SORTEGGIO CHAMPIONS LEAGUE/ Barcellona: formazione, giocatori e tattica della squadra spagnola

- La Redazione

Il Barcellona è una delle squadre da evitare nel sorteggio dei quarti di finale di Champions League: sono i campioni in carica, e come sempre fanno paura. Scopriamone i segreti.

Fabregas
Cesc Fabregas, cresciuto nel Barcellona, tornato quest'anno dopo gli otto anni a Londra (Infophoto)

Una schiacciasassi, ecco cos’è il Barcellona. Una squadra che dal 2005 a oggi ha raggiunto almeno la semifinale di Champions League in sei occasioni su sette, tre volte è giunta in finale (2006 contro l’Arsenal, 2009 e 2011 contro il Manchester United), tre volte ha vinto la Coppa. E’ campione in carica, ha in bacheca quattro trofei (l’altra nel 1992, finale vinta contro la Sampdoria), negli ultimi anni sbaglia raramente le partite che contano anche nei periodi che sembrano “no”: tutto questo è il Barcellona. In un concetto riassuntivo, la squadra da evitare a tutti i costi nel sorteggio di domani insieme all’altra spagnola, il Real: ma i blaugrana, a parità di condizione fisica, non hanno eguali come tipo di gioco, capacità di annullare l’avversario e facilità nell’arrivare in porta con il pallone.

Il Barcellona in questa Champions League ha già incrociato il Milan: nel girone eliminatorio ha pareggiato 2-2 al Camp Nou con pareggio rossonero nel recupero, e poi è andato a espugnare San Siro per 3-2. Cinque vittorie e un pari nel gruppo iniziale, poi gli ottavi con il Bayer Leverkusen: 3-1 alla BayArena, addirittura 7-1 a Barcellona, con Messi che stabilisce il record di gol per gara singola di Champions League: 5. Vanno peggio le cose in campionato: i blaugrana sono a 10 punti dal Real, con il secondo posto blindato (+15 sul Valencia), ma molto vicini a perdere la Liga dopo tre anni di dominio. In Coppa del Re il Barça è in finale: se la giocherà contro l’Athletic Bilbao. 

L’abbiamo visto anche in Italia: è venuto a chiudere la carriera nel Brescia di Roberto Baggio, e ne ha ricevuto in dote un ottimo italiano. Josep Guardiola è l’allenatore che oggi tutti vogliono avere, nel club che tutti vorrebbero allenare. Una carriera da calciatore in blaugrana come regista del Dream Team di Cruyff con Champions League sollevata a Wembley, poi l’inizio da allenatore nelle giovanili del Camp Nou. Nel 2008 il grande salto, chiamato a sostituire Rijkaard che in cinque anni ha vinto – quasi – tutto: parte con il triplete 2009, a dicembre completa l’en plein con sei titoli su sei trofei nell’anno solare, a oggi nel suo palmarès porta scritto 13 vittorie: 3 campionati, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe Europee, 2 Mondiali per Club. Un mostro, che proprio in questi giorni sta per decidere di legarsi al Barcellona per almeno un altro anno.

Il solito 4-3-3: dagli anni 70, dall’avvento di Rinus Michels sulla panchina blaugrana, il Barcellona fa del tiqui-toqui, del possesso palla, del pressing alto e del movimento “a blocchi” il suo credo. Quest’anno Guardiola ha dato ancora più peso offensivo ai suoi 11. Davanti a Victor Valdes giocano Dani Alves, Pique, Puyol e Adriano: Abidal purtroppo, è notizia di oggi, dovrà sottoporsi a un trapianto di fegato. Sembrava aver vinto il suo male, e invece deve nuovamente fermarsi. A centrocampo tutta la più grande qualità del mondo: Xavi, Sergio Busquets e Iniesta formano una linea mediana impressionante, fatta di possesso palla, geometrie impossibili, interdizione, movimento, arte al potere. E pensiamo che c’è un tipetto come Thiago Alcantara in panchina… Davanti, basterebbe dire Messi per aver fatto del Barcellona l’attacco più devastante sul pianeta. Ma no, c’è anche Fabregas, e c’è Sanchez, anche se il lento recupero dell’ex Udinese fanno salire le quotazioni di Pedro, ma anche quelle di Cristian Tello, che appare già pronto a palcoscenici importanti: sarebbe l’ennesimo giovane canterano ad esplodere sotto la guida di Guardiola. Ma al di là degli uomini conta il gioco: il Barcellona stordisce con il possesso palla, attacca alto per recuperare subito il pallino del gioco, fa girare i suoi uomini senza dare riferimenti, poi lancia in verticale e trova la porta. Chiunque giochi sa cosa deve fare: è questo il segreto blaugrana.

Sono tutti – o quasi tutti – innalzabili allo status di stelle, ma possiamo davvero andare in una direzone che non sia quella di Lionel Messi? Nel 2000 il Barcellona lo preleva dal Newell’s Old Boys, lo cura dalla malattia che gli impedisce il naturale sviluppo fisico e da lì in poi ci guadagna tutto: Messi vince 18 trofei in blaugrana, prima come sparring partner di lusso di un certo Ronaldinho, poi – dal 2008 – ereditandone la maglia numero 10. E’ Guardiola a capire che il talento di Messi va liberato da alchimie tattiche: Pep lo mette al centro dell’attacco, libero di muoversi a piacimento in mezzo al campo, di partire in progressione, di spaccare le difese. E’ la svolta: segna 23 gol in campionato, poi 34, poi 31, quest’anno ne ha già 30; supera le 200 reti in maglia blaugrana, ed è a meno cinque dal record assoluto di Cesar Rodriguez che regge dal 1954. Tutto questo a… 24 anni. Già. Da dire ci sarebbe tanto, troppo, anche del fatto che invece con la maglia dell’Argentina il rendimento non è lo stesso: ma Messi lo conosciamo tutti. E, particolare non da poco, Messi non si ferma: devi sperare che non sia in giornata.

 Ovviamente Messi: cinque gol in una partita non sono cosa da tutti i giorni. E poi Fabregas, Xavi e Iniesta, Dani Alves: ovvero, tutti gli uomini chiave dei blaugrana. Anche perchè gente come Xavi e Iniesta va raramente fuori condizione, anche se Don Andrés ad esempio non è nuovo a qualche infortunio.

 Quest’anno Puyol ha iniziato a sentire tutto il peso dei suoi quasi 34 anni. Il capitano del Barcellona tira la carretta in prima squadra dal 1997 e sta cominciando a pagare la fatica di mille battaglie. Piqué non ha certo problemi di “anzianità”, eppure ultimamente ha fornito prove non esattamente convincenti. Strano, perchè parliamo di uno dei centrali più forti al mondo. Attenzione però, perchè i blaugrana hanno in panchina Mascherano, che in quel ruolo si è ricostruito una carriera.

 Oltre a quest’anno, il Milan ha un ricordo fantastico del Barcellona: Atene, maggio del 1994, finale di Coppa dei Campioni: 4-0 contro il Dream Team di Johann Cruyff, con gente come Romario e Stoichkov (e Guardiola) in campo. Due anni prima la finale l’aveva vinta il Barça, battendo la Sampdoria a Wembley con una punizione bomba di Ronald Koeman nei tempi supplementari. Più recenti gli incroci con l’Inter: nel girone del 2009/2010 i blaugrana si imposero 2-0 al Camp Nou per poi pareggiare 0-0 a Milano, ma poi in semifinale Mourinho si vendicò: vinse 3-1 in casa e in 10 resistette al Camp Nou, perdendo solo 1-0 e guadagnandosi la finale di Madrid, poi vinta. 

 

Victor Valdes; Dani Alves, Piqué, Puyol, Adriano; Xavi, Sergio Busquets, Iniesta; Fabregas, Messi, Sanchez. All. Guardiola

 

Altri giocatori: Mascherano, Fontas, Thiago Alcantara, Keita, Afellay, Pedro, Cristian Tello, David Villa

 

Cannonieri Champions League: 12 Messi, 4 Pedro, 3 David Villa, 2 Cristian Tello, 2 Sanchez, 1 Fabregas, 1 Iniesta, 1 Montoya, 1 Sergi Roberto, 1 Xavi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori