, è un grande risultato perchè, nonostante ci presentassimo a Londra da campioni del mondo, venivamo da una serie di delusioni olimpiche da abbattere un gigante, con l’ultimo bronzo preso ad Atlanta nel 1996 e poi un crescendo di delusioni, fino al nono posto di Pechino. Siamo in finale, torneremo a casa, male che vada, con un argento. Ci basta? No: perchè arrivati qui vogliamo l’oro, perchè dalla sfuriata di Sandro Campagna contro il Kazakhstan non ci siamo più fermati, perchè abbiamo fatto fuori l’Ungheria che vinceva i Giochi dal 2000 e perchè in finale domenica ci aspetta Ratko Rudic, il più amato di tutti, l’uomo dell’oro del 1992 di cui Sandro Campagna era giocatore. E allora dobbiamo chiudere il cerchio, bisogna che l’allievo superi il maestro. Nel girone non era andata bene: la Croazia ci aveva battuto 11-6. Ma era un altra Italia, erano altri tempi (una settimana fa, ma sono passate tonnellate d’acqua sotto i ponti) e domenica sarà una finale olimpica: si parte da 0-0, e Ratko è troppo esperto e troppo geniale per non saperlo. Come andrà lo vedremo, ma intanto ci godiamo questo epico successo sulla Serbia. Epico, perchè la partita di questa sera alla Water Polo Arena, teatro dei pianti e delle bastonate ricevute nel nuoto, si è trasformata nel luogo del trionfo di un Settebello che dall’esordio contro l’Australia è cresciuto e cresciuto fino a diventare una corazzata senza fine. Guidata da Stefano Tempesti, portiere che tutto il mondo ci invidia, e si capisce il motivo andando a vedere le parate che ha messo insieme contro la Serbia: un gatto in acqua che ha preso tutto. Siamo stati sotto una sola volta: sull’1-2, con il gol di Udovicic (tripletta) a tre minuti dal termine del primo quarto. Il resto è stato una sinfonia azzurra senza fine, a cominciare dai tre gol favolosi di Valentino Gallo, dalla difesa commovente di Premus, Giorgetti, Aicardi, che hanno dato una mano continuando a portare fuori zona Prlainovic e Filipovic, costringendo i serbi al passaggio in più, a trovare conclusioni forzate, da lontano, fuori ritmo. Siamo scappati subito sul 4-2 con Giorgetti, Felugo e Gallo, abbiamo aperto il secondo parziale con il fondamentale gol di Felugo e resistito al ritorno serbo che da squadrone quale è ha provato a riaprirla con Aleksic e Nikic. Ma noi, che li avevamo già battuti nella finale mondiale di Shanghai e sapevamo come si faceva, non abbiamo mollato di un centimetro: abbiamo sempre messo gli avversari sotto pressione, li abbiamo costretti a perdere Gocic per tripla espulsione (per il Settebello fuori Giacoppo), abbiamo resistito al 6-5 di Udovicic in avvio di terzo periodo con i gol di Presciutti e Premus. Filipovic ha provato nuovamente a riaprirla, la Serbia ci ha messo tanta paura anche perchè in difesa hanno cominciato a pressarci sul serio e ci hanno costretti a tiri avventati e palle perse. Poi, sull’espulsione con sostituzione di Rasic, anche loro hanno capito che non era serata: quasi due minuti dopo Perez su passaggio di Presciutti ha fatto esplodere Campagna, i giocatori in acqua e gli italiani in tribuna: è finita idealmente lì, anche se Udovicic ha provato a spaventarci un’ultima volta con il gol del 9-7. Inutile, perchè a quel punto mancavano 52 secondi e Felugo, straordinario ancora una volta, ha fatto trascorrere i 30 secondi utili per tirare senza che i serbi potessero intervenire. Quando Mitrovic, a due passi da Tempesti, ha affossato la palla sott’acqua, i nostri ragazzi hanno scagliato pugni al soffitto della Water Polo Arena, e le urla di gioia sono arrivate fino all’isola di Weymouth and Portland. Siamo in finale, vent’anni dopo, siamo in finale contro l’ultimo uomo capace di regalarci l’oro olimpico, il terzo della nostra storia. Ci era riuscito con l’aiuto, tra gli altri, di chi oggi ci ha riportato a un passo da lassù. L’allievo contro il maestro. Ci scuserà, Ratko Rudic: rimarrà un eroe della pallanuoto tricolore, ma domenica gli chiederemo di farsi da parte.

Marcatori: Gallo (I), Prlainovic (S), Udovicic (S), Giorgetti (I), Felugo (I), Gallo (I); Felugo (I), Aleksic (S), Nikic (S), Gallo (I); Udovicic (S), Presciutti (I), Premus (I); Filipovic (S), Perez (I), Udovicic (S)



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