US OPEN/ Tennis, Sara Errani e Roberta Vinci nella storia: trionfo nel doppio a Flushing Meadows

- La Redazione

Sara Errani e Roberta Vinci entrano nella storia: battono 6-4 6-2 Hlavackova e Hradecka e sono la prima coppia italiana a conquistare un titolo a Flushing Meadows. Ottavo trionfo nel 2012.

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Foto Infophoto

Sara Errani e Roberta Vinci entrano nella storia: sono la prima coppia italiana ad assicurarsi un titolo agli Us Open, dopo che Raffaella Reggi, nel 1986, aveva vinto il doppio misto con lo spagnolo Casal. La bolognese e la tarantina hanno centrato il traguardo battendo in una finale molto meno aperta di quanto ci si potesse aspettare le due ceche, Andrea Hlavackova e Lucie Hradecka, alla vigilia giustamente considerata alla pari se non addirittura un gradino superiore, perchè i precedenti dell’anno in corso dicevano 4-1 per loro. E invece, è finita : senza storia, soprattutto il secondo set in cui Sara Errani è cresciuta di colpi, ha iniziato a giocare sui livelli del grande torneo singolare e ha chiuso la partita, dopo che nel primo set, al contrario, aveva sofferto i propri turni di servizio e concesso il break in due occasioni. Meno male che peggio di lei ha fatto Lucie Hradecka: la ventisettenne di Praga ha giocato decisamente male, non solo perchè in quattro occasioni si è fatta soffiare il servizio, ma anche e soprattutto perchè ha stranamente avvertito la tensione del momento e si è resa protagonista di alcune scelte scellerate che non si possono interamente spiegare con la volontà di forzare per permettere alla Hlavackova, decisamente più leggera, di incidere sotto rete. Le ceche hanno provato di tutto, ma pronti via e si sono trovate sotto 2-0. Hanno recuperato subito, ma poi Sara e Roberta hanno fatto valere la legge della miglior tecnica e sono scappate sul 5-4 con l’ennesimo break subito dalle avversarie, chiudendo poi sul servizio di Roberta Vinci. Quantomeno questo parziale è stato combattuto, con i primi game tutti lottatissimi (in particolare il quarto) e giunti ai vantaggi. Senza storia il secondo set, scivolato via presto grazie alle traiettorie da fondo campo della Errani e alla precisione sotto rete della Vinci; Hlavackova e Hradecka a un certo punto hanno provato a metterla anche sul fioretto, ma qui le nostre ragazze hanno confermato come non ci fosse partita e hanno chiuso tutti i varchi. L’ultimo servizio, secondo break del set, l’ha perso nuovamente la Hradecka, poi Roberta Vinci ha ribaltato uno 0-30 nemmeno troppo preoccupante e con un servizio vincente ha liberato il grido suo e di Sara al cielo di Flushing Meadows. Per Errani e Vinci si tratta dell’ottavo titolo del 2012 e del secondo torneo dello Slam (dopo il Roland Garros) in tre finali – c’è anche quella in Australia. Onore alle avversarie, che restano oggi una delle tre coppie migliori del panorama femminile e hanno comunque giocato due finali dei major vincendone una (a Parigi; persa invece a Wimbledon); però, oggi le più forti sono Sara Errani e Roberta Vinci, che ricorderanno a lungo gli Us Open 2012. Dopo gli exploit in singolare (Sara fermata in semifinale, Roberta ai quarti proprio dalla Errani in un derby stranissimo), ecco arrivare anche il trofeo di campionesse in doppio. Dopo la partita sono andate ad abbracciare i loro allenatori Lozano e Cinà, che hanno grande merito nei miglioramenti delle due ragazze. Da domani, quando le classifiche saranno ufficialmente aggiornate, Sara Errani sarà la numero 7 del mondo in singolare, con Roberta Vinci numero 15; 

E in doppio, le due non avranno nessuna coppia davanti in classifica (pur se Sara resterà 1 e Roberta 2). Un grandissimo applauso dunque alle nostre due ragazze, che danno lustro al tennis femminile italiano in un periodo storico nel quale Flavia Pennetta è costretta ai box per infortunio e Francesca Schiavone, dopo il biennio fantastico appena trascorso, vive una naturale parabola discendente. C’è da dire che il testimone è stato raccolto alla grande, e ora si punta con decisione al Master di Istanbul; chissà che non arrivi un trionfo anche lì. Per ora, va benissimo quello di New York.

 

(Claudio Franceschini)

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