BIOGRAFIA IBRA/ Ibrahimovic: All’Inter non si vinceva per colpa dei clan

- La Redazione

Se all’Inter non si vinceva nulla era tutta colpa delle divisioni tra brasiliani e argentini (e non solo). Lo scrive Zlatan Ibrahimovic nella sua biografia, che riferisce di un incontro…

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Ibrahimovic esulta dopo la rete del vantaggio (Foto Ansa)

Zlatan Ibrahimovic ha militato nell’Inter dal 2006 al 2009. Con la maglia nerazzurra ha collezionato in tutto 66 reti in 117 presenze, vincendo tre scudetti e due supercoppe Italiane. Prima di lui, il club di via Durini non vinceva da molto; ecco, quindi, che il suo arrivo fu assolutamente dirompente. E non solo per l’impatto a livello tecnico, a suon di gol e belle prestazioni, ma anche per il suo ruolo da leader. Ruolo che lo portò – come scrive nell’autobiografia “Io, Ibra”, nelle librerie italiane dal prossimo weekend – a denunciare una difficile situazione in atto nello spogliatoio nerazzurro. “Era diviso in clan”, racconta lo svedese, cresciuto nel ghetto di Rosengard, dove invece la mescolanza tra popoli era un fatto abituale. Alla Pinetina no: da una parte i brasiliani, dall’altra gli argentini, e poi tutti gli altri. L’idea di Ibra, giustamente, è che le squadre, tutte quante, rendano meglio laddove c’è coesione, come alla Juve o all’Ajax. Allora l’inquieto bomber andava in giro e chiedeva a tutti: “Cos’è questa storia? Perché state lì seduti tra di voi come dei bambini?”. Barriere invisibili, le definiva Ibra. Questo lo spinse ad andare a parlare con il presidente Moratti, visto che l’Inter “non vinceva il campionato da secoli. Dovevamo essere dei perdenti solo perché la gente non aveva voglia di parlarsi?”. Moratti gli rispose di no, e lo svedese si incaponì nella sua battaglia per “rompere questi dannati clan”. Solo con uno spogliatoio unito, si disse, si può tornare a vincere. E così fu. Ibra vinse e convinse. Una volta si aggiudicò anche il titolo di capocannoniere, nel 2008-09, con 25 reti. Con Mancini prima e Mourinho poi fu il punto di riferimento avanzato della squadra, segnando gol a grappoli e decidendo un gran numero di partite. Nell’estate 2009, però, si ebbe l’improvvisa rottura, con tanto di passaggio al Barcellona. I blaugrana versano all’Inter 50 milioni più il cartellino di Eto’o: per molti l’affare del secolo, visto ciò che il camerunense farà vincere ai nerazzurri. In Catalogna, invece, fu un mezzo disastro per Ibra. Non tanto a livello di reti, quanto di ambientamento. Cosa lo svedese pensasse di Guardiola, definito sarcasticamente “il filosofo”, è cosa ormai arcinota.

Servirà il Milan per rilanciare la sua carriera. Manco a dirlo, sarà scudetto al primo colpo. Anche se la Champions rimarrà e rimane tuttora il suo più grande cruccio.



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