Di Francesco esonerato/ Roma, Monchi e i risultati: cosa c’è dietro l’addio?

- Claudio Franceschini

Di Francesco esonerato, Roma: le ragioni dietro l’esonero del tecnico giallorosso all’indomani della sconfitta di Porto che ha sancito l’eliminazione agli ottavi di Champions League.

di francesco 2018 lapresse
Eusebio Di Francesco esonerato dalla Roma (LaPresse)

Cosa c’è dietro l’esonero di Eusebio Di Francesco dalla Roma? La notizia è del tardo pomeriggio di giovedì: le voci che volevano l’allontanamento del tecnico in caso di eliminazione dalla Champions League hanno trovato fondamento. Perso l’ottavo contro il Porto, Di Francesco ha salutato: la Roma ha comunicato l’esonero appena dopo le 18:00 del 7 marzo. Claudio Ranieri è pronto a rimettersi al timone giallorosso: lo aveva fatto ormai un decennio fa andando ad un passo dallo scudetto contro l’Inter di José Mourinho (e del Triplete), nel frattempo ha vinto una clamorosa Premier League con il Leicester – uno dei più grandi miracoli sportivi, recenti e non – e ha guidato la nazionale greca, il Nantes e il Fulham non con gli stessi esiti. Al centro del dipinto però non c’è il nuovo allenatore: c’è quello vecchio, il Di Francesco esonerato, sacrificato sull’altare dell’ansia per una qualificazione alla prossima Champions League che si sta allontanando. Almeno: questa sembra essere l’idea di fondo, ma nel cassetto buio della storia indiscrezioni, dietrologie e scenari paralleli cercano di uscire allo scoperto.

DI FRANCESCO ESONERATO: COSA C’E’ DIETRO LA DECISIONE DI PALLOTTA?

LA PRIMA IPOTESI: I RISULTATI

La prima ipotesi legata all’esonero di Eusebio Di Francesco è semplice e, a scanso di equivoci, diremo subito che è quella di fondo in ciascuna delle versioni: gli scarsi risultati di una squadra che nel giro di 36 giorni ha preso sette gol dalla Fiorentina (Coppa Italia), ha perso il derby di campionato (0-3) e ha salutato la Champions League. Senza troppi giri di parole, il ko del Do Dragao ha fatto traboccare il vaso di un malcontento diffuso, se è vero che James Pallotta avrebbe voluto cambiare già in ottobre, dopo la sconfitta interna contro la Spal. Nel frattempo la Roma aveva ripreso il passo e si era qualificata per gli ottavi in Europa, ma lo scivolamento al quinto posto della classifica di Serie A ha certificato come l’andamento fosse decisamente differente rispetto a quello dello scorso anno. Dunque, poichè il quarto posto diventa a questo punto fondamentale, si è deciso di provvedere prima che lo shock per l’uscita dalla Champions peggiorasse ulteriormente le cose.

LA SECONDA IPOTESI: I RAPPORTI

C’è però una seconda ipotesi, che è quella dei rapporti logori: uno spogliatoio che non seguisse più Di Francesco avrebbe potuto “imporre” l’esonero alla società, che avrebbe a quel punto deciso di non aspettare la fine della stagione per i motivi di cui sopra. Qui però concedete a chi scrive il beneficio del dubbio: negli ultimi giorni non si era mai avuto il sentore che anche solo uno sparuto gruppo di giocatori si fosse messo di traverso. Anzi: le dichiarazioni di Daniele De Rossi, uno che un certo peso ce l’ha non fosse per la fascia di capitano e la storia nella Roma, aveva chiaramente lasciato intendere come la squadra remasse nella stessa direzione, che era poi quella verso la quale guardava e navigava l’allenatore (e allo stesso modo aveva parlato Francesco Totti, in toni forse ancor più pro-Di Francesco). A meno che i rapporti esauritisi non riguardassero la dirigenza; questa però è un’altra storia, che riguarda l’ipotesi numero tre.

LA TERZA IPOTESI: IL DESTINO DI MONCHI

Ovvero, il destino di Di Francesco legato a quello di Monchi. In ottobre, a “salvare” il tecnico dall’esonero era stato il direttore sportivo spagnolo convinto del progetto; come già detto, Pallotta avrebbe volentieri deciso per un altro allenatore. Cosa sarebbe cambiato oggi? Probabilmente non la visione di Monchi riguardo Di Francesco, quanto piuttosto il futuro del dirigente: non è un segreto di Pulcinella che l’approdo dell’iberico all’Arsenal, dove tornerebbe a lavorare con Unai Emery, sia più di una possibilità. Senza più la “protezione” del DS (della serie: “A questo punto è indifferente, tanto a giugno saluto anch’io”), era solo questione di tempo – e di qualche risultato negativo – prima che la bolla scoppiasse. Uno scenario che ovviamente potrebbe non essere affatto legato al nervosismo post-Porto da parte dello stesso Monchi (per il quale, evidentemente, i motivi sono ben chiari).

Le tre ipotesi certamente possono essere collegate: quello che non è chiaro nell’esonero di Di Francesco è il perchè la società abbia indirizzato il calciomercato estivo verso una serie di giocatori inerenti al progetto tecnico in corso (Zaniolo, Cristante, Justin Kluivert) per poi cambiare a stagione in corso. In più, non è chiaro come il discrimine possa essere una partita persa sul filo di lana per un paio di episodi al limite. A meno che ovviamente non ci sia una visione più complessa e globale: un allenatore pronto a prendere il timone della Roma (Maurizio Sarri? Paulo Sousa, già in ballottaggio per questa primavera e sondato nel 2017?) e con il quale si potesse impostare un discorso in prospettiva, senza troppe pressioni. Da questo punto di vista Claudio Ranieri somiglia davvero molto ad un traghettatore; lui un esonero simile lo aveva subito ai tempi della Juventus, quando la paura di perdere la Champions League era servita da pretesto per anticipare il progetto Ciro Ferrara, andato più che male e replicato poi con Antonio Conte (con ben altri risultati). Sia come sia, le ultime 12 giornate di campionato ci diranno in qualche maniera se la Roma abbia agito bene o male, sempre che si possa fare una distinzione del genere: spesso e volentieri, nel mondo del calcio le cose vanno guardate più ad ampio raggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA