MONDIALI CICLISMO 2012/ Bugno: Gilbert il più forte, all’Italia serve esperienza (esclusiva)

- int. Gianni Bugno

GIANNI BUGNO commenta per noi i Mondiali di Valkenburg 2012: Philippe Gilbert ha vinto il titolo meritatamente, l’Italia è stata buona protagonista ma nel finale ha pagato l’inesperienza…

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Paolo Bettini (Infophoto)

Il nuovo campione del Mondo di ciclismo è Philippe Gilbert. Il belga della Bmc era il grande favorito della vigilia sul tracciato di Valkenburg, congeniale alle sue caratteristiche tecniche, e non ha deluso le attese. Gilbert ha staccato tutti sull’ultimo passaggio sul Cauberg ed ha potuto festeggiare la vittoria a braccia alzate, precedendo di alcuni secondi il norvegese Edvald Boasson Hagen (argento) e lo spagnolo Alejandro Valverde (bronzo). L’Italia è stata ottima protagonista per tutta la gara con una formazione decisamente giovane e con molti debuttanti sul palcoscenico iridato, ma al momento decisivo la nostra punta Vincenzo Nibali non è riuscito a tenere il passo di Gilbert e alla fine la Nazionale del c.t. Paolo Bettini torna a casa con il tredicesimo posto di Oscar Gatto quale miglior piazzamento. Per commentare quanto è successo ieri ai Mondiali di Valkenburg abbiamo sentito Gianni Bugno, che fu campione del Mondo per due anni consecutivi nel 1991 e 1992. Intervista in esclusiva per IlSussidiario.net.

Bugno, che gara è stata quella di ieri?

La gara di ieri è stata un Mondiale che, per una volta, ha visto vincere colui che era sicuramente il più forte. Gli italiani si sono difesi come meglio ha potuto, per il resto la gara è andata direi come tutti si aspettavano, non ha detto altro di particolare.

Titolo dunque pienamente meritato per Gilbert?

Certamente, era il più forte di tutti su questo tipo di percorso. Lo ha dimostrato staccando nettamente tutti quanti sul Cauberg a 2,5 chilometri dall’arrivo, nonostante fosse il più atteso.

Così ha riscattato quella che probabilmente è stata la sua stagione più difficile…

Sì, quest’anno la stagione per Gilbert non è stata facile. Però le due vittorie di tappa alla Vuelta avevano dimostrato che era entrato in condizione, e ieri ha pienamente meritato il titolo iridato.

Italiani ottimi protagonisti, ma è mancato il finale: condivide questa analisi?

Certo. Si sapeva comunque che non avevamo un uomo adatto per questo finale, quindi non si poteva fare diversamente.

Sbagliato dunque puntare tutto su Nibali?

Contro questo Gilbert era difficile per chiunque fare qualcosa d’altro. Forse si poteva puntare di più su Moreno Moser, che è stato bravissimo, ma era una incognita come sarebbe arrivato dopo 270 km. Speriamo dunque nei giovani per il futuro…

La decisione della Federazione di escludere dalla Nazionale tutti i corridori coinvolti in procedimenti per doping non lasciava d’altronde molta scelta…

Sicuramente i corridori di maggiore esperienza sono rimasti a casa per effetto di questa decisione. Quindi Bettini ha avuto ben poca possibilità di scelta, e dunque credo anche che non potesse fare di più.

Secondo lei sarebbe cambiato qualcosa se la Spagna avesse collaborato di più all’attacco del penultimo giro?

Non credo, perché appunto ha vinto il più forte. Da parte spagnola, forse avrebbero dovuto puntare di più su Freire e lavorare per ricucire il buco, ma la corsa è andata così…

Altri corridori si sono messi in luce?

Bravo Boasson Hagen, ma niente di particolare perché la corsa l’hanno fatta belgi, spagnoli e italiani, come si pensava alla vigilia.

Qual’è il suo bilancio complessivo su questi Mondiali?

Un Mondiale positivo, anche se per l’Italia è mancato il grande risultato.

Cosa possiamo aspettarci l’anno prossimo a Firenze?

La cosa importante sarà avere una Nazionale più matura, e potremo fare certamente meglio.

 

(Mauro Mantegazza)

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