TROFEO BERLUSCONI 2012/ Milan, lavori in corso e rinforzi necessari

Il Milan perde il Trofeo Berlusconi e mostra tutte le lacune tattiche e tecniche che già si erano prospettate. Montolivo male come playmaker, si salvano Robinho e Constant, abulico Pato.

20.08.2012 - La Redazione
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Foto Infophoto

Dopo la scoppola rimediata dal Milan a New York (1-5 dal Real Madrid), ieri sera è arrivata un’altra sconfitta, più lieve nel risultato ma certo altrettanto netta e dolorosa nei fatti. Il 2-3 con cui i rossoneri hanno ceduto alla Juventus nel Trofeo Berlusconi suona come una serie di campanelli di allarme nelle orecchie di Galliani e Allegri. Certo, nessuno ha fatto proclami di scudetto o vittoria della Champions League – e ci mancherebbe – ma quello che preoccupa è come il Milan, a meno di una settimana dall’inizio del campionato, sia un cantiere del tutto aperto, con Allegri che sta ancora cercando di capire come utilizzare al meglio i suoi uomini e uno schema che oscilla tra il classico 4-3-1-2 e un 4-3-3 sullo stile del Barcellona che ha punto davvero poco. Per ora, i rossoneri convincono poco, e in questo senso avevano forse illuso troppo le due vittorie consecutive contro Schalke 04 e Chelsea. La Sampdoria incombe, e poi ci sarà l’esordio in Champions League: vediamo come arriva il Milan all’inizio della stagione ufficiale, reparto per reparto.

In porta, Abbiati resta la garanzia: Amelia ha fatto bene in precampionato, ma è destinato alla panchina ed è giusto così. Il resto scricchiola non poco: Abate oltre a farsi male ha dimostrato un ritardo di condizione notevole (ma in assoluto non si discute), mentre dall’altra parte Antonini ha confermato che il Milan deve necessariamente rinforzarsi con un terzino, anche perchè De Sciglio non può essere il salvatore della patria (ieri sera gara ordinaria). Al centro ci sono i problemi maggiori: se il migliore è Mario Yepes, 36 anni, non c’è molto di cui ridere. Zapata è parso appesantito e statico, lontano parente dello scintillante centrale dell’Udinese, Acerbi e Bonera nemmeno hanno giocato, Mexès è sul piede di partenza. Perdere Thiago Silva e Nesta in un sol colpo non è cosa da tutti i giorni e si sapeva che sarebbero stati tempi duri, ma qualche milione su un centrale affidabile lo investiremmo. A meno che non esploda, appunto, Zapata; ma oggi è un punto di domanda.

Le note migliori vengono da qui, anche se va registrato che il Milan ha un disperato bisogno di un playmaker. Montolivo non è piaciuto: tanto impegno, pochi frutti. Non ha il passo per essere un regista basso, aveva ragione Allegri che lo vedeva interno. Sahin sarebbe davvero l’ideale: ci vuole un giocatore che si faccia consegnare palla, alzi la testa e comandi il gioco. Continuare a rivangare la cessione di Pirlo è sbagliato, giusto sarebbe invece porre rimedio, anche perchè il Van Bommel che ci aveva messo una pezza lo scorso anno non c’è più. Il resto ha più o meno funzionato: Nocerino, entrato nella ripresa, ha vivacizzato il gioco. Non segnerà 10 gol in assenza di Ibrahimovic, ma resta un elemento ormai rodato e validissimo. Si spera lo sarà anche Constant, le cui fiammate continue sono l’aspetto più positivo della serata. Male, davvero male, Flamini, soverchiato da Marchisio, anonima la prestazione di Emanuelson che fluttua tra le linee ma combina poco. Bakaye Traoré per ora resta un oggetto misterioso, difficile pensare che il ritorno di Kakà possa risultare decisivo. Ad ogni modo, gli interni di centrocampo ci sono e funzionano: il problema resta l’impostazione.

 Robinho sarebbe dovuto partire: ha cambiato numero, ed è rinato. Ottima la sua prestazione contro la Juventus, fatta di gol (facile facile il primo, rigore il secondo ma se l’è procurato), continui tagli e corse: da solo ha tenuto in apprensione la difesa avversaria. Peccato sia stato il solo a funzionare: nel 4-3-3 di partenza nè Emanuelson nè tantomeno Boateng hanno trovato le misure. Il ghanese girava a vuoto, incapace di capire dove posizionarsi e in breve tempo fuori dal gioco. Per non parlare di Pato: sulla carta sarebbe dovuto essere il più in forma vista la partecipazione alle Olimpiadi, invece il Papero non si è mai visto in tutto il secondo tempo (è anche vero che gli sono arrivati pochi palloni). Cassano, addirittura, era a Genova: cessione vicina? In generale, il reparto offensivo del Milan ha dato la netta sensazione di essere decisamente spuntato senza la presenza di Ibrahimovic: forse si era creata l’abitudine al “ci pensa lui”, per cui ora non ci sono contromisure efficaci, quantomeno non subito. Se arriverà Pazzini (o Matri, o Bendtner che parte della stampa inglese “spinge” in rossonero) sarà sicuramente un miglioramento, perchè una prima punta che faccia da riferimento serve come il pane: il Milan non ha i giocatori per lo schema con il “falso nove”.

 Allegri appare confuso: dopo aver cambiato nove titolari ed essere stato ripreso da Galliani, stavolta ha imparato la lezione, ma così facendo ha lasciato in panchina Acerbi e Bonera, rinunciando a provare qualche coppia difensiva in più. Ha sbagliato la mossa di Montolivo playmaker ma valeva la pena tentare (le amichevoli servono a questo), davanti non è piaciuto lo schema simil-Barcellona, che ha tolto peso all’attacco. In generale, sembra arrabattarsi anche lui alla ricerca di una soluzione che per il momento non possiede, probabilmente lui stesso era abituato alla formula “palla a Ibra ed è gol”.

 

(Claudio Franceschini)

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