BASKET/ Ugo Francica Nava: “Siena resta il top, Cantù una bella realtà. Milano? Rifondare per ripartire” (esclusiva)

- La Redazione

In esclusiva a ilsussidiario.net è intervenuto Ugo Francica Nava, noto giornalista sportivo ed esperto di basket, per fare un preciso punto della situazione sul basket italiano.

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Pianigiani, tecnico Siena (Foto: Ansa)

Non sarà facile togliere a Siena lo scettro di squadra più forte d’Italia, ma Milano e Cantù si stanno attrezzando per farlo. Il mercato non conosce soste e porta con sè rivoluzioni epocali, che fanno sognare alcuni tifosi ma che lambiscono solamente altri club, alle prese con società allo sbando o situazioni economiche complesse, che lanciano ombre scure sul futuro. Il basket italiano vive una fase convulsa e, per fare chiarezza, è intervenuto in esclusiva a ilsussidiario.net Ugo Francica Nava, noto giornalista sportivo de La7, per fare con noi il punto della situazione sul momento che questo sport sta attraversando.

L’Armani Jeans ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione…

Milano è arrivata ad un punto in cui non si poteva far altro che cambiare radicalmente. L’Armani è chiamata a fare quel salto di qualità definitivo che l’ambiente e la storia le chiedono. E per farlo deve rivoluzionarsi.

Per rifondare si è affidata a Scariolo. E’ l’uomo giusto?

L’uomo scelto per fare questo salto è sicuramente il più adatto in assoluto. Scariolo arriva con la promessa della società di avere “carta bianca” e la dirigenza ha intenzione di lasciar lavorare chi ha sempre dimostrato di saperlo fare al top.

Come valuta i primi acquisti?

Le prime scelte mi sembrano significative, importanti e danno il “la” ad una vera e propria rivoluzione: dato che il progetto di transizione di Milano in questi anni ha, di fatto, fallito, ecco che provare a rivoluzionare tutto può avere un senso. Ma sia chiaro: ci vuole pazienza, dedizione e serenità. I risultati non possono arrivare in tre mesi: Milano deve pensare a lungo termine e darsi un paio d’anni per tornare al top assoluto.

Siena ha vinto il suo 5° scudetto consecutivo: l’anno prossimo ci aspetta l’ennesima cavalcata trionfale dei toscani?

Possibile, se non probabile. Sono in molti a chiedersi cosa succederà l’anno prossimo dopo che Siena consoliderà ulteriormente gli equilibri della squadra. Però ci sono due fattori da prendere in considerazione: l’età di alcuni uomini chiave – come Stonerook – che non sarà più verdissima e il fatto che Cantù ha dimostrato che Siena può essere messa alle corde e battuta.

Siena resta comunque la favorita?

Credo che partire convinti che Siena debba essere, per forza, la dominatrice assoluta e incontrastata significhi partire sconfitti. Certo, per fermare Siena bisogna giocare al 100% mentre ai toscani può bastare il 75%, ma lo spirito messo in campo da Cantù in finale scudetto è la dimostrazione evidente che a Siena si possa fare male.

Cantù rimarrà la cenerentola del campionato o potrà fare il salto definitivo?

Cantù è stata l’unica squadra in grado di contendere a Siena tutte le competizioni italiane, per cui il ruolo di “cenerentola” non si addice affatto agli uomini di Trinchieri. Essere due gradini sotto Siena non vuol dire essere degli outsider, ma significa essere la seconda migliore squadra d’Italia. Sono persuaso che la storia di Cantù proseguirà anche l’anno prossimo.  

 

Roma sta vivendo un momento difficile, anche dal punto di vista societario. Che futuro attende la squadra capitolina?

A Roma manca un progetto serio, chiaro, che guardi al futuro: la Virtus è l’esempio lampante della squadra che avrebbe bisogno di una profondissima rivoluzione, anche a rischio di ritrovarsi invischiata nella lotta salvezza o finire per un paio di stagioni in A2. E’ arrivato il momento di cambiare, perchè Roma deve togliersi quella nomea di “luogo di villeggiatura” dove i giocatori vanno a  svernare, si impegnano poco e fanno il minimo indispensabile. Ci vuole chiarezza totale, a partire da Toti. Rifondare per ripartire: è necessario, a cominciare dai vertici della società.  

 

Djordevic a Treviso: quanto conterà la sua esperienza, soprattutto in un momento in cui la famiglia Benetton sembra sul punto di lasciare la squadra?

Io non darei per certo l’addio della famiglia Benetton da Treviso: certo, se realmente dovesse accadere sarebbe un colpo durissimo e l’onda lunga di questo addio potrebbe ripercuotersi per tanto tempo sull’ambiente, ma non lo darei per scontato. 

 

Djordevic la convince?

L’esperienza accumulata da Djordevic servirà a dare un contributo in saggezza, lungimiranza e programmazione che farà del bene non solo a Treviso ma a tutto il basket italiano, che soffre terribilmente della mancanza di progetti a lungo termine. Tutti sono impegnati a guardare e valutare le cose di anno in anno: un uomo che ha l’esperienza per guardare avanti e ha voglia di investire per il futuro non può che rappresentare una ventata di positività per il mondo del basket.

 

Siena e Milano in Eurolega da protagoniste o da comprimarie?

La distanza tra Siena e i top club europei è tutt’altro che abissale e penso che l’anno appena passato sia stato la dimostrazione di questo gap che va colmandosi. Per Milano il discorso è diverso, soprattutto per la mentalità che bisogna avere quando si gioca in Europa: Milano deve ancora crescere da questo punto di vista, ma il nuovo coach conosce l’ambiente europeo alla perfezione e questo può essere un fattore importante.

Cosa ne pensa dei gironi di Eurolega?

Quando si gioca contro i top club europei non puoi perdere neanche un minuto a pensare che il sorteggio poteva andare meglio, peggio o diversamente. Quando sei lì a giocarti l’Europa devi giocare al massimo e basta.  

 

Cosa servirebbe per colmare definitivamente questo gap?

Un campionato italiano più competitivo, perchè Siena ha sempre pagato in Europa quell’incapacità a “raschiare il fondo del barile” che si impara in partite di campionato sofferte e combattute. Un campionato italiano in cui il dominio di Siena venisse messo in discussione sarebbe, paradossalmente, la cosa migliore che potrebbe capitare ai toscani. 

 

Come valuta il lavoro di Meneghin alla guida della Federazione Italiana Basket?

Soltanto uno come lui poteva avere il coraggio di prendere in mano una patata così bollente come la federazione italiana basket. Ci sta mettendo faccia, carisma e autorevolezza, ma il compito è veramente difficile, soprattutto in un ambiente dove le spinte centrifughe dalla figura del presidente della federazione sono fortissime.

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