SAMPDORIA INTER/ Il ritorno di Pazzini in una gara da capolinea stagionale

- Stefano Rissetto

Stasera il Pazzo ritorna a Genova da avversario

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Foto Ansa

In meno di un mese la gente doriana si è vista srotolare una pellicola impensata. Cassano e Pazzini a Marassi, certo, ma con maglie a righe verticali. Il Milan è passato – e ha vinto – a gennaio in Coppa Italia; ora è la volta dell’Inter, per una gara che racchiude splendori e miserie del mercato permanente. Il giocatore che ha segnato tuttora l’ultimo gol in trasferta della Samp, il 21 novembre a Lecce, proverà stavolta a riscriversi in nerazzurro: e Pazzini, nella notte di vigilia in un cinque stelle di Via Corsica, poco distante dall’ufficio dove Paolo Mantovani aveva costruito la sua fortuna di broker petrolifero e, di riflesso, quella della squadra blucerchiata, attende di conoscere l’atteggiamento del pubblico che era stato suo. Cassano, giudicato reo di lesa maestà presidenziale, era stato mantecato di fischi e insulti. Meno controverso nei dettagli, perché puramente mercatorio, era l’addio di Pazzini: ma Garrone, tacciando l’attaccante azzurro di voglia di migrare e scarso impegno nella prima parte di stagione, ha indetto un altro referendum popolare dopo quello vinto sull’ex figlioccio. Ma i dettagli umani sono minima parte di una gara che rischia di rappresentare un comune capolinea progettuale. Un pareggio scontenterebbe entrambe, per quanto un risultato asimmetrico saprebbe di condanna per la sconfitta. L’Inter, appena sottomessa dal Bayern, si troverebbe alle prese con la concreta prospettiva di un “triplete” negativo: comune la lusofonia, opposto il significato nel passaggio – via Benitez – dal portoghese Mourinho al brasiliano Leonardo.

Quanto al Doria, ha detto tutto Ficcadenti, tecnico del Cesena, che verrà a Marassi la settimana prossima: «Per salvarmi faccio la corsa sulla Sampdoria, che non è attrezzata mentalmente a lottare per non retrocedere». La sfida tra blucerchiati e romagnoli, infatti, potrebbe assumere un peso specifico immane, benché il pari di Firenze abbia rivitalizzato una Samp che da qualche tempo non sa più segnare. Quello era infatti il mestiere dei due attaccanti della Nazionale, partiti in breve scansione: Cassano addirittura col metodo antikeynesiano della cessione onerosa, Pazzini per una contropartita tale da indurre tutti a pensare quel che ha detto Roberto Vecchioni, nella prima intervista dopo la vittoria a Sanremo, presentando per il mio “Corriere Mercantile” un’altra trasferta in Liguria, quella a Genova della sua squadra del cuore: «Questa è la prima volta che un mercante milanese ha la meglio su un collega genovese».

 

Senza i “gemelli” che avevano fatto sognare ai tifosi doriani il ritorno dei tempi di Mancini e Vialli, la classifica è appassita e ora l’unico obiettivo possibile, per ammissione stessa di Di Carlo, è quello della permanenza in serie A. Traguardo che, una volta conseguito, indurrà il presidente Garrone a investire per aprire un nuovo ciclo, sia pur modicamente focalizzato sulla colonna sinistra della classifica. Moratti, fresco sovventore del bilancio blucerchiato, vuole invece evitare di chiudere il suo, vincente e vecchio di nemmeno dodici mesi. Perciò mai come stavolta a Marassi sarà una partita diseguale: chi vince, sarà condannato a vincere ancora. Chi invece perde, va incontro a qualcosa di più di una sconfitta.



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