INTER/ Burgnich: la crisi dell’Inter? Tutta “colpa” di Mourinho! Ecco come ripartire (esclusiva)

- La Redazione

Nell’intervista esclusiva concessa a ilSussidiario.net, Tarcisio Burnich analizza la stagione dell’Inter, bilanciando delusioni, speranze attuali ed aspettative per il futuro nerazzurro

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Andrea Stramaccioni (Infophoto)

INTER, IL PUNTO CON TARCISO BURGNICH. Quando ci si avvicina ad una leggenda dell’Inter come Tarcisio Burgnich, è quasi inevitabile farlo con un minimo di deferenza. Scelta sbagliata, invece. Si rimane sinceramente colpiti, infatti, dalla sua umiltà, dalla sua modestia. Parlare con lui ha davvero il sapore del calcio d’antan. L’enorme palmares – 5 scudetti (di cui 4 con la Grande Inter), 2 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali ed un Europeo con la Nazionale – non gli pesa, né lo fa pesare. Approfittando della sua disponibilità, abbiamo stilato quindi un bilancio – provvisorio, naturalmente – dell’annata interista: un’annata disgraziata assai, nata male e proseguita peggio. I motivi? Ce li svela Burgnich in quest’intervista esclusiva, rilasciata ai microfoni deIlSussidiario.net

Allora, Burgnich, partiamo dall’arrivo del giovane Stramaccioni: scelta giusta o troppo istintiva, alla Moratti diciamo?

Guardi, è presto per dirlo, ma in ogni caso dipende sempre dalla squadra. Io penso che i giocatori le qualità ce le abbiano, poi è chiaro, dovranno essere bravi loro ad aiutare ‘sto ragazzo (testuale, ndr).

Ma l’Inter attuale non le sembra un po’ alla frutta?

Ma no, non direi. Molti di loro hanno 32, 33 anni, mica sono tanto vecchi, in fondo. Il problema è questo: che magari uno tira e l’altro molla. Non tutti evidentemente hanno remato nella stessa direzione, come accadeva con Mou.

Ecco, Mourinho: uno spettro che ha perseguitato tutti gli allenatori venuti dopo di lui, da Benitez a Ranieri…

Chissà, forse era inevitabile, del resto Mourinho è un volpone. Sono sicuro che ora non tornerebbe mai, in questo momento sarebbe troppo difficile tornare a vincere, anche per uno come lui. Magari potrebbe tornare tra qualche anno, chissà. Diciamo che il portoghese ha messo in atto quel che diceva sempre il grande Allodi: “Quando hai vinto, scappa via”.

Moratti, secondo lei, ha ancora la passione di un tempo?

Sicuramente sì, lui è un tifoso prima ancora che un presidente, e poi è nato con l’Inter, all’epoca c’era suo padre.

Però sul mercato, dopo il Triplete, ha fatto errori incredibili, come Eto’o rimpiazzato con Forlan e Zarate…

Sì, lì forse s’è voluto accontentare il ragazzo, visto che dalla Russia gli offrivano molti soldi, mentre l’Inter non ne ha nemmeno presi molti. Non è mai facile fare mercato, comunque, specie adesso, con l’Europa che ti guarda.

Ci crede al ritorno di Balotelli?

E’ una possibilità, non so quanto concreta.

 

Ma converrebbe all’Inter? Se nemmeno Mancini è riuscito a rimetterlo in riga…

Mario deve ancora maturare, speriamo che lo faccia quanto prima, sarebbe anche ora. Ma rimane un talento purissimo, come ce ne son pochi in circolazione.

 

In definitiva, cosa non ha funzionato quest’anno all’Inter?

Non c’è un motivo in particolare, sono cose che capitano dopo un ciclo vincente. Successe anche a noi dopo il ’67, per 3-4 anni non vincemmo nulla, poi ci riprendemmo. E’ che dopo che hai vinto tanto tutti giocano alla morte contro di te, vogliono batterti. Magari tu ti impegni pure al massimo, ma non ti riescono più le cose che facevi prima. E’ fisiologico.

 

Dal prossimo mercato che regali si aspetta?

Innanzitutto un grande centrocampista, uno che detti i tempi di gioco, alla Pirlo diciamo. Per il resto, quello che gli pare. Ai miei tempi si diceva: basta che hai buoni portiere, stopper, regista e centravanti. La dorsale di una squadra, in pratica.

 

Che prospettive ha quest’Inter per il futuro, immediato e non?

Per il momento, credo che possa lottare tranquillamente per il terzo posto. In estate, poi, bisognerà ricostruire, e non sarà facile. In tempi di fair-play finanziario, non è che puoi spendere 50 milioni come se niente fosse. Sarà fondamentale ricostruire una squadra che riesca a lottare per le prime posizioni. Non si può pretendere che rivinca tutto subito.

 

Si dice sempre che il calcio dei suoi tempi era più genuino: è così o si tratta di semplici luoghi comuni?

No, no, altrochè. Negli anni Sessanta c’era molta più passione. Agli allenamenti si arrivava un’ora prima e alla fine l’allenatore quasi ci doveva cacciare! 

 

Adesso come la vede?

Oggi i giocatori arrivano due minuti prima dell’inizio della seduta e poi scappano subito, a lavoro ultimato. Poi è chiaro, ci sono le eccezioni: prenda Zanetti, ad esempio. Lui avrebbe fatto bene anche ai miei tempi, sicuro: non fa mai le 3-4 di notte, si allena sempre al massimo, è unico. 

 

(Alessandro Basile)



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