A.S. ROMA/ Zeman a tutto campo: da Sensi a Totti, dal calcioscommesse a Mourinho…

- La Redazione

Zdenek Zeman ha rilasciato una lunga intervista a “France Football”; ecco le parole del nuovo allenatore della Roma, che ha toccato molti temi caldi del mondo del calcio…

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Zdenek Zeman - Infophoto

Zdenek Zeman è uomo di poche parole, ma quando parla dice sempre cose interessanti e mai banali. Lo ha fatto anche questa volta, in una lunga intervista rilasciata a “France Football”, l’importante rivista specializzata francese (quella del Pallone d’Oro, tanto per intenderci): dai motivi del suo primo addio alla Roma nel 1999 all’affetto per Francesco Totti, dalla condanna del calcioscommesse fino alle critiche verso chi – Josè Mourinho e Roberto Di Matteo in primis – vince senza fare un gioco convincente.

Cominciamo dunque da tredici anni fa: Zeman aveva intrapreso la propria battaglia contro il doping, che lo aveva portato a sfidare apertamente la Juventus di Luciano Moggi, e nel 1999 il presidente Franco Sensi decise di affidare la panchina della Roma a Fabio Capello, in sostituzione del boemo, per il quale iniziò un lunghissimo periodo vissuto ai margini del grande calcio. Zeman commenta così tutta questa vicenda: “Sono convinto che il rimpianto presidente Sensi subì pressioni per non rinnovarmi il contratto alla Roma nel 1999. E altre pressioni furono esercitate su altri presidenti”. Zeman rivisita dunque quel periodo movimentato della sua carriera, caratterizzato dalle denunce contro il doping nel calcio e dalla “vendetta” del sistema, che lo emarginò: “Mi chiamavano in tanti, anche da grosse società, e dopo qualche giorno non mi chiamarono più… è chiaro che tutti erano condizionati da questo ‘sistema’ che reggeva il calcio italiano. A lungo mi sono chiesto per quale diavolo di ragione tutta una serie di dirigenti parlavano bene di me, ma quasi nessuno mi faceva lavorare!”. Dopo così tanti anni il cerchio si è chiuso, e Zeman è tornato a Roma: “Io amo follemente la Roma. Se fossi stato persuaso che la mia venuta le avrebbe arrecato un qualsiasi pregiudizio, non avrei firmato. Ma non mi considero un cavaliere Jedi che vuole far trionfare il bene ovunque. Sono soltanto un allenatore normale, la cui ambizione è proporre un calcio di qualità per far divertire i tifosi”. Già, la qualità e la ricerca del risultato attraverso il bel gioco, cioè il suo “credo” calcistico; Zeman però vede ben poco da questo punto di vista nel panorama internazionale: “Penso a qualche eccezione come il Barcellona di Guardiola, la nazionale spagnola e poche altre. La maggior parte delle squadre oggi si ritrova in campo soprattutto con la volontà di neutralizzare l’avversario. Come il Chelsea, che ha vinto la Champions League, o l’Inter del 2010”.

I problemi più gravi del mondo del calcio però sono altri: “Cosa penso del calcioscommesse? Questo discorso nasce da un problema di fondo nel senso che il calcio per molti è diventato solo un grande business. Di queste cose se ne è parlato a lungo, mi auguro che per una volta si decida di intervenire per fare un calcio diverso”. La riflessione sul perchè i giocatori si facciano coinvolgere è accorata e amara: “Mi sorprende un po’ che calciatori di primo piano si ritrovino in mezzo, perché capisco che il giocatore di Serie C, che non riceve da mesi lo stipendio, possa avere delle tentazioni… Sia chiaro non lo giustifico, anzi lo condanno, ma almeno lo capisco. Chi proprio non riesco a capire sono i giocatori famosi e ben pagati. Io ai ragazzi dico sempre ‘continuate a fare calcio per passione, anche ad alto livello, non mettendo sempre il guadagno in primo piano’. È il mio modesto contributo per provare a cambiare la mentalità”. Da questo punto di vista, l’emblema della genuina passione per il calcio è Francesco Totti, definito da Zeman “un esempio di giocatore che ha sempre vissuto il calcio allo stesso modo: quando era un giovane sconosciuto ed oggi che è il fuoriclasse che conosciamo”.

 

(Mauro Mantegazza)

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