FINAL FOUR EUROLEGA/ Messina esclusiva: Siena – Panathinaikos che sfida. Il mio futuro? Potrei smettere…

- La Redazione

ETTORE MESSINA uno degli allenatori più importanti e forti in circolazione analizza la finale Eurolega che prende il via oggi. Toscani favoriti anche se sarà dura battere i greci

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Ettore Messina (Foto Ansa)

Ettore Messina da allenatore ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Ha diretto alcuni fra i club più titolati e importanti del mondo. A Marzo ha terminato la sua esperienza con il Real Madrid e nonostante la ferita sia ancora fresca, accetta di analizzare con ilsussidiario.net la Final Four di Eurolega, che prende il via questo pomeriggio. Rivelando un clamoroso retroscena: potrebbe decidere di mollare tutto.

Messina, chi vede favorita per la vittoria finale in Eurolega?

Siena e Panathinaikos dovrebbero avere qualcosa in più e dunque hanno più possibilità di conquistare la vittoria anche se una sola delle due formazioni potrà accedere alla finalissima. In queste partite, però, sono i dettagli a fare la differenza soprattutto perché il livello è alto e le differenze sono minime.

La Montepaschi le sembra pronta per il salto di qualità? Quali sono le possibilità di Siena in queste Final Four?

Siena già da tempo gioca alla pari con le grandi d’Europa e si esprime ad altissimo livello. Già nel 2003 contro Treviso aveva sfiorato la finale. La squadra di Pianigiani ha tutte le carte in regola per potersela giocare a questi livelli e può arrivare fino in fondo. Dovrà solo giocare come sa. Poi sono i particolari a fare la differenza. Grande merito della Mens Sana è avere un organico straordinario dove tutti i giocatori sono importanti e valorizzati,

Chi può risultare decisivo per i toscani?

Mclalebb è forse quello che, in condizioni di forma eccellenti, può fare la differenza

E come vede il Real?

Non saprei e non vorrei commentare: sarebbe indelicato parlarne dopo due mesi…

Cosa è successo in Spagna? 

A Madrid a un certo punto si è creata una situazione per cui non si tirava tutti dalla stessa parte: il contesto non mi permetteva di lavorare serenamente.

Passiamo ora all’Italia. Cosa ne pensa delle difficoltà del movimento cestistico nostrano. Come se ne esce?

Ci sono indubbiamente voci più autorevoli della mia sull’argomento, primo tra tutti Dino Meneghin. Io penso che molto dipenda dalla formazione dei giovani giocatori e dalla possibilità di coordinare meglio i vari campionati, ad esempio la A2 dovrebbe essere più sfruttata, come possibilità di sviluppo per i giocatori.

 

Insomma un modello che si avvicini alla D-League, la lega di sviluppo americana?

No, piuttosto più simile alla NCAA

 

Ha idee sul suo futuro? La vedremo a breve su una panchina italiana?

Al momento sto cercando di capire e valutare se è il caso di tornare ad allenare, una scelta può essere anche quella di smettere. Certo mi piacerebbe tornare e per questo cerco una squadra dove ci siano tranquillità e obbiettivi comuni.

 

Il ruolo dell’allenatore negli ultimi anni viene spesso avvicinato a quello del motivatore, cosa ne pensa un amante del gioco e della tecnica come lei?

Nel momento in cui l’allenatore non allena più ma si limita ad un ruolo di preparatore psicologico è snaturato e perde il vero significato del suo ruolo.

 

(Giacomo Rampinelli)

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