Juventus Fc/ Il pestaggio del capo ultrà Umberto Toia: connubio affari-tifoseria?

- La Redazione

Nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 dicembre, Umberto Toia, capo della del gruppo ultras Tradizione della Juventus, è stato assalito vicino al suo bar da un gruppo di uomini

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Che alcune tifoserie delle grandi squadre di calcio fossero protagoniste di guerre fratricide non era un mistero. A testimoniare quanto appena detto, basta andare a vedere cosa è successo a Torino nella sera tra il 23 e il 24 dicembre. Umberto Toia, gestore del bar Black&White e nota autorità della curva juventina, è stato assalito fuori dal suo locale da un gruppo di uomini: percosse e bastonate hanno lasciato il 46enne a terra privo di sensi ma tuttavia non in pericolo di vita in un gesto ben poco “natalizio”. Le autorità hanno già avviato le indagini e la pista di una spedizione punitiva sembra essere la più plausibile. Quello che si nasconde dietro questo spiacevole episodio è un vero e proprio giro di affari che vede come protagonisti i vari settori della curva juventina, ma non solo. Drughi, Fighters, Antichi Valori, Tradizione (il gruppo di Toia) sono tifoserie che agiscono come dei marchi aziendali nelle trasferte: sui loro siti infatti, vengono pubblicizzati pacchetti viaggio per andare a seguire i bianconeri lontano da Torino. Un giro di affari non indifferente per questi gruppi che mirano, il più delle volte, a ritagliarsi uno spazio privilegiato all’interno della curva allo Juventus Stadium per pubblicizzare il proprio operato anche  facendo ricorso alla violenza. D’altronde, non è la prima volta che Toia balzava agli onori delle cronache. Nel 2007, la Digos aveva ritrovato vicino al suo bar un arsenale di mazze, bastoni e manganelli mentre, alla fine della partita di Supercoppa italiana Lazio-Juventus 0-4 del mese di agosto di quest’anno, l’uomo era entrato in campo per i festeggiamenti della squadra alzando al cielo il trofeo. Ma come aveva fatto Toia a evadere la sorveglianza? Forse potremmo pensare a una sorta di collaborazione tra società e tifo, ma il problema andrebbe risolto all’interno di una revisione totale dell’accesso agli stadi in Italia.



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