FC Inter/ La squadra cresce, “mazzarriana” ma non troppo

- La Redazione

L’Inter allenata da Walter Mazzarri ha vinto 3-0 a Udine, campo storicamente difficile: un bel successo frutto di tendenze ancora non definitive ma promettenti per il futuro

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(INFOPHOTO)

Walter Mazzarri ci aveva abituato all’italiana, come si suol dire. Il suo Napoli esprimeva un gioco furbo, paziente e letale negli affondi. Uno stile adatto alle caratteristiche dei giocatori: la velocità di Hamsik e la totalità di Cavani erano una dote da 40 gol a stagione, da supportare con difesa solida e centrocampo pimpante nei suoi cardini (il trio svizzero, Gargano prima e gli esterni), ma non necessariamente incalzante. All’Inter sta succedendo qualcosa di diverso: nelle prime 11 di campionato la squadra ha mostrato un’anima “mazzarriana” (modulo, aggressività, fasce più coinvolte), ma un gioco per certi versi nuovo. Le indicazioni statistiche sono ancora parziali e non dicono tutto, ma qualcosa sì: i nerazzurri hanno il miglior attacco con 27 gol, e viaggiano ad una media di 2.4 a partita. Anche l’ultimo Napoli non aveva problemi realizzativi: nella stagione scorsa ha chiuso con più reti di tutti a quota 72. Sono altri numeri della nuova Inter a sorprendere: oltre al possesso palla medio (28’58”, il terzo del campionato) i tiri totali (15.3, secondo dato), la supremazia territoriale (minuti spesi all’attacco: 13’14”, terzo dato) e l’indice di pericolosità (65%, terzo dietro Roma -65.7- e Juventus -72.7) dicono che la squadra entra in campo per fare la partita, o quantomeno provarci senza aspettare troppo. Che per certi versi è una novità: delle squadre di Mazzarri si è sempre elogiata la compattezza arretrata e la capacità in contropiede. Qualità che l’Inter ha conservato ma inserito in un copione più ampio, che prevede soluzioni diverse. Paradossalmente la sconfitta più pesante della nuova gestione, a San Siro contro la Roma, è maturata nei tempi e nei modi dell’allenatore toscano, ma all’incontrario: i giallorossi hanno chiuso la propria metacampo e colpito con due-tre azioni veloci, per poi blindare magistralmente il caveau. Gli orizzonti interisti sono ancora sfuocati, non si capisce con esattezza dove può arrivare questa squadra; l’evidenza è che non è tutto contropiede quel che luccica: c’è per adesso anche dell’altro, c’è gioco d’attacco e un’efficacia che crescerà assieme agli interpreti. Giocatori come Guarin, Alvarez, Kovacic, gli stessi Jonathan e Nagatomo, sono in fondo portati ad offendere se adeguatamente stimolati: affinando le rispettive qualità -e chi meglio di Mazzarri per crescere?- l’Inter potrà assumere una fisionomia sempre più dominante. E questo può contare quanto due o tre acquisti azzeccati.

(Carlo Necchi)



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