CALCIOMERCATO/ Milan, il punto sull’operazione Guardiola: Pep è più vicino?

- La Redazione

Josep Guardiola allenatore del Milan dalla prossima stagione? L’ipotesi torna a prendere corpo: ecco perchè l’ex allenatore del Milan può davvero arrivare a Milanello dall’estate del 2013.

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Massimiliano Allegri (infophoto)

La pista Josep Guardiola? Non è definitivamente tramontata. E’ questo quello che arriva forte e chiaro da casa Milan, per bocca del suo amministratore delegato Adriano Galliani. Inequivocabile il senso delle parole rilasciate ai microfoni della RAI: “Guardiola non era una bufala giornalistica. E’ un allenatore che stimiamo molto e seguiamo. Poteva essere un’ipotesi di lavoro, ma non è detto che sarebbe venuto al Milan”. A Milanello c’è entusiasmo, come non accadeva da tempo: le quattro vittorie consecutive in campionato, la lenta ma decisa risalita verso il terzo posto e la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League autorizzano a sognare. Anche in grande, se è vero che la stagione è tutta in divenire e che Allegri, dopo un inizio traumatico e costellato dai fantasmi di un esonero mai avvenuto, sembra aver trovato la formula per la vittoria. Non una magia, anche se il 4-3-3 sembra tale, perchè di colpo la squadra ha trovato fluidità, gioco – siamo ai lavori in corso, ma si migliora a vista – e risultati, che è poi quello che conta. Come si colloca Guardiola in questo quadro? Semplice: l’ex tecnico del Barcellona è ancora il numero uno sulla lista dei rossoneri per la prossima stagione, quando Allegri verrà comunque salutato a meno che non faccia il colpaccio (che può voler dire solo due cose: lo scudetto o la Champions League in bacheca). In assenza di trofei, il livornese lascerà il Milan dopo tre stagioni, andando ad accasarsi non si sa dove; è chiaro che se hai allenato il Diaviolo e hai vinto uno scudetto non puoi certo accontentarti di formazioni dal profilo minore. La soluzione potrebbe essere il Napoli: Ciro Venerato ce ne aveva parlato (clicca qui per l’intervista esclusiva), pur se è difficile che si avveri la seconda parte del progetto, ovvero l’approdo di Walter Mazzarri in rossonero. Che Berlusconi avrebbe già Guardiola a libro paga se potesse è storia nota (clicca qui per l’intervista esclusiva a Massimo Brambati): se ne è fantasticato un’estate intera e se ne è costantemente parlato fino a novembre inoltrato. In data 7 novembre Luca Serafini ci aveva rivelato come a suo modo di vedere non sarà Pep il prossimo allenatore del Milan: discorso legato a un progetto che non avrebbe soddisfatto il tecnico più vincente degli ultimi anni (clicca qui per l’intervista esclusiva). Il punto è che adesso sono cambiate certe strategie in casa rossonera: le continue conferme di Allegri (a proposito: complimenti a Galliani, ha dimostrato di avere ragione) significano semplicemente che il Milan ha deciso di rimandare tutto a giugno, e che cambiare adesso sarebbe del tutto inutile oltre che dannoso (certo, a meno che la squadra non sprofondi in zona retrocessione, pericolo che sembra scongiurato). L’arrivo dei cinesi del Guangzhou, presenti nella persona del presidente Liu Jong Zhuo, è il preludio a operazioni in grande: l’espansione del marchio Milan in Oriente, l’accordo commerciale: tutto funzionale a un aumento delle entrate che porterà alla formulazione di un’offerta congrua al valore di Guardiola, che resta pur sempre un tecnico che ha portato il suo Barcellona a giocare il calcio più spettacolare del pianeta, abbinandovi titoli su titoli e facendo diventare Leo Messi una cosa simile a un marziano cui tutto è possibile. Poi c’è la seconda parte del piano: la linea verde. Guardiola nei suoi quattro anni da allenatore dei blaugrana ha lanciato tantissimi giovani della cantera: Piqué, Sergio Busquets, Pedro, Cuenca, Thiago Alcantara, Tello. Certo Barcellona è un mondo a parte in questo senso, ma quando alleni uno dei club più prestigiosi al mondo e ti privi di Ronaldinho, Eto’o e Ibrahimovic per far giocare dei diciottenni significa che il tuo modus operandi è piuttosto chiaro (per fare un esempio: Louis Van Gaal, che pure due campionati al Camp Nou li ha vinti, ha preferito far diventare la squadra una colonia olandese). Facile quindi arrivare all’altro capo dell’equazione e ipotizzare: se Guardiola arriva al Milan, vorrà avere carta bianca e possibilità di lavorare sui giovani. Detto fatto: “D’ora in poi acquisteremo solo Under 22”, Berlusconi dixit. Non basta? E allora diamo un’occhiata alla squadra attuale: le fortune del Milan poggiano in questo momento su due ragazzini del 1992, El Shaarawy e De Sciglio, in attesa di far sbocciare i talenti di Bojan Krkic (1990, a proposito di Barcellona: forse sarà l’unico non contento dell’arrivo di Pep) e Niang (1994). Con queste premesse Guardiola sarebbe perfetto per il Milan: certo non da questa stagione, ipotesi che era azzardata già mesi fa a causa dei costi che avrebbe comportato una separazione anticipata da Allegri (clicca qui per l’intervista esclusiva a Daniele Daino), ma sicuramente da giugno, quando anche la riduzione degli ingaggi potrebbe trovare un suo senso logico nel tentativo di “liberare spazio” all’allenatore (come succede nelle leghe professionistiche americane, con la differenza che in quel caso si tratta di una regola scritta e firmata).

E a questo punto la pista rossonera prevarrebbe anche su quella pur quotata del Manchester City, dove Guardiola andrebbe a riabbracciare due ex dirigenti del Barcellona (Txiki Beguiristain e Sorian Ferrer), cosa che aveva fatto pensare a un accordo imminente. La verità è che Pep non ascolterà offerte concrete fino al prossimo gennaio; sarà lì che forse ne sapremo qualcosa di più, anche se davvero Berlusconi stia pensando di affidargli il ruolo di direttore tecnico (clicca qui per l’intervista esclusiva a Nando Sanvito) e quindi l’allenatore sarà comunque qualcun altro (e qui ci si può sbizzarrire sugli eventuali nomi. La condizione senza la quale però tutto questo castello rischia di crollare è una soltanto: la qualificazione ai preliminari diChampions League. Senza la partecipazione alla coppa che Guardiola ha vinto due volte in quattro anni il Milan dovrà con tutta probabilità studiare altri progetti per il futuro. A meno che non sia una sfida ulteriore: prendere in mano una squadra fuori dal grande giro e portarla in due/tre anni sul tetto d’Europa. 

 

(Claudio Franceschini)



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