Ayrton Senna/ Il ricordo di Cesare Fiorio nel ventesimo anniversario della morte (esclusiva)

- int. Cesare Fiorio

Ayrton Senna, il ricordo di CESARE FIORIO nel ventesimo anniversario della morte del leggendario campione brasiliano di Formula 1, a Imola il 1° maggio 1994 (esclusiva)

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Ayrton Senna (Infophoto)

Imola, 1° maggio 1994. Vent’anni dalla morte di Ayrton Senna, che ci lasciò a causa di un incidente nel corso del Gran Premio di San Marino al volante della sua Williams. Vent’anni dall’addio del pilota che molti considerano il più grande di tutti i tempi nella storia della Formula 1. Un campione assoluto, una autentica leggenda di questo sport, che è rimasto nel cuore di tutti gli appassionati per le sue grandi vittorie, le sue imprese, la sua straordinaria abilità sul bagnato, i suoi bellissimi duelli con gli altri campioni dell’epoca, soprattutto Alain Prost ma anche Nigel Mansell e Nelson Piquet. I numeri ci raccontano di 41 Gran Premi vinti, 65 pole position, 80 podi e soprattutto tre titoli mondiali, nel 1988, 1990 e 1991, sempre al volante della McLaren. I numeri però non bastano: Senna era un personaggio unico, irripetibile, che ha conquistato anche chi non l’ha mai conosciuto. Per parlarci di chi era veramente Ayrton Senna abbiamo sentito Cesare Fiorio, direttore sportivo della Ferrari dal 1989 al 1991, che provò invano a portarlo a Maranello. Eccolo in questa intervista esclusiva per IlSussidiario.net.

Che ricordo ha di Senna? Un grande pilota, secondo me il più grande di tutti i tempi!
Perché? Perché ha dimostrato di essere il più forte in un’epoca della Formula 1 in cui correvano piloti eccezionali che hanno vinto tutti il titolo mondiale, come Prost, Piquet e Mansell.
Cosa aveva di speciale come pilota? Sapeva vincere in qualsiasi condizione, qualsiasi situazione, era una cosa veramente straordinaria…
Senna è mai stato vicino a guidare per la Ferrari? Quando io ero direttore della Ferrari cercai di portarlo a Maranello. L’accordo era vicino: dopo il Gran Premio del Brasile 1990 vinto dalla Ferrari con Prost, in cui Ayrton arrivò terzo, lui mi venne a prendere e andammo a casa sua a San Paolo, dove discutemmo anche i termini del suo passaggio alla Rossa. Purtroppo non si riuscì ad arrivare alla conclusione della trattativa, e l’anno dopo io me ne andai dalla Ferrari.
Com’era Senna al di fuori della Formula 1? Era come Alonso oggi: faceva del suo sport la cosa principale. Poi, come tutti i ragazzi giovani, amava la vita e voleva gustarla fino in fondo.
Un simbolo per il Brasile non solo sportivo… Direi di sì. Per il Brasile non era solo un campione, ma un autentico mito entrato nella storia dello sport brasiliano e nel cuore della gente.
Cosa pensa del suo incidente mortale?

In Formula 1 purtroppo possono succedere delle tragedie. E’ anche vero che un tribunale ha stabilito che la causa della morte di Senna fu dovuta a un cedimento della Williams. Non credo che altrimenti il pilota brasiliano sarebbe morto.
Perché è ancora ricordato, anche dai ragazzi di oggi che non l’hanno conosciuto? Perché ha fatto la storia della Formula 1. E’ stato unico, irripetibile, semplicemente era Ayrton Senna… (Franco Vittadini)

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