FORMULA 1/ Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin: i precedenti in America

- La Redazione

Domenica ad Austin si disputerà il Gran Premio degli Stati Uniti di Formula 1: in attesa del duello Alonso-Vettel, ripercorriamo le tappe del rapporto complicato tra la F1 e gli Usa

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La partenza del Gran Premio a Indianapolis nel 2006 (Infophoto)

Domenica la Formula 1 sarà impegnata ad Austin, in Texas, con il Gran Premio degli Stati Uniti, penultimo appuntamento di una stagione molto avvincente e che certamente ci aiuterà a capire meglio chi potrà vincere il Mondiale 2012 tra Sebastian Vettel e Fernando Alonso, con il pilota tedesco della Red Bull che ha 10 punti di vantaggio sullo spagnolo della Ferrari e dunque potrebbe già chiudere il campionato senza attendere Interlagos – ma a patto di guadagnare altre 15 lunghezze di vantaggio. Il ritorno del Campionato iridato negli Stati Uniti dopo 5 stagioni di assenza (e su un circuito inedito) offre però l’occasione di andare a ripercorrere il tormentato rapporto tra gli Usa e la , sport che non è mai davvero entrato nel cuore degli americani, appassionati alle loro categorie.

Il Mondiale di Formula 1 nacque nel 1950, e da quell’anno fino al 1960 fece parte del calendario iridato la leggendaria 500 Miglia di Indianapolis. A dire il vero, però, i protagonisti europei del Mondiale quasi mai partecipavano alla gara – troppo diversa, e troppo costosa la trasferta – che rimaneva come una eccezione nella stagione, dal momento che dall’altra parte i piloti americani che vi partecipavano non venivano in Europa per gli altri Gran Premi. Così, già dal 1959 fu introdotto un Gran Premio degli Usa su un circuito adatto alle monoposto di Formula 1, che nel primo anno fu Sebring, nel 1960 Riverside e a partire dal 1961 per molti anni Watkins Glen. La gara divenne un appuntamento fisso per molti anni, e non portava molta fortuna alla Ferrari (che vinse per la prima volta con Lauda nel 1975). Nel 1976 si decise di raddoppiare gli appuntamenti negli Usa: Watkins Glen – che è vicina a New York – ospitò così il Gran Premio degli Stati Uniti-Est, mentre nella californiana Long Beach fu introdotto il Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest, che si disputò fino al 1983. Nel frattempo a Watkins Glen si corse fino al 1980, poi la gara saltò per un anno a causa di problemi economici e tornò nel 1982, ma a Detroit, dove si corse fino al 1988. Dal 1984 fino a quell’anno la denominazione fu di Gran Premio di Detroit, perchè non c’era più la gara a Long Beach. Nel 1981 e nel 1982 ci fu addirittura un altro appuntamento in terra americana, il Gran Premio di Las Vegas – che si disputava nell’immenso parcheggio del celeberrimo hotel Caesars Palace.

Nel 1984 invece (uscita di scena Long Beach) alla gara di Detroit fu affiancato un Gran Premio che si disputò a Dallas, ma che rimase un ‘atto unico’. Vi state perdendo? In effetti, il rapporto tra il Circus e gli Usa non è mai stato facile. Dal 1985 si tornò ad un unico appuntamento, che fino al 1988 si tenne appunto a Detroit, e dal 1989 al 1991 a Phoenix, sull’ennesimo tracciato cittadino ed estemporaneo. Ma quello che continuava a mancare era il seguito di pubblico, così la Formula 1 abbandonò gli States dal 1992 al 1999, e il Gran Premio degli Usa rientrò in calendario solo nel 2000, con il ritorno ad un Indianapolis, su un tracciato che sfruttava solo in parte il mitico Ovale. Questa soluzione durò per otto edizioni, sei delle quali furono vinte dalla Ferrari, e cinque da Michael Schumacher. Da ricordare le edizioni del 2002 (quando la Ferrari tentò di fare arrivare a pari merito i suoi due piloti, ma Barrichello sopravanzò il capitano per pochi millesimi) e del 2005, quando per seri problemi alle gomme Michelin corsero soltanto le scuderie gommate Bridgestone. Dopo l’edizione del 2007 si dovette constatare il fallimento anche di questa soluzione, e per quattro anni gli Usa sono rimasti di nuovo fuori dal calendario. Adesso debutta Austin, e potrebbe scrivere subito una pagina importante di questo Mondiale.

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