AS ROMA/ Righetti: proprietà distante, società confusa, e i giocatori… (esclusiva)

Ubaldo Righetti, ospite ai microfoni de ‘IlSussidiario.net’, analizza per noi la crisi giallorossa. Nata, a suo avviso, da tanti motivi, sia tecnici che societari…

03.10.2012 - int. Ubaldo Righetti
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Zdenek Zeman - InfoPhoto

La Roma ha deciso di guardarsi allo specchio. Il momento è delicato, l’ultima sconfitta in casa della Juventus è stata bruciante. La squadra, in questo momento, è troppo brutta per essere vera. Ecco perchè, ieri pomeriggio a Trigoria, è andato in scena un confronto tra Zdenek Zeman e i giocatori. Parlarsi, confrontarsi, cercare di capirsi: roba quasi da psicanalisi, per capire dove e come si è sbagliato. Nella nefasta notte di Torino, tutti i nodi sono venuti al pettine. Perdere 4-1 sul campo della ‘Nemica’ giurata dei tifosi giallorossi (assieme alla Lazio, o forse anche di più) è stato davvero troppo umiliante. “Il problema è che questa Roma, da un paio d’anni a questa parte, sembra aver perso quello spirito che l’ha sempre contraddistinta”, è l’opinione sul tema da parte di Ubaldo Righetti, grande difensore della Roma ‘scudettata’ dell’83 e attualmente commentatore per la Rai e per ‘Roma Channel’. Ecco cosa ci ha raccontato, in esclusiva per IlSussidiario.net.

Righetti, questa Roma proprio non va. Se ne son dette tante, qual è la sua fotografia della crisi giallorossa? E’ presto detto: la società è slegata, la proprietà è distante, lontana da quel che succede a Trigoria. E la squadra in campo non riesce a rendere. Non solo non ha ancora assimilato gli schemi di Zeman, ma mi pare che manchi anche di quell’intensità che nel calcio moderno è fondamentale. Prendete la Juventus, che gioca un bel calcio e in più martella gli avversari, fino a sfinirli.

Quella giallorossa, insomma, è una squadra poco ‘cattiva’. Già lo scorso anno con Luis Enrique era emerso questo difetto, su questo le cose non sono cambiate. Vedo ad esempio che la Roma rimedia tante ammonizioni, ma non perchè giochi con cattiveria, ma perchè va facilmente in affanno. Sono cartellini presi perchè vai in difficoltà, perchè rincorri l’avversario, non perchè stai facendo un gioco aggressivo. Ricordo che invece con Spalletti, e pure con Ranieri, molte volte si riusciva a vincere anche al 95′, lottando con grinta fino alla fine.

Ieri è andato in scena l’atteso confronto Zeman-squadra, alla presenza dei dirigenti. Servirà a dare la scossa a questi giocatori? Per ora mi sembra che non sia trapelato ancora niente di preciso su questo faccia a faccia. Sicuramente il tecnico avrà detto delle cose utili per cercare di risollevare il gruppo. Il momento non è facile, bisogna saper usare anche le parole giuste.

E dalla conferenza di Baldini, in programma per oggi alle 14.30, cosa dobbiamo aspettarci? Viste anche le voci sul Tottenham, e non solo… Sicuramente parlerà di quello, e magari cercherà di difendere la sua posizione. La proprietà aveva affidato a Baldini un ruolo ‘centrale’ nel nuovo progetto, ma mi sembra che stia incontrando parecchie difficoltà nel ricoprirlo al meglio. Come pure lo stesso Sabatini, che con quelle parole sui giocatori sopravvalutati ha lanciato un piccolo allarme, caratteriale prima ancora che tecnico.

Si spieghi meglio.

Io penso che il ds non si riferisse soltanto alla bravura o meno di certi giocatori, che poi è relativa, perchè dipende anche da come li impieghi. Lui voleva alludere anche, o forse soprattutto, alle lacune psicologiche di questi ragazzi.

Naturalmente Sabatini non avrebbe mai fatto pubblicamente i loro nomi, ma secondo lei chi è che non si è rivelato, o non si sta rivelando da Roma?

Ripeto, in termini assoluti è sempre difficile dare giudizi, anche se mi pare che uno come Piris, per esempio, sia già stato tagliato fuori. Può darsi che alcuni di questi giocatori non vengano impiegati nei ruoli a loro più congeniali. Penso a Lamela, che è un trequartista, ma gioca da esterno, oppure a Destro, che se e quando gioca, lo mettono all’ala. Così rischi di perdere questo ragazzo, che potenzialmente può diventare uno dei più grandi centravanti sulla scena europea. Se però deve imparare a fare l’esterno, ecco che rischia, in un certo senso, di dimenticare quello che ha imparato per diventare un bravo centravanti, e in più deve cimentarsi in una posizione che non è nelle sue corde.

Per stasera è atteso nella Capitale James Pallotta, che domenica assisterà alla gara con l’Atalanta. Secondo lei quali effetti potrà produrre il suo arrivo?

Ben pochi, credo. Lui verrà a Roma soprattutto per ascoltare, per valutare. E’ uno che non la vive la realtà di Trigoria, non sa di preciso cosa accade, gli viene soltanto riferito. Non mi aspetto terremoti o ribaltoni, non a breve scadenza, sicuramente.

Ieri, però, è stato avvistato a Trigoria Giorgio Perinetti, che ha appena lasciato il Palermo, in concomitanza con la nomina di Lo Monaco. Una presenza casuale o bolle qualcosa in pentola? Tra l’altro, è uno che conosce molto bene la realtà della Roma, avendoci già lavorato all’inizio della carriera e durante.

Guardi, nel calcio tutto può succedere, non si può mai dire. Perinetti è un grande professionista ed è uno che ama la Roma, sarei contento di un suo ritorno, anche se al momento non vedo le condizioni adatte: al posto di chi verrebbe? Per ora penso che Baldini e Sabatini rimarranno ai loro posti.

E Zeman? C’è chi lo accusa di dedicarsi troppo a certe battaglie ‘dialettiche’, finendo per trascurare la conduzione tecnica della squadra.

Ma no, quelle son cose che fanno parte del personaggio. Non credo proprio che queste battaglie distolgano la sua attenzione dal calcio giocato. Lui stesso, peraltro, è stato onesto: “Questa non è ancora la mia Roma”. Questa squadra, finora, non ha ancora mostrato le caratteristiche tipiche del calcio zemaniano. Poi magari, specie in sede di mercato, c’è stata una scarsa comunicazione tra allenatore e società, che non ha preso i calciatori adatti agli schemi del boemo. Sugli esterni, ad esempio, si poteva e si doveva fare di più, sia in difesa che in attacco.

In definitiva, questa Roma, ammesso che riesca a superare la bufera, che ruolo potrà recitare, in un campionato oggettivamente povero dal punto di vista tecnico?

Il ruolo non lo so, è ancora presto per dirlo. Potrà vincere la prossima gara, contro l’Atalanta, magari grazie alla giocata di un singolo, ma sarà troppo presto per dire che il momento negativo è passato. Ci vorrà del tempo, sicuramente. Zeman, a mio avviso, dovrà lavorare molto sull’organizzazione, sulla coralità. La Roma attuale non ha l’obbligo di vincere, ma di lottare sì, altrochè.

 

(Alessandro Basile)

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