Calciomercato Inter/ La pagella di metà stagione: cosa serve a gennaio?

- La Redazione

Quando mancano due giornate alla fine del girone di andata l’Inter si trova al quinto posto con 31 punti: la pagella di metà stagione e cosa dovrebbe arrivare dal calciomercato

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(INFOPHOTO)

Tempo di feste e di calciomercato che ricomincia: anche per l’Inter che vivrà la prima sessione di compravendite targata Erick Thohir. La base statistica su cui lavorare è la seguente: quinto posto a meno 5 dal terzo posto, ipotetico obiettivo d’inizio stagione; 8 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte per 31 punti, 18 in casa e 13 in trasferta, 37 gol fatti (secondo miglior atacco) e 21 subiti (sesta difesa). Dal calciomercato dovrebbero arrivare più giocatori, per rinforzare una rosa un pò carente a livello di alternative. Questo soprattutto considerando che Mazzarri tende a restringere le sue rotazioni: oltre ai cosiddetti titolatissimi c’è poco spazio. Thohir dal canto suo fa il misterioso: prima vendere poi comprare era slogan morattiano, i tifosi si aspettano altro ma è probabile che a gennaio il colpo sarà uno solo. Anzitutto serve trattenere Fredy Guarin, e se sarà ceduto rimpiazzarlo con un elemento all’altezza, quello che Nainggolan non sembra essere (ma non si sa mai: nel dubbio ok anche lui). Poi un altro esterno, perché Mazzarri non sembra fidarsi nè di Pereira nè tantomeno del giovanissimo Wallace, vero e proprio mistero della sessione estiva (trattato come un gioiellino ha visto pochissimo campo). L’attacco aspetta i progressi di Icardi e Belfodil, sarà importante non avere impazienza verso due giocatori che insieme superano di poco i quarant’anni. Al di là del calciomercato potrebbe servire cambiare modulo, passando ad un 3-5-2 più marcatamente offensivo.

Tutto considerato la valutazione è positiva: l’Inter ha mostrato entrambi i lati della medaglia, sorprendendo prima e rallentando poi, ma in fondo ha perso solo contro Roma e Napoli. I numeri esprimono potenzialità positive anche se non ancora del tutto chiare: qual è la vera Inter, quella col secondo miglior attacco o quella che non vince per un mese, come è successo prima del derby?

La squadra ha una sua identità e non è poco, vista le serie di sfortunati eventi da cui era reduce. L’Inter coinvolge molto le fasce, cerca (non sempre riuscendoci) di privilegiare la fase attiva e sa disporsi bene in fase difensiva.

I lavori sono ancora in corso e per certi versi è inevitabile. Spesso l’attacco rischia di diventare prevedibile perché la punta di ruolo è una sola, e se i centrocampisti si stancano le opzioni scarseggiano. Ciononostante l’Inter non fa fatica a segnare e solo contro la Roma è rimasta a secco. La qualità complessiva…

…della squadra è da migliorare: per questo servono il calciomercato e la santa pazienza, che se coltivata farà crescere i vari Rolando, Juan Jesus, Taider, Kovacic, Icardi, Belfodil. Attenzione anche alla difesa, in sofferenza contro attacchi in velocità.

Non fa (quasi) più notizia, ma merita la citazione. L’argentino dal canto suo ha confermato un salto di qualità, che lo rende la variante offensiva più importante della squadra, assieme a Guarin. Il derby ha dimostrato che senza Alvarez l’Inter fa più fatica a creare azioni d’attacco: Ricky ha saputo adattarsi al ruolo di centrocampista, accettando di sacrificarsi all’indietro ma riuscendo ad essere protagonista nella metacampo altrui. Se aggiungerà ulteriore costanza al suo rendimento diventerà un giocatore di primissimo livello. 

Il difensore continua a non convincere del tutto, ed anche l’esclusione dall’ultimo derby lo conferma. Forse deve ancora assimilare la difesa a tre, che aveva brevemente assaggiato l’anno scorso con Stramaccioni; in ogni caso l’affidabilità di Ranocchia non è totale (qualche errore di posizione in eccesso) così come la sua capacità di guidare il reparto. A 25 anni ha ancora margini per imparare e crescere, il suo futuro però è adesso: il girone di ritorno ci dirà se Ranocchia è un giocatore da Inter. E da nazionale.

Scontato ma inevitabile: quando si accende il croato entusiasma, perché mostra capacità da predestinato come il dribbling, la progressione, il passaggio a diverse distanze. Non bisogna mettergli troppa fretta come sta succedendo: non si possono spaccare tutte  le partite entrando al 60′. Però Kovacic deve farsi più cattivo soprattutto in zona gol, se non vuole restare un giocatore da Playstation, tutto numeri. Attenzione al ruolo: meglio non discutere troppo, uno come lui a bisogno “solo” di giocare; ma forse lo fa meglio a centrocampo, con qualcuno di sostanza a fianco, che da trequartista dietro una sola punta.

(Carlo Necchi)

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