OLIMPIADI LONDRA 2012/ Ping Pong, Nannoni (ct Italia Tennistavolo): lavoriamo sui giovani per costruire il futuro (esclusiva)

- int. Lorenzo Nannoni

Oggi è in programma la finale del singolare maschile di tennistavolo alle Olimpiadi di Londra 2012: parliamo del torneo e del movimento italiano con il ct azzurro Nannoni (esclusiva).

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Sono giorni decisivi per i tornei di tennistavolo alle Olimpiadi di Londra 2012: ieri c’è stata la finale del torneo di singolare femminile – con la doppietta cinese e il bronzo per Singapore – e oggi si concluderà il torneo maschile, ancora una volta con i cinesi grandi favoriti. Gli italiani hanno fatto la loro parte: sia Mihai Bobocica tra gli uomini sia Tan Wenling Monfardini tra le donne hanno passato il primo turno, arrendendosi soltanto ad avversari davanti a loro in classifica. Il problema per l’Italia è quello di incrementare il numero di praticanti di questo sport: se quasi tutti giocano qualche partita di “ping pong” tra amici, servirebbe che un maggior numero di loro possa trasformare in sport questo hobby. Abbiamo parlato di tutto questo con Lorenzo Nannoni, allenatore della Nazionale italiana. Intervista in esclusiva per IlSussidiario.net.

Nannoni, come giudica il cammino dei due azzurri a Londra?

Entrambi hanno fatto quello che era nelle loro previsioni: hanno battuto nel primo turno avversari di classifica inferiore, e poi hanno perso contro avversari che invece avevano classifica migliore. Ci resta pure qualche rimpianto, perchè Tan ha perso soltanto per 4-3 (vince proprio chi arriva per primo a quattro set vinti, ndR), mentre Bobocica ha perso 4-2 ma con ben due set persi soltanto ai vantaggi. Io seguo personalmente il ragazzo, e sono comunque molto contento che abbia ritrovato buoni standard di forma e sono convinto che – con questa nuova consapevolezza – potrà tornare a giocare ad altissimi livelli, come già aveva dimostrato di saper fare qualche anno fa.

Insomma, potrà fare bene nelle prossime occasioni?

Sì, le Olimpiadi mi hanno molto confortato, e credo che da settembre – quando riprenderà l’attività “normale” – potrà ben figurare. In particolare, ciò mi fa ben sperare per gli Europei, che saranno ad ottobre.

Per le medaglie invece sarà la solita sfida tra gli asiatici?

Sì, tra le donne è già stato così, e anche tra gli uomini i primi due del ranking sono i due cinesi, Zhang Jike e Wang Hao. La speranza europea è il tedesco Ovtcharov (che disputerà la finale per il terzo posto, ndR), ma è chiaro che il gap tra l’Europa e l’Asia – soprattutto la Cina – è ancora molto grande.

La situazione del movimento italiano qual è?

Bisognerebbe fare un discorso molto lungo, ma in sintesi posso dire questo: non è esaltante, ma neanche grave quanto alcuni dicono. In particolare, bisogna ricordare la medaglia di bronzo a squadre junior che abbiamo vinto agli Europei giovanili: è la seconda che saliamo sul podio, e la prima risaliva al 1996. I cadetti invece sono saliti nel primo gruppo, e quindi la situazione maschile direi che è buona.

Tra le ragazze?

Le junior sono arrivate undicesime, che comunque non è un risultato che sempre otteniamo, ed anche le cadette durante l’anno si sono imposte in alcuni tornei. Secondo me in questo momento il settore giovanile non è messo male, anche se naturalmente non sono risultati esaltanti. Il problema è che la base dei tesserati è piccola, e probabilmente in Italia non sarà mai molto grande, per diversi motivi; però sappiamo tenere testa a nazioni che hanno numeri molto più importanti.

Eppure la platea di potenziali praticanti è praticamente sterminata…

Sì, dobbiamo aumentare la nostra azione sui giovani per poter puntare a migliori risultati in futuro. La cosa fondamentale sarebbe non perdere per strada i migliori talenti: finché rimane un hobby, tutto va bene. Ma il problema è far capire che il tennistavolo non è soltanto un hobby o un passatempo: c’è pure la componente sportiva.

Cosa richiede il tennistavolo, se praticato a livello agonistico?

L’impegno non è da poco, è sicuramente a livello degli altri sport o forse anche superiore. Infatti il tennistavolo è molto tecnico, e ci sono molte situazioni da preparare; ma questo sfugge alla maggior parte delle persone. I genitori sono contenti quando le società richiedono un impegno “hobbystico”, ma quando si arriva a richiedere un impegno quotidiano le cose cambiano…

Perchè?

Pesa innanzitutto la difficoltà a fare grandi risultati: il dominio degli asiatici impedisce di ottenere successi a Mondiali ed Olimpiadi, e quindi non arriviamo mai sulla ribalta. Quello che conta davvero però è la serietà delle persone: nelle società dove si lavora bene, si fa tennistavolo ad ottimi livelli, e i genitori e i bambini restano molto volentieri.

Bisogna dunque puntare sulla qualità del lavoro?

Certamente sì. Il lavoro ripaga sempre. L’obiettivo quindi deve essere quello di far lavorare bene tutte le società: uno sport come il nostro deve curare al massimo le risorse umane per avere risultati.

 

(Mauro Mantegazza)

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