INTER FC/ Javier Zanetti, il tendine d’Achille di un Capitano che tornerà in campo

- La Redazione

Il tendine d’Achille ha fermato a Palermo la carriera di Javier Zanetti, il capitano dell’Inter che ha già promesso che farà di tutto per tornare in campo per chiudere una carriera epica

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Javier Zanetti (Infophoto)

Palermo, domenica 28 aprile 2013. L’infortunio a Javier Zanetti fa crollare anche una delle ultime certezze rimaste ai tifosi interisti in questo campionato: qualunque cosa potesse succedere, il Capitano sembrava indistruttibile, un Highlander che non poteva essere fermato dagli avversari e dalla malasorte. Pur se meno straripante rispetto a qualche anno fa, il ragazzo di quasi 40 anni (è nato il 10 agosto 1973) ci deliziava ancora con alcune delle sue progressioni incredibili, con cui è in grado di lasciare sul posto avversari nati magari 15 o addirittura 20 anni dopo di lui. Invece, in un banale contrasto con Aronica in un quasi inutile Palermo-Inter di fine stagione, il piede sinistro è scivolato via e il dolore è stato tremendo. Subito si è capito che non si poteva trattare di un problema di poco conto (e quando mai quest’anno all’Inter lo sono stati?): le urla, le lacrime e le smorfie di un eroe indistruttibile valgono più di mille parole. Così, in serata è arrivato il verdetto: rottura del tendine d’Achille sinistro. Già, il tendine d’Achille: d’altronde, per fermare un Eroe bisogna colpirlo dove è vulnerabile, come l’Iliade ci ha insegnato sui banchi di scuola. Come l’eroe omerico non poté salvare la sua città dall’assedio greco, così anche il sempre giovane Zanetti deve salutare il campionato con anticipo. L’impatto è stato devastante: Andrea Stramaccioni quest’anno dovrebbe essere ormai pronto a tutto, ed invece… “Vederlo sdraiato sul lettino, nello spogliatoio, è stato un dolore per tutti, non solo per lui”. Quando crollano gli Eroi, non può essere una caduta normale. Oggi i giornali ricordano che già nel 2010 ‘Pupi‘ subì proprio a Palermo uno dei problemi più seri della sua carriera: una pallonata nelle parti basse che lo costrinse ad un breve stop. Riflettete: in una carriera lunga oltre 20 anni una pallonata era stato fino a ieri il secondo infortunio peggiore (solo nel 2005 ebbe un “vero” infortunio). Indistruttibile. Pallonate nei “gioielli” o talloni d’Achille, solo così si ferma il Capitano. Lo choc è grande: chi ha 18 anni non ha mai visto l’Inter senza Zanetti. L’elenco dei suoi record è lungo più o meno come un elenco telefonico (giocatore più presente e più vincente della storia della Beneamata, giusto per citare i due più importanti) e anche i suoi gol – pochi ma buoni – non sono mai stati banali, dalla finale di Coppa Uefa del 1998 al gol scudetto contro la Roma di 10 anni dopo.

Zanetti è l’Inter moderna, e il tributo è arrivato spontaneo anche dai grandi avversari – da Conte al Milan via Twitter, da Buffon a Totti – oltre da chi lo ha avuto compagno di tante battaglie. Prendiamo allora in prestito le parole di un certo José Mourinho: “Lui è preparato a tutto e lotterà per tornare”. La carriera di un Eroe deve finire a San Siro, salutando il suo pubblico al termine dell’ultima partita giocata. Lo ha già garantito lui stesso: “Vorrei fare almeno un’altra partita davanti ai miei tifosi. Spero più di una”. E allora, Capitano, l’appuntamento è già fissato: ti aspettiamo alla partita numero 846 della tua carriera in nerazzurro.

 

(Mauro Mantegazza)

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