FC INTER/ Stramaccioni si racconta: il complimento più bello? Ce l’hai fatta dal nulla

- La Redazione

Andrea Stramaccioni si racconta a Sette: i segreti della rapidissima ascesa da ‘signor nessuno’ ad allenatore dell’Inter, con il dolore dell’infortunio che gli stroncò la carriera in campo

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Andrea Stramaccioni, allenatore Inter (Infophoto)

Meno di un anno fa era un emerito sconosciuto, oggi è uno dei personaggi più importanti del calcio italiano. Stiamo parlando naturalmente di Andrea Stramaccioni, l’allenatore dell’Inter. Dopo una brillante carriera da allenatore delle giovanili della Roma, conquistando numerosi successi, nell’estate del 2011 decise di passare all’Inter, fortemente voluto da Ernesto Paolillo per guidare la Primavera (che in giallorosso era ed è allenata da Alberto De Rossi). La stagione inizia bene, e i giovani nerazzurri conquistano domenica 25 marzo la ‘Next Generation Series‘. Lo stesso giorno, l’Inter perde contro la Juventus e il presidente Moratti decide di esonerare l’allenatore Ranieri, decidendo di affidare la prima squadra proprio al giovane mister della Primavera – più giovane di capitan Zanetti. A quasi tutti gli addetti ai lavori sembra un semplice traghettatore, ma convince fin da subito tutto l’ambiente nerazzurro, e così a maggio arriva la decisione definitiva: l’allenatore dell’Inter resta Stramaccioni. Il resto è storia recente: l’Inter di ‘Strama’ è seconda in classifica, si è già qualificata in Europa League, ha infilato dieci vittorie consecutive (in assoluto e in trasferta) e ha battuto sia il Milan sia la Juventus. Il tecnico dell’Inter ha raccontato a Sette, inserto del giovedì del Corriere della Sera, come è arrivato fino a qui. Il momento decisivo della sua vita è stato l’addio forzato al calcio giocato quando era un promettente difensore delle giovanili del Bologna, a causa di un grave infortunio al ginocchio destro: “E’ stato il passaggio più triste della mia giovane vita. È stato come se, in un colpo solo, si fosse infranto tutto. Sogni di arrivare in serie A, ma soprattutto desideri giocare. Ancora adesso, dopo un po’ che tiro calci al pallone, mi si gonfia il ginocchio. Ero ingrassato tanto, 15 chili. Ero giù. Mi hanno aiutato la mia famiglia e lo studio”. Il mister, infatti, è laureato in Legge. Secondo Stramaccioni, la sua vicenda può essere un messaggio per tutti: “Nel mio piccolo il messaggio della vicenda è che anche in Italia un allenatore che non era un giocatore famoso, o che non è un figlio d’arte, può arrivare in un grande club. ‘Ce l’hai fatta dal nulla’ è il complimento più bello che possono farmi”. Ma ora bisogna pensare al presente, che per Strama è decisamente di successo: “L’intuizione fortunata sui cambiamenti di ruolo di alcuni giocatori è stata un denominatore comune della mia vita professionale”.

La gavetta sui campi di terra e il fatto di aver fatto l’osservatore per club professionistici sono i fattori che ritiene decisivi nella sua formazione come allenatore. Tornando allo studio, Stramaccioni sostiene che sia importante anche per sfondare come calciatori: “Sì, perché ti insegna il metodo, lo dico sempre ai miei giocatori. I ragazzi in questo momento storico hanno più agevolazioni e spesso la voglia di arrivare, calcisticamente, è data da quanta fame hai. Di questa fame, ne vedo mediamente meno in Italia”. Di sicuro il discorso non vale per Javier Zanetti, ragazzino di 39 anni: “È al di là dell’umano: il primo ad arrivare, alla fine di ogni allenamento si ferma a fare ginnastiche preventive e posturali. Questo secondo me è il segreto della sua capacità di giocare, dopo 20 anni di Inter, ogni partita come se fosse la prima o l’ultima”. Forse la stessa cosa non si può dire di Antonio Cassano, ma anche con lui il mister ha un grande feeling, che spiega così: “Con Cassano parliamo la stessa lingua, quella della strada, quella con cui si guadagna il rispetto sotto casa”.



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