MILAN-GENOA/ Eranio: Milan favorito, ma i pronostici nel calcio… (esclusiva)

- int. Stefano Eranio

STEFANO ERANIO, ex centrocampista di Milan e Genoa, ci presenta la partita di domani, soffermandosi poi sulla situazione che i due club vivono: la rincorsa alla Juventus e la lotta salvezza.

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Sulley Muntari (Infophoto)

Questa sera alle ore 18 si gioca Milan-Genoa, primo anticipo della 33esima giornata di serie A. Sulla carta, poco da dire: il Milan, secondo con 67 punti, ha il miglior attacco del campionato; il Genoa, quartultimo a quota 36 e pericolosamente in bilico, ha la retroguardia più battuta dell’intera serie A. Risultato scontato? Non la pensa così Stefano Eranio, ex centrocampista delle due squadre (8 anni in rossoblu prima di andare a vincere tutto al Milan), pur riconoscendo ai rossoneri l’ovvio di status di favorita. La partita vale tantissimo per entrambe le formazioni: il Milan insegue la Juventus e sa che non può più sbagliare dopo la sconfitta contro la Fiorentina, perchè un passo falso significherebbe molto probabilmente consegnare lo scudetto ai rivali. Dall’altra parte il Genoa, reduce da due pareggi contro squadre certamente non irresistibili, vede il Lecce avvicinarsi sempre di più e ha un bisogno disperato di punti. Ecco allora quello che Eranio pensa del match e delle due squadre, nell’intervista esclusiva rilasciata a ilsussidiario.net:

NDR: La partita è stata rinviata su decisione della FIGC a seguito della morte di Piermario Morosini.

Milan-Genoa, miglior attacco contro peggior difesa: storia già scritta, o non è così?

Sai, nel calcio è sempre difficile fare un pronostico, anche perchè ci sono molte cose che possono influire sulla gara. E’ certo che il Milan parte favorito: gioca in casa, e ha già fatto un passo falso interno contro la Fiorentina; non può farne un altro, altrimenti significherebbe consegnare lo scudetto alla Juventus e buttare via un’annata.

Il Milan gioca ancora prima della Juventus: a livello psicologico, quanto conta questo?

Il fatto di non poter sbagliare, e giocando prima, è un’arma a doppio taglio: senti la pressione di non poter sbagliare, però se fai risultato hai un minimo di vantaggio, se così lo possiamo chiamare, e metti pressione a tua volta alla Juventus.

Il Genoa che partita deve fare per avere una possibilità?

Per caratteristiche, il Genoa è un po’ compassata, a centrocampo e in difesa e non ha grande velocità, ma nemmeno davanti: Palacio è un grandissimo giocatore ma non ha le caratteristiche da sprinter, e così Gilardino. Questi sono handicap che contro squadre di alto livello ti fanno incontrare problemi. Per di più, c’è la pressione di dover comunque fare risultato. 

Infatti: lo spettro della retrocessione incombe…

E forse, insieme alla Fiorentina, il Genoa è la squadra che sta peggio; però la Fiorentina ha un punto in più, perciò chi sta davvero peggio è il Genoa, anche perchè il Lecce sta continuando a mettere pressioni a tutti quanti. Il Genoa rischia tantissimo, perchè chi rincorre alla fine sta sempre meglio, e ottiene risultati come quello del Lecce a Catania.

C’è secondo lei un problema particolare per questa situazione? Guardando la rosa, sembra impossibile che il Genoa sia quartultimo…

E’ certo che quando c’è una situazione simile si è sbagliato qualcosa: i buoni giocatori ci sono, ma come caratteristiche la squadra, come ho detto prima, è molto compassata. Tecnicamente la formazione è valida, e quindi dovresti ottenere qualche vantaggio; ma quando costruisci una rosa che ti dia qualcosa in più e poi ti ritrovi invischiato in zone pericolose, vai ancora più in difficoltà perchè non hai caratteristiche precise per mettere in difficoltà l’avversario. 

Davanti, ad esempio, segna solo Palacio o quasi…

E per fortuna che è rimasto, perchè doveva andare all’Inter; lui è quello che tiene a galla il Genoa, e vederlo andare via sarebbe stato sicuramente rovinoso. Insomma, mancano i gol di Gilardino: si pensava che potesse sopperire a questo problema, ma non è stato così.

Giusto far tornare Malesani, o sarebbe stato meglio continuare con Marino?

Io personalmente avrei continuato da subito con Malesani: penso sempre che un allenatore ottiene qualcosa, facendo un lavoro specifico, da metà campionato in su. Se non gli si dà tempo di arrivare a metà campionato, diventa difficile vedere i progressi della squadra, perchè i progressi di solito si vedono soprattutto da metà a fine stagione. Ci vuole tempo per capire come interpretare il calcio proposto e farlo assimilare, ma se non gli dai tempo… poi cambi allenatore, e quello nuovo ha ancora meno tempo per proporre la sua idea…

Quindi esonero di Malesani affrettato, in dicembre?

Io sono sempre dell’idea che a un allenatore bisogni far firmare un anno di contratto e dargli il tempo di poter costruire qualcosa, dall’inizio alla fine; se poi il lavoro piace lo si conferma. Due anni sarebbero perfetti: non sempre, al primo anno, un allenatore riesce a prendere i giocatori che vuole per impostare la squadra, quindi un anno di tempo e poi colmare quelli che sono stati i problemi precedenti. Io però parlo da allenatore, quindi remo un po’ dalla parte dei colleghi (ride, ndr); ma è vero che spesso e volentieri vengono criticati, ma non gli si dà nemmeno il tempo di lavorare.

Chiudiamo con la lotta scudetto: calendario alla mano, il Milan può realisticamente pensare di vincerle tutte?

Potenzialmente ne avrebbe l’opportunità, se riuscisse a far rientrare tutti gli infortunati e avesse la possibilità di allenarsi settimanalmente con una rosa accettabile. Un allenatore dovrebbe sempre mettere in campo la miglior formazione possibile, e quella si vede attraverso gli allenamenti e con un po’ di sana rivalità tra i giocatori che si contendono la maglia. Però…

Però?

Guardando l’ultima partita, mi viene da dire che non ce la fa. Abbiamo visto un Milan molto stanco, sulle gambe, e poi Ibrahimovic, che è quello che può fare la differenza, è in una situazione di apatia in questo momento; si spera che possa fare il miracolo, anche se poi in realtà dipende tutto dalla Juve, e la Juventus di adesso fa paura e per come sta giocando meriterebbe il successo, anche se devo dire che lo scontro diretto ha lasciato il segno, perchè il gol non dato a Muntari potrebbe davvero rivelarsi determinante per lo scudetto.

In fondo il Milan avrebbe due punti in più e la Juve uno in meno: cambierebbe tutto…

E’ quello. Dispiace per questo, perchè comunque è giusto dare i meriti a Conte per il lavoro che ha fatto: sta facendo un grande lavoro, la squadra gioca benissimo e soprattutto gioca ogni partita come Conte ha in mente. Conte ha trovato un organico che sta eseguendo gli ordini, e lo sta facendo nel migliore dei modi. Però è vero che il Milan è stato penalizzato in quella partita: ti dico, a Catania il gol-non gol di Robinho era difficile da vedere e si poteva anche non dare, ma quello di Muntari è assurdo che non si sia visto.

 

(Claudio Franceschini)

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