MALORE CASSANO/ Il cardiologo Marzegalli (Osp. San Carlo): intervento semplice, ma sui tempi di recupero serve cautela… (esclusiva)

Che cosa è un “forame ovale pervio cardiaco interatriale”? Come si deve intervenire per risolverlo? E quali sono i possibili tempi di recupero? Ne abbiamo parlato con il dottor Marzegalli.

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Antonio Cassano (foto ANSA)

Il comunicato ufficiale pubblicato dal Milan sul proprio sito Internet a proposito delle condizioni di salute di Antonio Cassano parla di “sofferenza cerebrale su base ischemica” (per fortuna “di un’area cerebrale circoscritta che non ha determinato deficit neurologici persistenti”), causata da “un forame ovale pervio cardiaco interatriale”, che richiederà “un piccolo intervento di cardiologia interventistica (chiusura del forame ovale)”. Per capire di che cosa si tratta esattamente e che cosa bisogna fare per risolvere questo problema e tornare ad una vita normale, e possibilmente pure all’agonismo, abbiamo contattato un luminare della cardiologia, Direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione presso l’ospedale San Carlo di Milano, il dottor Maurizio Marzegalli. Innanzitutto, Marzegalli ci ha detto che “il forame ovale pervio cardiaco interatriale è un’apertura tra i due atri del cuore, che normalmente si chiude subito dopo la nascita. Quando ciò non succede, non è comunque necessariamente un problema. In rari casi, però, si possono verificare dei piccoli emboli che possono passare dall’atrio destro all’atrio sinistro saltando il filtro polmonare e da qui raggiungere il cervello, causando appunto il problema sofferto da Antonio Cassano”.

Serve quindi un intervento chirurgico per risolvere questa situazione?

Sì, anche se non è esattamente un intervento chirurgico. Non si interviene per via diretta (cioè non si apre il torace NdR) ma si entra con un catetere da un’arteria e si raggiunge il cuore. In cima al catetere c’è una specie di “ombrellino” formato da due dischi contrapposti, che viene posizionato e chiude il buco.

E poi si può tornare alla vita normale? E pure all’attività agonistica?   

Su questo, considerando pure che non conosco Cassano e quindi non posso dare indicazioni precise, sarei un po’ più cauto. Non è un intervento particolarmente impegnativo, ma richiede una terapia anti-coagulante successiva all’intervento per evitare il rischio di una nuova embolia, e questa può per lo meno rallentare il ritorno – se non a una vita normale, il che non dovrebbe costituire un problema – all’attività agonistica.

Insomma, ad Antonio Cassano poteva andare peggio, ma al momento non converrebbe azzardare tempi di recupero che non possono essere definiti in anticipo.

Forza Antonio, ti aspettiamo tutti in campo per tornare a farci divertire con i tuoi colpi di classe!

 

(Mauro Mantegazza)

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