Andrea Servi/ Virga: ricordo quel Sampdoria-Roma in panchina con Capello…(esclusiva)

- int. Valerio Virga

Il commosso ricordo di Valerio Virga per ANDREA SERVI, il calciatore cresciuto con lui nel vivaio della Roma e stroncato a soli 29 anni da un tumore. Tanti ricordi insieme…

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(INFOPHOTO)

Ventinove anni, una moglie e una adorata figlia di soli due anni, Angelica. Purtroppo Andrea Servi non è riuscito a vincere la sua battaglia con il tumore, e la sua morte ha colpito tutto l’ambiente calcistico della Capitale. Servi infatti era cresciuto nelle giovanili, fino ad una Primavera composta pure da alcuni futuri campioni come Aquilani e Curci; Andrea invece lambì solo di striscio la prima squadra, per poi vivere alcune stagioni nelle classi minori, ma lascia uno splendido ricordo in tutti coloro che l’hanno conosciuto. Per questo affidiamo il ricordo di Andrea Servi a Valerio Virga, altro ragazzo uscito dal sempre florido vivaio della Roma e suo amico anche fuori dal campo. Ecco cosa ha voluto raccontarci in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

Qual è il tuo ricordo di Andrea? Sono molto contento di poterne parlare. Siamo entrambi di Monterotondo e siamo cresciuti nel settore giovanile della Roma. Andrea aveva due anni in più di me, ma abbiamo vissuto tutta la trafila insieme: andare agli allenamenti, la scuola, fino alla Primavera abbiamo fatto tutto insieme. Poi le strade si sono divise, ma lui era come un fratello per me. In quel gruppo c’erano anche calciatori oggi affermati come Aquilani e Curci, pure loro cresciuti insieme ad Andrea.

Tanti momenti vissuti insieme, come lo presenteresti a chi non lo conosceva? Cresciuto nel settore giovanile, aveva fatto anche qualche panchina con Capello e poi era passato nelle serie minori. Fuori dal campo si era creato una famiglia, con la moglie e una figlia di due anni. Purtroppo in un anno il tumore lo ha portato via. Su Internet ci sono tanti blog su di lui, gli hanno anche dedicato un libro e pure su Facebook si possono trovare i dialoghi che aveva con la figlia Angelica. Su Internet ha messo tutto, anche le sue cartelle cliniche e gli esami.

Era circondato da tanto affetto quindi? Sì, ho letto alcuni articoli veramente belli, anche se non era arrivato ai massimi livelli sarà ricordato da tantissime persone, quindi mi sembra giusto ricordare nel modo migliore un ragazzo che ha lottato anche contro la malattia, che purtroppo alla fine ha avuto la meglio.

Qual è il momento più bello che avete vissuto insieme? Sicuramente la sua prima panchina in prima squadra. Eravamo a Genova contro la Sampdoria, allenatore Capello, ultima giornata del campionato 2003-2004. Ricordo benissimo che io avevo il numero 40 e per me era la seconda o terza panchina, perché la prima l’avevo fatta in Uefa. Era un traguardo che raggiungevamo insieme dopo un lungo percorso. Di ricordi ce ne sono davvero tanti, ma leggere i nostri nomi sulle maglie, che quel giorno erano arancioni, resta indimenticabile.

Cosa voleva dire per voi essere cresciuti e poi arrivare fino in prima squadra con la Roma? Significa molto, perché siamo cresciuti proprio come fratelli in una sola famiglia, e anche quando lui ha cominciato ad andare in prestito nelle serie minori non ci siamo persi di vista. La differenza di categoria non contava, siamo rimasti legati e questa tragedia ora colpisce me e gli altri ragazzi di quel gruppo. Non si può scordare un ragazzo come Andrea. (Mauro Mantegazza)

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