A.S.ROMA/ Closing il 29 luglio, ma il vero proprietario rimarrà Unicredit. Parla Dragoni (IlSole24Ore) in esclusiva

- La Redazione

A ilsussidiario.net è intervenuto Dragoni (IlSole24Ore) per fare il punto della situazione, a livello economico, in casa Roma: tra Unicredit, closing, debiti e l’atteso arrivo di DiBenedetto

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Thomas DiBenedetto (foto Ansa)

L’arrivo a Roma della nuova proprietà americana è attesa da tutto l’ambiente giallorosso come l’inizio di una nuova era, fatta di grandi progetti, acquisti faraonici, stadio di proprietà e una squadra costruita per vincere. Ma la realtà dice un’altra cosa: il 4 luglio doveva essere la data dell’ufficializzazione dell’ingresso di Di Benedetto a Roma ma, a oggi, ancora non è così. Per capire meglio quali siano i reali motivi di questo ritardo nell’insediamento americano, è intervenuto in esclusiva per ilsussidiario.net Gianni Dragoni (giornalista de Il Sole 24 Ore) che ha provato a fare chiarezza in una situazione più complessa di quanto sembri. “Credo che il ritardo costante del closing sia dovuto alle difficili condizioni economico-finanziarie in cui si trova la Roma – esordisce Dragoni – e a mio avviso anche a causa del fatto che questi compratori americani non siano così desiderosi di entrare in questa grande operazione di mercato”. Le prime affermazioni dell’esperto sono molto nette e Dragoni le supporta così: “Credo che gli americani facciano parte di un pacchetto complessivo confezionato sotto la regia di Unicredit. Da un punto di vista formale, Unicredit possiede il 49% di ItalPetroli, che controlla la Roma. Unicredit è la grande creditrice di ItalPetroli, con la quale un anno fa ha stipulato un accordo per ripianare il debito. In questo accordo si prevedeva anche la procedura di vendita della Roma. Unicredit rientra adesso come azionista (al 40%) della società che compra ed essendo comunque in contemporanea il creditore di chi vende, è evidente che Unicredit sia il vero padrone della situazione”. Una situazione complessa, dunque, che non fa chiarezza però sul motivo per cui il closing sia stato rimandato: “Gli avvocati dei compratori hanno continuato a guardare nel dettaglio i conti della Roma e hanno scoperto che il debito era più ampio di quello di cui si parlava all’inizio. Ecco perché al momento urge che le parti si siedano a un tavolo e trovino un nuovo accordo su come gestire questo debito che non era previsto in partenza. A questo punto è legato anche il fatto che la ricapitalizzazione che era prevista all’inizio risulti essere assolutamente insufficiente” spiega Dragoni, adducendo anche – a motivo del rinvio – “che Unicredit probabilmente ha chiesto che l’operazione di closing slittasse al 29 luglio, dopo l’approvazione della sua semestrale, in modo che potesse spostare sulla seconda parte dell’anno i costi dell’operazione”. Sapere nel dettaglio la cifra del debito non è possibile, ma “le voci che parlano di decine e decine di milioni di euro di debiti mi sembrano verosimili” conclude Dragoni.

Il 29 luglio dovrebbe quindi essere la data della svolta per la Roma: “È il vero crocevia – ci dice Dragoni -: la Roma è una società che ha bisogno di una ricapitalizzazione urgente, altrimenti verrebbe compromessa la sua continuità aziendale, la sua possibilità di pagare gli stipendi e la possibilità di iscriversi al campionato”. Per Dragoni Unicredit resterà la vera proprietaria della Roma: “Anche la presenza di Di Benedetto in conferenza stampa a metà luglio mi è sembrata molto ‘finta’, come se la sua presenza servisse solo a tranquillizzare gli animi”.



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