AS ROMA/ Dal Moro: nel gioco di Zeman la difesa a tre porta un vantaggio. De Rossi solo con Pjanic? C’è un motivo tattico (esclusiva)

Filippo Dal Moro, ex difensore della prima Roma di Zeman, commenta il cambiamento del tecnico boemo, che contro la Fiorentina ha proposto la difesa a tre, e valuta la situazione di De Rossi

17.01.2013 - int. Filippo Dal Moro
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Da sinistra Dodò, 20 anni, Mattia Destro, 21, e Daniele De Rossi, 29 (INFOPHOTO)

Fiorentina-Roma di Coppa Italia 2013 (clicca qui per le pagelle della partita e qui per il video di sintesi) è una partita storica. Non tanto per il risultato finale, che ha visto la Roma passare il turno dopo i supplementari, quanto per una novità tattica presentata da Zdenek Zeman, allenatore giallorosso. Che ha schierato i suoi ragazzi nel modulo 3-4-3, scostandosi per la prima volta dal suo sistema di gioco storico, il 4-3-3. Lo scorso week-end, dopo la sconfitta di Catania, l’allenatore boemo aveva offerto un altro spunto di riflessione, dichiarando che De Rossi può giocare a solo se in campo c’è anche Pjanic, l’unico che può compensarne le caratteristiche di incontrista. Per discutere di queste tematiche di casa Roma ilsussidiario.net ha intervistato in esclusiva Filippo Dal Moro, ex difensore giallorosso della prima gestione Zeman (dal 1997 al 1999). Ecco le sue impressioni:

In un sistema di gioco come quello di Zeman, quali possono essere i vantaggi della difesa a tre rispetto alla solita linea a quattro? I tre difensori sono più coperti centralmente, e la linea diretta tra il centrocampo e la porta è più protetta. I due esterni però devono stare attenti: uno a turno deve scalare a coprire comunque. Con la difesa a tre alcuni giocatori, come ad esempio Burdisso, possono sentirsi più coperti e giocare più sicuri.

Quando lei giocava alla Roma, Zeman ha mai provato la difesa a tre? A memoria non ricordo che ci abbia mai fatto provare questa soluzione. L’unico caso in cui si giocava a tre dietro era quando subivamo un’espulsione, ed eravamo in inferiorità numerica. Diciamo che Zeman ricorreva alla difesa a tre solo per motivi di forza maggiore: ieri effettivamente era in emergenza, ha preferito non rischiare e passare a un altro modulo.

Crede che la difesa a tre possa essere una soluzione duratura, per il prosieguo della stagione, o possiamo considerarla un esperimento occasionale? Penso che quando torneranno tutti gli indisponibili, Zeman riproporrà il modulo con cui ha sempre giocato, anche perché gli automatismi sono quelli. 

Lei ha giocato assieme ad Antonio Carlos Zago, l’ex difensore brasiliano che da dicembre è tornato alla Roma nello staff tecnico, per aiutare Zeman nella fase difensiva. Il suo arrivo può essere un’arma in più subire meno gol? Sicuramente. Può dare una mano anche perché ci sono alcuni giocatori non abituati a difendere in maniera decisa come si fa in Italia. Poi alla Roma ci sono tanti giovani, e brasiliani: Zago può portare la sua esperienza, dando consigli su come si gioca in serie A. Anche a livello psicologico, capendo la cultura dei brasiliani, può aiutare, perché loro sono un pò diversi da noi.

In che senso? Ai giocatori brasiliani, indipendentemente dal ruolo, piace attaccare, e non si preoccupano tanto della fase difensiva. Zago può aiutare i brasiliani della Roma a cambiare mentalità, e a capire come ci si deve comportare.

La filosofia di gioco di Zeman è divertente ma poco vincente: il mister dovrebbe farsi più prudente, rivedere qualcosa nel suo sistema, per diventare un allenatore di successo oltre che un maestro di calcio?

Sicuramente, è tanti anni che si parla di questo cambiamento che dovrebbe fare, però lui è convinto delle sue idee. Le sue squadre trovano sempre il gol, questa è una certezza. Se riuscisse a cambiare in corsa, stare più attento in difesa e sfruttare il contropiede, come fanno gli altri, potrebbe ottenere qualche risultato in più, a livello di traguardi.

E’ un discorso valido anche per la Roma di quest’anno… Ci sono partite che la Roma si è fatta sfuggire, penso a quella in casa col Bologna o a quella di Catania. In quei casi le grandi squadre lasciano che l’avversario venga avanti, e poi lo finiscono in contropiede. Zeman dovrebbe avere la forza di capire che dopo aver fatto due gol la Roma subisce troppo facilmente, perché continuando a spingere, alla minima disattenzione gli altri si trovano davanti al portiere. Penso al Milan di Capello: segnava due gol e poi vinceva difendendosi. Se anche Zeman facesse così potrebbe sfruttare gli spazi aperti per il contropiede, che proprio per il suo tipo di gioco sarebbe un’arma micidiale. 

Abbiamo sempre sempre considerato De Rossi un centrocampista totale, ma Zeman ha detto che è un incontrista e può giocare solo se c’è anche Pjanic: è d’accordo? Il punto è che De Rossi ha sempre giocato in un centrocampo a quattro. Attacca e difende, ma nel modulo di Zeman l’interno deve attaccare sempre, e lui non ha le qualità dinamiche per supportare un lavoro del genere, perché non l’ha mai fatto e non è nella sua mentalità. In una linea a quattro De Rossi è uno dei migliori interpreti del mondo, a tre ci vuole un giocatore più dinamico, come Bradley che infatti Zeman sta impiegando. Davanti alla difesa preferisce Tachtsidis: avrà fatto le sue valutazioni, dipende da cosa vede in allenamento, non si può giudicare da fuori.

 

(Carlo Necchi



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