AS ROMA/ Mazzone: Andreazzoli-Muzzi? Il capo dev’essere uno. Conosco Roberto… (esclusiva)

- int. Carlo Mazzone

Carlo Mazzone, allenatore romano e romanista, parla di Aurelio Andreazzoli e Roberto Muzzi, nuovi allenatori in prima e in seconda della Roma, aggiungendo qualche considerazione su Zeman

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Roberto Muzzi (destra), 41 anni, allenatore in seconda della Roma (INFOPHOTO)

Si potrebbero dire altre cose, chiedersi perché Zeman è stato esonerato, ma bisogona fare un punto, andare a capo e augurare maggior fortuna ad Andreazzoli e Muzzi, per il bene della Roma. Perché i tifosi, come dico sempre, meritano una squadra che vinca“. Carlo Mazzone, allenatore romano e romanista, si era già dichiarato contro l’esonero di Zdenek Zeman, ma ora guarda con curiosità alla nuova gestione tecnica. Per la Roma è il momento di voltare pagina: alcuni tifosi rimpiangono il boemo ma il presente ha i volti di Aurelio Andreazzoli e Roberto Muzzi. Quest’ultimo è stato allenato proprio da Mazzone, sia a Roma che soprattutto al Cagliari (stagione 1996-1997). Stando a quanto emerso dai primi allenamenti, sembra che Andreazzoli si occuperà prevalentemente della tattica, mentre a Muzzi toccheranno più incombenze “di spogliatoio”, tema delicato dopo le recenti incomprensioni tra Zeman ed alcuni giocatori. Sulla strada della Roma ci sono quindici giornate di campionato: significa 45 punti potenziali (si arriverebbe a 79). Per una prima valutazione sull’assunzione della coppia Andreazzoli-Muzzi ilsussidiario.net ha intervistato in esclusiva mister Mazzone.

Aurelio Andreazzoli e Roberto Muzzi: lei conosce bene il secondo, che ne pensa della nomina? Io ho conosciuto Muzzi come giocatore e anzitutto come uomo. Roberto è un ragazzo perbene, pieno di entusiasmo, sempre determinato. Queste però sono le sue caratteristiche di giocatore, come mister è da verificare. Certo sono contento che la Roma lo abbia scelto, speriamo bene.

Se Andreazzoli sarà più responsabile della tattica, Muzzi potrebbe fare da collante con i giocatori, curare i singoli rapporti: che ne pensa? Queste son cose loro, non possiamo stabilirle noi. Credo che sarà una collaborazione reciproca tra i due, su entrambi gli aspetti. Dopo tutto è una situazione nuova: negli ultimi anni non si sono verificate molte situazioni del genere. La cosa importante è che ci sia un capo definito, ovvero una figura di riferimento per i giocatori, l’ambiente, la stampa e la tifoseria. L’allenatore resta uno solo, e adesso è Andreazzoli, poi è normale che abbia dei collaboratori a cominciare da Muzzi.

Quando allenava Muzzi si era già fatto l’idea che potesse diventare anche un bravo allenatore? C’è chi lo ha già definito il nuovo Montella, in maniera un pò prematura… Io l’ho allenato che era giovanissimo, ed era un ragazzo di grande carattere e temperamento, oltre che un ottimo attaccante. Era spesso riservato e taciturno, però era troppo presto per immaginare una sua carriera da allenatore. Muzzi comunque ha fatto delle esperienze nei settori giovanili, e ha già delle bune nozioni. Però la domanda sul Muzzi allenatore va fatta tra sette-otto mesi, anche perché adesso sarà un collaboratore. Di certo gli auguro di diventare un grande mister, sarei ben felice se lui riuscisse ad essere protagonista e portare un contributo alla Roma.

Ora l’ambiente romanista è un pò depresso, dai risultati e dall’esonero di Zeman: realisticamente che obiettivo può porsi la squadra, sempre il terzo posto? Io me lo auguro, ma non ne sono così sicuro. Anche perché personalmente, a parte l’avvento di Andreazzoli e Muzzi, non avrei esonerato Zeman. Il boemo andava portato sino alla fine del campionato.

Perché crede questo?

Nonostante tutto penso che lui era l’uomo giusto per rilanciare la Roma, anche se era chiaro che aveva delle difficoltà. Lui ha proposto una logica di gioco di una certa importanza, che però non ha dato i risultati sperati. Speriamo che questi due ragazzi, chiamiamoli così, possano avere maggior fortuna. Però ripeto, io sarei arrivato fino alla fine dell’anno e poi avrei tirato le somme.

Crede che l’esonero di Zeman sia la definitiva condanna alla sua idea di calcio, bello e impossibile potremmo dire, perlomeno ad alti livelli? No, Zeman ci ha fatto vedere anche come si può vincere col suo sistema. Diciamo che non gli è girata bene, però se col suo calcio non si poteva vincere perché è stato preso? Zeman non ha sviluppato il suo credo, ha riportato a Roma quello che già si conosceva. Poi è vero che non ha raccolto i frutti del suo lavoro, però avrei preferito che finisse la stagione.

Anche perché in ogni lavoro una persona ha bisogno di un certo tempo per raccogliere i frutti, purtroppo però nel calcio i risultati sono infami… Questo è vero. Zeman ha trovato una nuova società e nuovi giocatori, oltretutto giovani e non ancora “sviluppati”. A me sembra che Zeman abbia dato: ha fatto crescere molti giocatori, ha valorizzato Osvaldo e riportato Totti su livelli che non vedevo da tempo. L’avrei portato fino in fondo, anche per rispetto: credo che avrebbe potuto rilanciarsi. Però ora bisogna credere in Andreazzoli e Muzzi, cui faccio un grosso augurio.

 

(Carlo Necchi)



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