NUOVA CALCIOPOLI (?) / News, Trapattoni: la sudditanza? Normale se vinci, anche ai miei tempi (16 ottobre 2014)

- La Redazione

Nuova calciopoli (?), anche Giovanni Trapattoni dopo Morgan De Sanctis ha parlato della sudditanza psicologica nei confronti della squadra più forte, ammettendone l’esistenza ai suoi tempi

BuffonDeSanctis
Gigi Buffon e Morgan De Sanctis in Nazionale (Infophoto)

Anche Giovanni Trapattoni ha parlato di sudditanza. Anche lui ha tirato in ballo l’argomento già chiacchierato da Morgan De Sanctis, in riferimento alle polemiche di Juventus-Roma. Il Trap, ai microfoni di Radio Kiss Kiss, ha parlato di quello che è stato il suo periodo da allenatore dei bianconeri: un decennio in cui ha vinto tutto. “La sudditanza? Io cercavo di dire ai mie giocatori di non trovare scuse e non adagiarsi; ma la sudditanza c’è sempre stata, anche quando io allenavo a Torino mi succedeva. E’ sempre così con la squadra che vince; l’arbitro può avere un sottile filo di preferenza, per esempio a volte evitava di ammonirmi quando mi agitavo in panchina”. Dopo De Sanctis, dunque, anche Trapattoni tira in ballo la sudditanza psicologica nei confronti della più forte; certo niente a che vedere con il grande rischio di una nuova Calciopoli, parola tornata a circolare oggi per bocca di Erick Thohir (senza però riferimenti diretti o specifici). 

Si gioca ancora, almeno nelle parole. Inevitabile: la grande rivalità andata in scena nella scorsa stagione si è prolungata a quella in corso e due settimane fa è sfociata nello scontro diretto di Torino, andato come tutti sappiamo. Cioè con la vittoria bianconera, e con un codazzo di polemiche infinite per l’operato di Gianluca Rocchi. A parlare oggi è Morgan De Sanctis, che sulla Gazzetta dello Sport è tornato su alcuni degli episodi del 5 ottobre scorso: “Ho ancora in mente il flash dopo il primo rigore per il fallo di mano di Maicon e dopo il gol di Totti: assurdo che quattro o cinque calciatori della Juventus debbano andare a protestare da Rocchi, che è bravissimo”. Un esempio per andare poi nel generale: “Prima di Calciopoli la classe arbitrale era poco libera, oggi lo è e quindi bisogna concedergli l’errore Non parlo di solidità intellettuale, ma purtroppo il sistema italiano si muove sulla base di leggi non scritte nelle quali il potente ha sempre ragione e gli si può concedere di tutto”. E torna quindi la parola sudditanza: “Esiste a livello psicologico” continua De Sanctis, che fa notare – avendo avuto un passato nell’Udinese – come in certe piazze si debbano accettare cose che “non ti sorprendono”, mentre in altre, ad esempio Napoli e Roma, si verificano meno. “Sulla Juventus bisogna valutare in termini generali: tutto quello che ha vinto in Italia non è proporzionale a quello che ha vinto all’estero, è qualcosa che fa riflettere”. Poi il portiere della Roma alza il tiro, riprendendo il motto bianconero: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta: “Dovrebbero aggiungere ‘e non ci interessa tanto come’. Non sto parlando di furti, dico solo che dovrebbero ammettere di essere stati fortunati e non trincerarsi dietro la tesi dell’accerchiamento”. A proposito: c’è anche una stoccata al collega ed ex compagno di Nazionale Gigi Buffon, che aveva fatto notare come lui non avesse mai inveito nelle sconfitte. “Evidentemente io e Gigi stiamo diventando anziani e forse stiamo perdendo la memoria. Lui in carriera ha avuto molte più vittorie che delusioni; gli juventini sbagliano a sentirsi perseguitati. Sono uguali agli altri, si comportano allo stesso modo degli altri; l’unica differenza è che vincono spesso in Italia”. Conclusione: “Posso certamente insegnare a Buffon come si perde, ma spero un giorno di insegnargli anche come si vince. Juventus-Roma non è finita qui.

(Claudio Franceschini)

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