Calciomercato Milan/ I passi dell’amore (rossonero) nel cammino di Ricky “il giovane”

- Christian Pradelli

Riccardo Saponara non ha giocato molti minuti ufficiali da quando è al Milan: Christian Pradelli valuta il momento del ventiduenne trequartista, uno dei migliori Under 23 italiani

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Riccardo Saponara, 22 anni, trequartista del Milan (INFOPHOTO)

Vedere e vivere in ambienti che avevi potuto ammirare solo in televisione mi ha trasmesso sensazioni particolari. Lì ho capito che il Milan è il top in Italia e in Europa. Quel giorno mi sono riempito di orgoglio e avvertito la realizzazione di un sogno che mai mi sarei immaginato di realizzare qualche settimana prima”. Quel giorno era l’11 gennaio, quasi un anno fa: Riccardo Saponara varcava per la prima volta i cancelli di Milanello, non un centro sportivo a caso, bensì il centro dove, fino a quattro anni prima, si allenava il suo idolo, Riccardo Kakà. Una preferenza che nell’intervista esclusiva di SpazioMilan.it all’ex Empoli, la prima dopo l’ufficialità del suo passaggio in rossonero datata 4 aprile, era parsa più che chiara: sarebbe stato pronto a tutto, una volta vestita la casacca del cuore. Si sente trequartista, ma anche mezz’ala se fosse tornato l’omonimo da Madrid. Ebbene, a poco più di dieci mesi di distanza, il Ricky dei “Certi amori non finiscono…” è tornato, oggi come oggi sembra più possibile vederlo da regista “alla Pirlo” e Saponara si è tolto la soddisfazione di segnare il suo primo gol in maglia rossonera accanto al beniamino di sempre. Una storia da Milan, c’è poco da dire: una storia che riconcilia il tifoso, sempre più confuso, con la passione sempre più vera. Lo dicono tutti: Riccardo, il “giovane” è umile, attento, educato, fin troppo timido in uno dei mondi sportivi più smaliziati e carichi di tentazioni. “Ho incontrato Riccardo nel gennaio del 2010, mentre frequentava la scuola – spiegò pochi mesi fa sempre a SpazioMilan.it il suo mental coach Roberto Civitarese -, si divertiva e giocava nell’Empoli. Sentiva di non riuscire a dare il massimo e così è nato il nostro contatto. Non mi sembra poco…“. Una chiosa quantomeno enigmatica, che Civitarese ci decriptò immediatamente: “Rivolgersi a un mental coach quando si è così giovani è una dimostrazione di serietà e lucidità sui propri obiettivi futuri“. I primi tre, per ora, sono stati già raggiunti: giocare nel Milan, giocare con Kakà, segnare il primo gol in rossonero. Riccardo ha classe, non ci sono dubbi: sarà importante non mettergli fretta nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, permettergli di crescere e di mostrare a tutti, step by step, il potenziale a sua disposizione. “È un giocatore di grande avvenire. Ovviamente sarà da valutare l’impatto con una grande realtà come il Milan. Ha qualità tecniche indiscusse, dovrà dimostrare personalità“: parole e musica di Bepi Pillon, suo allenatore all’Empoli nella stagione 2011/2012, a dimostrazione che nessuno, ma proprio nessuno abbia risparmiato di proposito commenti lusinghieri sul classe ’91. Se poi le origini romagnole non dovessero mentire (Ricky è nato a Forlì e gli esempi vincenti di connubio Milan-Romagna si sprecano), abbiamo tutti gli elementi a disposizione per credere che il destro chirurgico di Berna possa essere solo il primo di una lunga, lunga serie.



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