CALCIOMERCATO/ Milan, Caliendo: ecco perchè Pato e Robinho tornano in Brasile. Su Strootman dico che… (esclusiva)

- int. Antonio Caliendo

Il punto sul mercato invernale del Milan: ANTONIO CALIENDO commenta in esclusiva le cessioni imminenti di Pato e Robinho e il possibile arrivo di qualche rinforzo, da Balotelli a Strootman.

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(INFOPHOTO)

Due operazioni per gennaio sembrano chiuse: il viaggio di Adriano Galliani in Brasile ha portato i frutti sperati e le cessioni di Pato (Corinthians) e Robinho (Santos) sembrano cosa fatta. Era la prima priorità dei rossoneri: piazzare i due attaccanti che avevano manifestato la volontà di tornare in patria dopo la loro esperienza in Italia. Con il senno di poi si può dire che i rossoneri avrebbero potuto guadagnare molto di più se avessero chiuso l’affare Pato-Paris Saint Germain lo scorso inverno, ma i 15 milioni che il Timao verserà nelle casse del club sono comunque un bel tesoretto, considerati tutti i problemi fisici del Papero. Per Robinho probabilmente ne arriveranno altri 10; il problema è che adesso il Milan si ritrova con due attaccanti in meno, e la seconda parte di stagione incombe. In serie A bisogna tentare la risalita verso il terzo posto (lo scudetto appare francamente impossibile, visti i 17 punti di svantaggio dalla Juventus), mentre in Champions League c’è il Barcellona agli ottavi di finale, un’impresa semi-disperata ma nella quale i rossoneri non partono certamente battuti, perchè tutte le partite si devono comunque giocare. E magari potrebbe arrivare qualche aiuto: con 25 milioni nelle casse il Milan potrebbe rivolgersi a qualche squadra nel tentativo di portare a casa giocatori interessanti da inserire in rosa. La domanda è: chi? C’è sempre il nodo Balotelli: l’attaccante del Manchester City piace, ma costa molto e ha un ingaggio elevato, che mal si sposa con la politica di taglio e riduzione impostata dal Milan. Lo stesso dicasi per Didier Drogba, ma ci sono altri nomi che potrebbero fare comodo ai rossoneri. La domanda principale ad ogni modo è un’altra: Galliani reinvestirà i soldi ricavati dalla cessione di Pato e Robinho? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Caliendo, uno dei primi procuratori in Italia (se non il primo), grande esperto di mercato. Ecco le sue parole, in questa intervista esclusiva rilasciata a Ilsussidiario.net.
Il Milan incasserà circa 25 milioni di euro dalle cessioni di Pato e Robinho: saranno reinvestiti per arrivare a Balotelli? Non penso tanto a Balotelli che è un investimento costoso; penso che ci siano giocatori in Sudamerica, dove peraltro Galliani si trova, che potrebbero fare comodo al Milan. Tutto sta a queste due cessioni, che mi sembrano abbastanza vicine; Robinho già dall’anno scorso ha manifestato nostalgia per il Brasile, ma il motivo principale è un altro. 
Quale? Tra due anni ci sono i Mondiali in Brasile, e tutti i big vogliono partecipare: di conseguenza, molti grandi calciatori stanno cercando di tornare in patria per essere più “visibili” e avere più spazio nelle rispettive squadre. 
Mi parlava di sudamericani utili per il Milan: qualche nome? No, non mi permetto di sostituirmi alle persone preposte al mercato delle varie società. E’ un problema loro, io posso limitarmi a dare giudizi su qualche nome che eventualmente lei mi vuole fare…
Gliene faccio due: Felipe Anderson e Arouca del Santos. Utili per gennaio? No, a gennaio no. 
Come mai? Quando io porto un brasiliano o un giocatore da un altro continente o da un altro Paese, devo sempre andarci calmo; deve prima prendere conoscenza nell’ambiente e inserirsi nel gruppo. Ci sono tanti fattori da prendere in considerazione, e che fanno sì che il calciatore in questione abbia bisogno di due o tre mesi per ambientarsi. A gennaio si prendono giocatori per altri motivi. 
Ovvero? Se si ha bisogno di utilizzarlo subito, avere il massimo del rendimento già a gennaio. Altrimenti, meglio aspettare a giugno.
In questo senso può essere utile il nome di Strootman?

Sì, Strootman è un buon giocatore che sicuramente può dire la sua in Italia. Ma dico una cosa: stiamo parlando di un ruolo per il quale l’allenatore deve conoscere bene la mentalità e il modo di stare in campo del giocatore. Oggi purtroppo non è più come una volta, quando si aveva il numero 10, gli si faceva fare la mezzala e fine della storia. 

Oggi come funziona? Bisogna essere polivalenti; in una stessa partita magari si cambiano anche tre schemi. Al giorno d’oggi non è per niente facile scegliere un giocatore.

 

(Claudio Franceschini)

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