Juventus-Real Madrid/ La Champions League, maledizione con tante cause e nessuna causa

- Claudio Franceschini

Juventus Real Madrid: ancora una volta i bianconeri perdno una finale di Champions League, la settima su nove tentativi. Difficile stabilire le cause di quella che è ormai una maledizione

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Il Milan sulle tracce di Gonzalo Higuain - LaPresse

La Juventus ha perso la finale di Champions League 2017. Il 4-1 subito dal Real Madrid fa malissimo: inutile girarci intorno, la sconfitta brucia per una serie di motivi. Ultimo dei quali, almeno per chi scrive, la possibilità di centrare il Triplete: quello sarebbe stato diretta conseguenza di un trionfo a Cardiff e, se ci pensate, vincere due trofei in stagione avrebbe avuto un peso specifico diverso se al posto della Coppa Italia fosse arrivata la Champions League. No, la sconfitta brucia per ragioni differenti.

Il risultato, va detto, non è mai stato in discussione perchè, quando è iniziato il secondo tempo, si è visto subito che il Real Madrid era entrato in campo in un altro modo e avrebbe concesso poco o nulla a una Juventus fino a lì ordinata e con più occasioni da registrare. Il 4-1 finale pesa, ma possiamo dire che sia giusto per quanto è accaduto dopo l’intervallo; è a questo proposito che la Juventus si deve interrogare. Cosa brucia allora, cosa è successo davvero?

Difficile spiegarlo, e forse non lo sa nemmeno Massimiliano Allegri: la squadra era rientrata alla grande in partita e almeno sulla carta aveva l’inerzia dalla sua parte, ma è come se negli spogliatoi abbia preso consapevolezza di avere ancora un tempo da giocare su quei ritmi, e sia subentrato come il timore del non sapere fino a che punto i giocatori ce l’avrebbero fatta. Poi ci si è messo l’episodio, un gol fortunoso di Casemiro; ha ragione Gigi Buffon nel dire che “gli episodi ci hanno girato contro”, ma è anche vero – come lo stesso portiere ha ammesso – che i bianconeri non hanno avuto la forza di andare oltre la sfortuna, e infatti su quel pallone messo fuori da Alex Sandro c’era solo il connazionale con la maglia viola, liberissimo di calciare.

La Juventus perde la settima finale su nove: sono numeri che devono far riflettere, ma che sono soltanto la punta dell’iceberg. Quando i bianconeri persero contro Borussia Dortmund e Real Madrid quasi tutti i giocatori della rosa odierna avevano meno di 10 anni: difficile trovare legami tra quella sconfitta e questa, complicato dire in generale che “la Juventus non ha la mentalità europea” perchè in finale bisogna arrivarci, e averne giocate sei nelle ultime 22 stagioni è tutto fuori che scontato (nessuno ne ha raggiunte di più in questo lasso di tempo, il Real Madrid ha lo stesso numero).

Sicuramente però quando si perde una finale bisogna interrogarsi, partendo da un dato: la stagione della Juventus è stata certamente meravigliosa e non scontata, ma le è mancata la partita più importante della stagione e derubricarla a “pazienza, si vince e si perde” può bastare fino a un certo punto. Però (e perciò), come spiegare le cause del rovescio di Cardiff? Forse l’unica spiegazione possibile è che il Real Madrid è stato superiore quando contava, forse però la vera causa è fisica: la Juventus è rimasta sulle gambe e si è visto chiaramente.

O forse la spiegazione sta nella scomparsa degli uomini chiave: Gonzalo Higuain e Paulo Dybala sono stati tra i peggiori in campo, ma senza i loro gol in semifinale e nei quarti non saremmo nemmeno a questo punto. Dice: le finali sono diverse ed è lì che si vede chi conta davvero. Vero, ma facciamo un esempio: nel primo tempo Mandzukic si è inventato un gol memorabile in un momento difficilissimo, nel secondo un errore scolastico ha spalancato le porte alla gloria del Real Madrid. Dove sta la verità?

Sul crollo fisico e mentale si può aprire tutto un libro a parte: Cristiano Ronaldo e Modric si riposano in quattro delle ultime nove partite di campionato (decisive, e il Real le vince tutte), Higuain e Dybala sono sempre in campo, magari conta zero o magari invece è un segnale di come la panchina spagnola sia più pronta e competitiva (e questo c’entra poco o nulla con il fatturato e le disponibilità economiche). Anche così, tuttavia, resta la sensazione che la Champions League fosse lì da prendere, ed è questo che fa più male ai bianconeri: averlo saputo per 45 minuti e dimenticato dopo l’intervallo.

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