CALCIOPOLI/ 3. L’interista: ok, restituiamo lo scudetto, ma ora un’indagine a 360°

- Gianni Credit

Intercettazioni pubbliche di tutti, un’indagine seria che non veda coinvolte solo poche società. E’ questa la provocazione di GIANNI CREDIT, tifoso nerazzurro, per voltare veramente pagina

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Curva Inter con scudetto numero 17 (Foto Ansa)

Buttiamola un po’ in politica, lanciamo il pallone direttamente nella grande arena mediatico-giudiziaria, per vedere l’effetto che fa: non sono forse le intercettazioni telefoniche l’immancabile ingrediente-re dell’ultimo scampolo di Calciopoli? E allora proviamo a giocare davvero col calcio-metafora, in un’ Italia contemporanea in cui lo scudetto 2006 dell’Inter non è certo merce più vile o trascurabile del Bunga Bunga del premier o delle “spectre” di turno, si chiamino P3 o P4. Disputiamo Calciopoli sul serio, tentando nuovamente un’operazione civile (ardua, ma non si sa mai): rendere edotti tutti – sulla pelle di una passione sportiva collettiva e robusta – di cos’è oggi “giustizia” e di come funziona. Utilizziamo Calciopoli come test finale dei meccanismi giudiziari (e sociali) del paese “qui e ora”: seguiamone alla lettera gli standard correnti. Senza neppure domandarci più perché alcuni italiani siano intercettati e altri no, perché alcuni sempre e altri mai, chiediamo almeno di leggere tutte-tutte le intercettazioni disponibili. Consideriamole tutte “rilevanti” e mai “decontestualizzate“: i brandelli (pubblicati) delle telefonate agli arbitri di Giacinto Facchetti; e la massa delle 15mila chiamate (registrate in gran parte indisponibili) di Luciano Moggi, il direttore generale di quella Juventus che oggi chiede la sua parte di giustizia dall’Inter. Per non parlare delle telefonate del noto industriale che oggi è il padrone della Fiorentina: la cosiddetta “giustizia sportiva” lo ha condannato a suo tempo a una pena pari alla metà di quella (massima) riservata al “Grande Satana” bianconero: eppure non abbiamo mai letto neppure un virgolettato, un brogliaccio mal trascritto.

Esattamente come, nell’estate del 2005, ci siamo dilettati a leggere paginate di colorite conversazioni di Stefano Ricucci & C, che volevano scalare la Bnl e Rcs, di cui il “patron” della Fiorentina era importante azionista: ma di come quest’ultimo e i suoi soci si siano difesi, di cosa si dicessero, di chi chiamassero, di come la pensassero di chi, continuiamo a non sapere nulla. Ci siamo convinti che il paese fosse diviso in sgangherati “furbetti del quartierino” e gentlemen irreprensibili e la giustizia penale ha poi “confermato”: Ricucci e Fiorani sono finiti davvero in carcere, mentre la Bnl è stata venduta ai francesi, con vero profitti dei gentlemen, che hanno potuto mantenere il controllo della Rcs.

 

Proprio sul Corriere della Sera, Mario Sconcerti ha scritto, a metà fra la proposta, la previsione e l’auspicio: l’Inter si tenga questo suo scudetto “bacato”, ma non si sottragga alla giustizia sportiva (qualche punticino di penalizzazione?). No, rovesciamo il discorso: l’’Inter restituisca il titolo 2006, ma pretenda una Calciopoli seria: chieda la riapertura del dossier Juventus e di tutti gli altri dossier, chieda la pubblicazione di tutte le intercettazioni, chieda nuove indagini su tutti, Inter compresa. Parola di cittadino-interista.

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