JUVENTUS-INTER/ 1. Sospetti e veleni, ma la verità è quella di Camoranesi (visione bianconera)

La Juventus favorita da un complotto di palazzo? Improbabile: è molto più lecito pensare che le partite dei bianconeri siano viste attraverso una lente che distorce la percezione oggettiva.

02.11.2012 - La Redazione
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Tifosi della Juventus festeggiano lo scudetto 2012 (Infophoto)

La Juventus che vince all’ultimo respiro contro il Bologna arriva all’appuntamento più importante: la partita contro l’Inter. Siamo all’undicesima giornata: difficile che la partita sia decisiva, ma come si era detto in occasione di Juventus-Napoli può contare molto a livello psicologico. Intendiamoci: i bianconeri non perdono da 49 partite, quale incubo peggiore ci sarebbe per ogni tifoso della Vecchia Signora se non vedere la propria striscia interrotta dalla rivale più “odiata” del post Calciopoli, allo Juventus Stadium mai violato e con il divario in classifica che si ridurrebbe a un solo punto? Nemmeno il Belzebù che terrorizza i bambini sortirebbe un effetto più inquietante. Juventus-Inter al 3 novembre vale il ruolo di squadra più in forma del campionato, nulla di più; in termini stagionali sarà forse la sfida per lo scudetto, ma in realtà significa molto di più. Per i tifosi nerazzurri, la Juventus è il mostro cattivo che si è portata via scudetti non meritati (ma in cuor suo il popolo interista non può non sapere che certi tornei chiusi a 15 o 20 punti di distanza dai bianconeri non possono legittimamente essere considerati di appannaggio della Beneamata); per quelli juventini, l’Inter è il nemico che nel 2006 ha contribuito in maniera attiva a smantellare una squadra fortissima e un dominio in Italia, prendendosi titoli (e giocatori) che in condizioni normali non sarebbero mai arrivati. Ecco cos’è, innanzitutto, la partita di sabato: ma i livori sono ancora più antichi, vanno a toccare il rigore-non rigore Ronaldo-Iuliano, affondano le loro radici nel fallo multiplo su Buffon passato alla storia come Il gol di Toldo, hanno la loro consacrazione nel disastro Olimpico nerazzurro del 5 maggio, nello spettro di Poborsky e nell’esaltazione del Friuli in maglia nera, la stessa che oggi veste quel Paul Pogba che ha già segnato due gol pesantissimi. Ci si ricorda solo questo, più che Tudor che incorna una punizione di Nedved e corre per il campo sventolando la maglia o i due missili balistici di Seedorf che terminano la loro corsa sotto il sette. Juventus-Inter dunque è la storia di polemiche arbitrali infinite, ancor prima di una partita sul campo. Anche quest’anno non ci si è risparmiati: per tre stagioni il clima è rimasto calmo, per il semplice motivo che la lotta per lo scudetto non ha riguardato le due squadre contemporaneamente. Ora sì: e allora, l’episodio di Catania (spiacevole, va ammesso) non ha fatto altre che rinvedire dissapori fintamente sopiti. La domanda è: siamo tornati ai tempi pre-Calciopoli? A quando la Juventus veniva contestata per un gol nato da punizione a centrocampo battuta mezzo metro più avanti? Siamo davvero tornati alle partite della Juventus analizzate con il microscopio alla ricerca dell’ammonizione non comminata, del rigore presunto, della rimessa laterale invertita? Perchè di questo stiamo parlando, e non vale riesumare la figura di Luciano Moggi per giustificare i livori: se per i tifosi dell’Inter il processo alla Juventus, con tanto di retrocessione e smantellamento, si è basato sulla giustizia dovuta e sui fatti (quali siano poi, questi fatti, va spiegato: a oggi non sussistono prove concrete di alterazione di qualsivoglia risultato), allora adesso bisogna giudicare attraverso i fatti. Esempio: l’Inter batte 2-0 il Catania, sull’1-0 Guarin affonda nettamente Gomez in area. L’arbitro non fischia. Titoli del giorno dopo inneggianti a Cassano e alla squadra che continua a vincere. Una settimana dopo: la Juventus batte 1-0 il Catania, ma sullo 0-0 viene annullato un gol regolarissimo a Bergessio, prima convalidato e poi annullato anzi. Il giorno dopo si parla di scandali e sospetti, si dà risalto alle parole di Pulvirenti che chiede di rigiocare la partita (perchè mai?), in conferenza stampa Alessio e il suo staff vengono quasi minacciati dalla stampa locale. Tutto normale. Come? E attenzione: il punto non è nemmeno la singolarità della cosa (l’ormai stucchevole “Non si era mai visto”), alla quale tutti si sono appellati per spiegare la rabbia e le polemiche. No signori: spulciate nella vostra mente, e troverete il ricordo di titoloni stile “Ora basta” per gol annullati all’Udinese per fuorigioco minimi, o per gol fantasma con palla che in realtà aveva varcato la linea. Episodi accaduti sempre e ovunque (il pallone di Lampard in Germania-Inghilterra di sudafricana memoria era dentro di due metri), ma che quando favoriscono la Juventus assumono le proporzioni di una catastrofe. E, ripetiamo, il punto non è Calciopoli, non è il processo che ha sancito qualcosa: queste manifestazioni c’erano già, ci sono sempre state. Si parlò per una settimana del gol annullato a Fabio Cannavaro in Juventus-Parma del 2000, un fischio capitato altre mille volte: contatti in area, l’arbitro assegna punizione alla difesa, per caso la palla finisce in porta (tre secondi dopo), apriti cielo perchè si tratta della Juventus (parentesi d’obbligo: i bianconeri quello scudetto lo persero una settimana dopo su un campo forse indegno anche per una partita di calcio saponato). Riassumiamo il concetto: 

Se Inter, Milan, Roma, Napoli vengono favorite, si accetta che i direttori di gara siano uomini e possano sbagliare. Se a essere aiutata è la Juventus, c’è un disegno complesso alle spalle, volto a far vincere i bianconeri. Spiacente, ma non funziona così: questo porta solo ad ingigantire il tutto, a bollare come “macroscopico e voluto” il non sbandieramento sul gol di Vidal (sempre Catania) e a etichettare come “errore che capita” il fuorigioco non visto di Nagatomo che avvia l’azione del 3-1 contro la Sampdoria. Ormai il clima è questo: ci sono due pesi e due misure nel giudicare, ed è fin troppo ovvio che se la base di partenza, il criterio di giudizio, è diverso, il punto di incontro non si troverà mai. Un altro esempio? Il calcioscommesse. Conte, Pepe e Bonucci vengono deferiti per fatti avvenuti all’epoca in cui i tre erano tesserati per altre società, ma per certa stampa sotto l’occhio dei riflettori ci è finita la Juventus. Mesi dopo, Cannavaro e Grava sono indagati per omessa denuncia su partite del Napoli, quindi con i partenopei coinvolti: silenzio, quasi non si conosce il fatto. Non è un proclama, nè tantomeno un’accusa verso qualcuno: è una semplice constatazione dei fatti. Fatti che già sei anni fa Mauro Camoranesi era riuscito a sintetizzare in una singola frase: “Calciopoli? Quando giocavamo contro l’Inter, loro se la facevano sempre sotto”. Buon Juventus-Inter a tutti.

 

(El Merendero)

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